Approfondimento: la fusion

 

Fusion vs prog: percorsi di avvicinamento esterni a jazz, classica e contemporanea comparati

Fusion e progressive rock possono funzionare come due grandi sistemi di passaggio.  Partendo dalla popular music, permettono di avvicinarsi al jazz, alla musica classica e alla contemporanea senza affrontarle inizialmente come territori estranei. Tuttavia, non aprono le stesse porte e, soprattutto, non educano l’orecchio nello stesso modo.

Due ponti, non due copie semplificate

La fusion non è semplicemente jazz reso più elettrico, così come il prog non è musica classica eseguita da un gruppo rock. Entrambi sono linguaggi autonomi, nati dall’incontro tra tradizioni differenti. Proprio per questo possono diventare eccellenti percorsi di avvicinamento esterni: consentono all’ascoltatore rock o pop di incontrare procedure jazzistiche, classiche e contemporanee dentro un ambiente sonoro ancora relativamente familiare.

La differenza fondamentale può essere riassunta così:

Il prog avvicina soprattutto attraverso la composizione; la fusion attraverso l’interazione.

Il progressive rock tende a organizzare grandi architetture, sviluppi tematici, contrasti, ritorni e trasformazioni. La fusion tende invece a creare campi dinamici nei quali groove, armonia, timbro e improvvisazione reagiscono continuamente gli uni agli altri.

Le cinque strategie di ascolto

Nel metodo  Ascolta e pentiti , il confronto diventa più chiaro osservando le cinque strategie fondamentali:

  • pulsivo-ciclica:  percezione del battito, del groove e del ritorno;
  • lineare-orizzontale:  capacità di seguire melodie, sviluppi e traiettorie;
  • simultaneo-verticale:  attenzione alle relazioni tra più parti contemporanee;
  • timbrico-spaziale:  sensibilità per colore, materia e collocazione dei suoni;
  • formale-energetica:  percezione delle grandi trasformazioni di forma, densità e intensità.

Il prog ha generalmente il proprio baricentro nelle strategie lineare-orizzontale, simultaneo-verticale e formale-energetica. La fusion privilegia invece le strategie pulsivo-ciclica, simultaneo-verticale, timbrico-spaziale ed energetica. Sono entrambi sistemi completi, ma distribuiscono diversamente il peso dell’esperienza.

Verso il jazz: la fusion è la strada più diretta

Per chi proviene dal rock, la fusion rappresenta quasi sempre il passaggio più naturale verso il jazz. Conserva l’elettricità, la potenza della batteria, il ruolo centrale del basso e, spesso, la chiarezza del groove. Allo stesso tempo introduce gradualmente elementi tipicamente jazzistici:

  • improvvisazione estesa;
  • armonie più mobili e ambigue;
  • interazione ritmica tra i musicisti;
  • forme meno dipendenti dalla successione strofa-ritornello;
  • variazione continua del materiale.

Un ascoltatore rock può entrare nella fusion attraverso la Mahavishnu Orchestra, i Return to Forever o i Weather Report e ritrovare energia, volume e virtuosismo. In seguito può imparare a spostare l’attenzione dalla potenza del solista al comportamento dell’intero gruppo.

Percorso fusion verso il jazz

  1. Mahavishnu Orchestra,  The Inner Mounting Flame
    Il punto di ingresso più rock: chitarra elettrica, energia estrema, metri irregolari e improvvisazione.
  2. Return to Forever,  Romantic Warrior
    Una tappa intermedia molto accessibile, nella quale scrittura, virtuosismo e linguaggio jazzistico restano chiaramente riconoscibili.
  3. Weather Report,  Mysterious Traveller
    L’attenzione si sposta dalla dimostrazione individuale al suono collettivo, al timbro e allo spazio.
  4. Miles Davis,  In a Silent Way
    Il groove rallenta, la forma si apre e diventano essenziali l’ascolto reciproco, il silenzio e l’ambiente sonoro.
  5. Miles Davis,  Filles de Kilimanjaro
    Il confine tra jazz acustico ed elettrico diventa attraversabile in entrambe le direzioni.
  6. Wayne Shorter,  Speak No Evil
    L’arrivo nel jazz moderno non appare più come una rinuncia all’energia, ma come la scoperta di una diversa concentrazione.

Questa strada sviluppa soprattutto la capacità di sentire l’improvvisazione come dialogo. Il passaggio decisivo avviene quando l’assolo smette di sembrare una linea collocata sopra un accompagnamento e viene percepito come una funzione dell’intero organismo.

Il prog può condurre al jazz, ma per una via obliqua

Il progressive rock può avvicinare al jazz attraverso i tempi irregolari, il virtuosismo, le armonie espanse e le lunghe sezioni strumentali. King Crimson, Soft Machine, Canterbury e alcune fasi dei Genesis o degli Yes abituano l’orecchio a una musica non vincolata alla forma-canzone.

Tuttavia, il prog tende spesso a trattare la complessità come qualcosa di composto e organizzato in anticipo. Il jazz richiede invece di percepire la forma mentre viene negoziata dai musicisti. Per questo il passaggio dal prog al jazz può risultare più difficile di quanto sembri: l’ascoltatore riconosce la complessità, ma può continuare a cercare un’architettura fissa dove è più importante cogliere una conversazione variabile.

Percorso prog verso il jazz

  1. King Crimson,  Red
  2. Soft Machine,  Third
  3. Caravan,  In the Land of Grey and Pink
  4. Frank Zappa,  The Grand Wazoo
  5. Charles Mingus,  The Black Saint and the Sinner Lady
  6. John Coltrane,  A Love Supreme

È un percorso meno lineare, ma molto fertile. Parte dalla forma complessa, attraversa l’ibridazione tra scrittura e improvvisazione e arriva alla scoperta dell’energia jazzistica come principio formale.

Verso la musica classica: il prog offre il ponte più evidente

Il prog ha incorporato dalla tradizione classica una quantità enorme di procedure: sviluppo motivico, contrappunto, grandi forme, variazione, orchestrazione per registri, ritorno tematico e costruzione del climax. Per questo può preparare l’orecchio a seguire una sonata, una fuga o una sinfonia.

Gli Yes educano alla sovrapposizione di linee e alla continuità di grandi sezioni. I Gentle Giant allenano il contrappunto e l’indipendenza delle parti. I Genesis insegnano a percepire il ritorno dei temi dentro una narrazione. I King Crimson avvicinano a una concezione più aspra e novecentesca del materiale.

Percorso prog verso la classica

  1. Genesis,  Selling England by the Pound
    Melodia, racconto, sviluppo e ritorno.
  2. Yes,  Close to the Edge
    Grande arco formale, densità verticale e trasformazione tematica.
  3. Gentle Giant,  Octopus
    Polifonia, contrappunto e ascolto simultaneo.
  4. Johann Sebastian Bach,  Concerti brandeburghesi
    Il contrappunto diventa più trasparente e strutturale.
  5. Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7
    Il ritmo organizza una grande traiettoria formale.
  6. Igor Stravinskij,  L’uccello di fuoco
    Orchestrazione, energia ritmica e trasformazione del colore.

Il pericolo di questo percorso è scambiare la musica classica per una versione più nobile o più complessa del prog. La musica classica non è un genere unitario e non coincide con il sinfonismo romantico. Bach, Schubert, Debussy e Stravinskij richiedono disposizioni percettive molto diverse. Il prog apre la porta, ma non sostituisce l’apprendimento di queste differenze.

La fusion verso la classica: meno diretta, ma più corporea

La fusion può condurre alla musica classica soprattutto attraverso il virtuosismo strumentale, le forme estese, l’armonia e l’interesse per la composizione. Il tragitto è però meno immediato perché la sua logica rimane spesso fondata sul groove e sull’improvvisazione.

La via più efficace passa dagli autori classici nei quali ritmo, colore e interazione tra sezioni sono particolarmente forti. Stravinskij, Bartók, Ravel e alcune pagine di Debussy possono risultare più accessibili di una sonata di Schubert a chi proviene da Weather Report o Mahavishnu Orchestra.

Percorso fusion verso la classica

  1. Return to Forever,  Romantic Warrior
  2. Mahavishnu Orchestra,  Birds of Fire
  3. Igor Stravinskij,  La sagra della primavera
  4. Béla Bartók,  Musica per archi, percussione e celesta
  5. Maurice Ravel,  Daphnis et Chloé

In questo caso l’accesso non avviene principalmente attraverso la narrazione, ma attraverso ritmo, timbro, densità e organizzazione dell’energia.

Verso la contemporanea: il confronto si rovescia

Quando ci si avvicina alla musica contemporanea, le etichette diventano più problematiche. Con “contemporanea” si possono indicare serialismo, minimalismo, musica spettrale, elettroacustica, improvvisazione radicale e molte altre esperienze incompatibili tra loro. Nessun unico ponte può preparare a tutto.

Il prog è particolarmente efficace verso le musiche contemporanee fondate su:

  • forme discontinue;
  • metri irregolari;
  • contrasti violenti;
  • scrittura complessa;
  • sviluppo motivico non convenzionale.

Da King Crimson o Zappa si può procedere verso Stravinskij, Bartók, Varèse, Messiaen e alcune aree del post-serialismo. L’orecchio è già preparato a considerare l’asimmetria, la dissonanza e la frammentazione come materiali espressivi.

La fusion è invece particolarmente efficace verso le musiche contemporanee fondate su:

  • processo;
  • ripetizione;
  • trasformazione graduale;
  • spazio timbrico;
  • ibridazione tra acustico ed elettronico.

Da Miles Davis, Weather Report o Herbie Hancock si può passare più naturalmente a Steve Reich, Terry Riley, alcune opere di Ligeti, alla musica elettroacustica e a certe forme di improvvisazione contemporanea.

Percorso prog verso la contemporanea

  1. King Crimson,  Larks’ Tongues in Aspic
  2. Frank Zappa,  Uncle Meat
  3. Igor Stravinskij,  La sagra della primavera
  4. Edgard Varèse,  Amériques
  5. Olivier Messiaen,  Quatuor pour la fin du Temps

Percorso fusion verso la contemporanea

  1. Miles Davis,  In a Silent Way
  2. Weather Report,  I Sing the Body Electric
  3. Terry Riley,  In C
  4. Steve Reich,  Music for 18 Musicians
  5. György Ligeti,  Atmosphères

Confronto sintetico dei percorsi

Destinazione Ponte più immediato Facoltà allenata Rischio principale
Jazz Fusion Interazione, improvvisazione, mobilità ritmica Fermarsi al virtuosismo elettrico
Classica Prog Forma, sviluppo, contrappunto, memoria tematica Ridurre la classica al sinfonismo
Contemporanea ritmico-formale Prog Asimmetria, dissonanza, discontinuità Cercare sempre complessità evidente
Contemporanea processuale e timbrica Fusion Ciclo, spazio, trasformazione graduale Attendere sempre groove e improvvisazione

I due errori simmetrici

L’errore del prog: credere che la complessità sia soprattutto architettura

Chi si forma esclusivamente con il prog può imparare a cercare sezioni, temi, ritorni, metri dispari e incastri. Di fronte al jazz può non riconoscere la ricchezza di una forma relativamente semplice ma continuamente trasformata dall’interazione. Di fronte al minimalismo può pensare che non accada nulla. Di fronte alla musica timbrica può avvertire la mancanza di una direzione narrativa.

L’errore della fusion: credere che la complessità sia soprattutto competenza interattiva

Chi si forma esclusivamente con la fusion può cercare ovunque groove sofisticato, armonia espansa, esecuzione brillante e improvvisazione. Può sottovalutare la forza di una forma rigidamente composta, di una melodia semplice, di un silenzio prolungato o di un materiale volutamente povero.

Entrambe le specializzazioni rischiano inoltre di trasformare la musica in una prova di capacità. Il prog può diventare culto della costruzione; la fusion culto della prestazione. In entrambi i casi l’ascoltatore confonde uno strumento percettivo con un criterio universale di valore.

Un percorso comparato di dieci tappe

Per utilizzare fusion e prog come correttivi reciproci, può essere utile alternare i due itinerari invece di completarli separatamente:

  1. Yes,  Close to the Edge  – seguire la grande traiettoria.
  2. Herbie Hancock,  Head Hunters  – restare dentro il ciclo.
  3. Gentle Giant,  Octopus  – distribuire l’attenzione tra più linee.
  4. Weather Report,  Mysterious Traveller  – ascoltare un insieme che reagisce.
  5. King Crimson,  Red  – percepire energia, materia e forma.
  6. Miles Davis,  In a Silent Way  – ascoltare spazio, attesa e trasformazione.
  7. Bach,  Concerto brandeburghese n. 3  – riconoscere il contrappunto come movimento.
  8. Charles Mingus,  The Black Saint and the Sinner Lady  – unire composizione, improvvisazione e dramma collettivo.
  9. Igor Stravinskij,  La sagra della primavera  – sentire ritmo, blocchi e orchestrazione come forma.
  10. Steve Reich,  Music for 18 Musicians  – integrare ciclo, verticalità, timbro, processo ed energia.

Questa alternanza impedisce all’orecchio di stabilire troppo presto che cosa debba essere una musica complessa. Ogni tappa modifica retroattivamente la precedente: Reich cambia il modo di ascoltare Hancock, Mingus cambia il modo di ascoltare King Crimson, Bach cambia il modo di ascoltare Gentle Giant.

Conclusione: due sistemi complementari

Fusion e progressive rock sono entrambi sistemi completi, ma sono completi in modo differente. Il prog costruisce soprattutto una completezza  architettonica : insegna a seguire sviluppi, proporzioni, ritorni e relazioni tra le parti. La fusion costruisce soprattutto una completezza  ecologica : insegna a percepire un ambiente nel quale ritmo, armonia, timbro, spazio e improvvisazione si modificano reciprocamente.

Per avvicinarsi al jazz, la fusion è generalmente il ponte più diretto. Per entrare nella classica attraverso forma e contrappunto, il prog è spesso più efficace. Nei confronti della contemporanea, i due percorsi si dividono il territorio: il prog prepara meglio alla discontinuità e alla scrittura complessa, la fusion al processo, alla ripetizione e alla ricerca timbrica.

Il prog insegna ad ascoltare come è costruito un mondo. La fusion insegna ad ascoltare come quel mondo vive.

Il traguardo non consiste però nello scegliere il sistema migliore. Consiste nel diventare capaci di cambiare strategia senza perdere il piacere. Se il prog corregge la tendenza della fusion a vivere soltanto nell’istante, la fusion corregge la tendenza del prog a identificare la ricchezza con il progetto. Insieme formano una delle palestre più complete per entrare nel jazz, nella classica e nella contemporanea senza trasformare l’ascolto in un dovere.

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