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Visualizzazione dei post da agosto 9, 2026

Approfondimento: Jimi Hendrix

Hendrix, ponte verso il jazz Jimi Hendrix non era un jazzista. La sua musica nasce dal blues, dal rhythm and blues, dal soul e dal rock. Eppure, per chi proviene dalla chitarra elettrica, Hendrix può essere uno dei ponti più efficaci verso il jazz. La ragione non sta soltanto nella sua tecnica. Hendrix insegna ad ascoltare il fraseggio, l’improvvisazione, il groove, il timbro e soprattutto l’interazione fra i musicisti. Con lui l’assolo non è più soltanto una dimostrazione collocata sopra un accompagnamento. Diventa una risposta a ciò che il gruppo sta facendo. Il passaggio verso il jazz non avviene quindi per somiglianza stilistica. Avviene attraverso una trasformazione dell’ascolto. Una breve storia James Marshall Hendrix nacque a Seattle il 27 novembre 1942. Fu in gran parte autodidatta e sviluppò una relazione con la musica fondata sull’ascolto, sulla memoria e sull’esplorazione diretta dello strumento. Prima del successo lavorò come chitarrista nel circuito rhythm ...

Approfondimento:la musica brasiliana

Oltre il progressive rock: le tradizioni popolari che conducono alla musica colta e al jazz Il progressive rock è probabilmente il percorso più compatto per avvicinarsi contemporaneamente alla musica colta e al jazz. In uno stesso repertorio mette insieme forme estese, contrappunto, improvvisazione, metri irregolari, armonie complesse, orchestrazione e ricerca timbrica. Ma non è l’unica strada possibile. Alcune tradizioni popolari, combinate con la musica da film, possono offrire un percorso altrettanto completo e forse più accessibile a chi non ama il suono delle chitarre elettriche. Perché il progressive rock è così efficace Il vantaggio del progressive non consiste semplicemente nella complessità. La sua forza pedagogica dipende dalla capacità di far convivere in una musica ancora legata alla canzone diversi modi di ascoltare: la pulsazione e i cicli ritmici; lo sviluppo delle melodie; la sovrapposizione delle parti; la costruzione del timbro e dello spazio sonoro; la...

Approfondimento: il pianoforte minimal e new age

Minimalismo pianistico, piano pop e new age come percorso esterno verso classica, jazz e contemporanea Quando si parla di percorsi esterni verso la musica classica, il jazz e la contemporanea, si citano quasi sempre progressive rock, fusion o elettronica sperimentale. Esiste però una seconda strada, molto diversa e spesso più accessibile: quella che parte dal piano pop, attraversa la new age e il minimalismo pianistico e conduce gradualmente verso Debussy, Arvo Pärt, Steve Reich, Keith Jarrett e buona parte della musica contemporanea accessibile. Non è una traiettoria costruita sulla complessità. È una traiettoria costruita sulla sensibilizzazione dell'orecchio. Invece di chiedere all'ascoltatore di affrontare subito contrappunto, poliritmia, improvvisazione o forme monumentali, lo abitua ad ascoltare meglio: la risonanza; il timbro; il silenzio; la ripetizione; le microvariazioni; la trasformazione lenta. La playlist essenziale Se si vuole seguire questa tr...

Approfondimento: la fusion

  Fusion vs prog: percorsi di avvicinamento esterni a jazz, classica e contemporanea comparati Fusion e progressive rock possono funzionare come due grandi sistemi di passaggio.  Partendo dalla popular music, permettono di avvicinarsi al jazz, alla musica classica e alla contemporanea senza affrontarle inizialmente come territori estranei. Tuttavia, non aprono le stesse porte e, soprattutto, non educano l’orecchio nello stesso modo. Due ponti, non due copie semplificate La fusion non è semplicemente jazz reso più elettrico, così come il prog non è musica classica eseguita da un gruppo rock. Entrambi sono linguaggi autonomi, nati dall’incontro tra tradizioni differenti. Proprio per questo possono diventare eccellenti percorsi di avvicinamento esterni: consentono all’ascoltatore rock o pop di incontrare procedure jazzistiche, classiche e contemporanee dentro un ambiente sonoro ancora relativamente familiare. La differenza fondamentale può essere riassu...

Approfondimento: Frank Zappa

  Frank Zappa, grande musicista del Novecento? La risposta è sì, con una precisazione decisiva.  Frank Zappa non appartiene al ristretto gruppo di coloro che hanno rifondato quasi da soli la grammatica di una tradizione, come Arnold Schönberg per l’organizzazione delle altezze, Igor Stravinskij per il ritmo orchestrale, Louis Armstrong per il ruolo del solista o Charlie Parker per il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica. Appartiene però senza dubbio al gruppo dei musicisti che hanno costruito un mondo autonomo, riconoscibile e irriducibile alle categorie esistenti. La sua grandezza non consiste nell’essere stato «lo Schönberg del rock» o «il Coltrane della chitarra». Consiste nell’avere riunito, con una continuità senza precedenti, composizione scritta, improvvisazione, rock, rhythm and blues, doo-wop, jazz, orchestra, teatro, montaggio su nastro ed elettronica. Una storia generale della musica del Novecento che lo considerasse soltanto un eccentrico autore rock sarebbe...

New and old steps

  Esiste oggi un genere che può sostituire il prog? La risposta non va cercata in un singolo genere. Nella musica contemporanea esiste piuttosto una costellazione di linguaggi — art pop, art rap, IDM, math rock, post-rock e metal sperimentale — che può svolgere gran parte del lavoro un tempo affidato al progressive rock. Questi generi, ascoltati insieme, costituiscono una palestra formidabile. Abituano l’orecchio alla complessità ritmica, alla stratificazione, al montaggio, alla forma lunga, alla dissonanza e alla ricerca timbrica. Sono particolarmente efficaci nel preparare alla musica contemporanea e a compositori come Schönberg. Hanno però alcune lacune. Sviluppano meno sistematicamente l’armonia, la trasformazione dei temi e l’improvvisazione collettiva: proprio le capacità necessarie per arrivare pienamente a Beethoven e Coltrane. La strategia più efficace consiste quindi nel partire dalla musica nuova e aggiungere, soltanto dove servono, alcuni ...