Minimalismo pianistico, piano pop e new age come percorso esterno verso classica, jazz e contemporanea
Quando si parla di percorsi esterni verso la musica classica, il jazz e la contemporanea, si citano quasi sempre progressive rock, fusion o elettronica sperimentale. Esiste però una seconda strada, molto diversa e spesso più accessibile: quella che parte dal piano pop, attraversa la new age e il minimalismo pianistico e conduce gradualmente verso Debussy, Arvo Pärt, Steve Reich, Keith Jarrett e buona parte della musica contemporanea accessibile.
Non è una traiettoria costruita sulla complessità. È una traiettoria costruita sulla sensibilizzazione dell'orecchio.
Invece di chiedere all'ascoltatore di affrontare subito contrappunto, poliritmia, improvvisazione o forme monumentali, lo abitua ad ascoltare meglio:
- la risonanza;
- il timbro;
- il silenzio;
- la ripetizione;
- le microvariazioni;
- la trasformazione lenta.
La playlist essenziale
Se si vuole seguire questa traiettoria nel modo più efficace possibile, il percorso potrebbe essere questo:
- Ludovico Einaudi – Le onde
- George Winston – December
- Liz Story – Solid Colors
- Harold Budd & Brian Eno – Ambient 2: The Plateaux of Mirror
- Nils Frahm – Felt
- Ólafur Arnalds – Living Room Songs
- Philip Glass – Solo Piano
- Michael Nyman – The Piano
- Max Richter – The Blue Notebooks
- Arvo Pärt – Alina
- Keith Jarrett – The Köln Concert
- Steve Reich – Music for 18 Musicians
Questi dodici dischi costituiscono probabilmente il percorso più diretto dal pianismo accessibile verso la musica colta contemporanea e il jazz contemplativo.
Le cinque strategie di ascolto
Nel metodo Ascolta e pentiti, questo percorso è interessante perché sviluppa alcune strategie in modo molto diverso rispetto a prog e fusion.
- Pulsivo-ciclica: molto sviluppata.
- Lineare-orizzontale: mediamente sviluppata.
- Simultaneo-verticale: poco sviluppata.
- Timbrico-spaziale: fortemente sviluppata.
- Formale-energetica: fortemente sviluppata.
Se il progressive rock educa soprattutto alla forma e alla complessità compositiva, il minimalismo pianistico educa soprattutto all'attenzione.
Il prog insegna a seguire costruzioni complesse. Il minimalismo pianistico insegna a sentire differenze sempre più piccole.
Il primo passaggio: dal piano pop alla new age
La fase iniziale del percorso è costruita attorno alla melodia.
Ludovico Einaudi – Le onde
È probabilmente il punto d'ingresso più semplice. Gli arpeggi sono regolari, la melodia è immediatamente riconoscibile e la ripetizione non crea ancora alcuna difficoltà.
Il suo valore pedagogico sta soprattutto nell'abituare l'ascoltatore a seguire il pianoforte senza l'aiuto della voce.
George Winston – December
Qui il pianoforte smette di essere soltanto una fonte melodica e diventa anche atmosfera.
L'ascoltatore comincia a percepire:
- il tocco;
- la dinamica;
- le pause;
- la risonanza.
Liz Story – Solid Colors
L'armonia diventa meno prevedibile e il linguaggio più sfumato.
Per la prima volta il piacere non dipende soltanto dalla melodia ma anche dal modo in cui le note si relazionano tra loro.
La scoperta dello spazio sonoro
Molti ascoltatori arrivano a questo punto credendo ancora che la musica sia costituita principalmente da melodie.
Harold Budd, Brian Eno, Nils Frahm e Ólafur Arnalds insegnano invece che una composizione può essere costruita anche sullo spazio.
Harold Budd & Brian Eno – The Plateaux of Mirror
Qui il pianoforte sembra galleggiare dentro un ambiente sonoro.
Diventano importanti:
- riverbero;
- distanza;
- silenzio;
- persistenza delle note.
Nils Frahm – Felt
Uno dei grandi dischi pedagogici degli ultimi decenni.
Si sentono:
- martelletti;
- respiri;
- rumori meccanici;
- vibrazioni delle corde.
Per molti ascoltatori è il momento in cui il pianoforte smette di essere un semplice strumento e diventa un oggetto fisico.
Ólafur Arnalds – Living Room Songs
Introduce gradualmente archi e arrangiamenti cameristici.
È una preparazione eccellente all'ascolto della musica da camera contemporanea.
Quando la ripetizione diventa forma
Il passaggio decisivo avviene con Philip Glass e Michael Nyman.
Fino a questo punto la ripetizione era principalmente un sostegno della melodia o dell'atmosfera.
Ora diventa il materiale stesso della composizione.
Philip Glass – Solo Piano
L'orecchio impara a seguire:
- aggiunte di note;
- sottrazioni;
- spostamenti ritmici;
- microtrasformazioni.
Per comprendere davvero Glass bisogna imparare a sentire cosa cambia dentro ciò che apparentemente resta uguale.
Michael Nyman – The Piano
Nyman conserva la ripetizione minimalista ma la inserisce in una narrazione più evidente.
Per chi proviene dal pop rappresenta spesso un accesso più immediato rispetto a Glass.
Verso la contemporanea
Molti ascoltatori pensano che la musica contemporanea inizi con la dissonanza. In realtà spesso inizia con la capacità di ascoltare il tempo in modo diverso.
Max Richter – The Blue Notebooks
Pianoforte, archi ed elettronica convivono all'interno di un linguaggio accessibile ma già profondamente contemporaneo.
Arvo Pärt – Alina
Qui il materiale si riduce al minimo.
Ogni nota conta.
Ogni silenzio conta.
Ogni intervallo conta.
È una delle più grandi scuole di ascolto profondo dell'ultimo secolo.
Steve Reich – Music for 18 Musicians
È probabilmente il traguardo naturale dell'intero percorso.
Per percepirne pienamente la ricchezza bisogna aver già sviluppato:
- attenzione al ciclo;
- attenzione al timbro;
- attenzione alla trasformazione graduale;
- attenzione allo spazio.
Tutto ciò che si è imparato nei dischi precedenti viene integrato in una forma più complessa.
Verso il jazz: Keith Jarrett come cerniera
Il jazz è la destinazione meno ovvia di questo percorso.
Piano pop, new age e minimalismo non preparano direttamente allo swing, al bebop o al jazz orchestrale.
Preparano però magnificamente a Keith Jarrett.
Keith Jarrett – The Köln Concert
Qui l'ascoltatore ritrova:
- melodia;
- ripetizione;
- spazio;
- grandi archi emotivi.
Ma scopre una novità fondamentale:
la forma nasce dall'improvvisazione.
Da Jarrett diventa poi molto più facile arrivare a:
- Bill Evans;
- Tord Gustavsen;
- Jan Garbarek;
- Brad Mehldau.
Dove questa strada è più potente
Questo percorso conduce con notevole efficacia verso:
- Erik Satie;
- Claude Debussy;
- Maurice Ravel;
- Philip Glass;
- Steve Reich;
- Arvo Pärt;
- Henryk Górecki;
- Morton Feldman;
- Keith Jarrett;
- Bill Evans;
- Tord Gustavsen;
- jazz ECM;
- ambient;
- musica elettroacustica contemplativa.
Dove è meno efficace
Questa traiettoria fatica maggiormente a condurre verso:
- Bach;
- Beethoven;
- Brahms;
- Ellington;
- Mingus;
- Coltrane più radicale;
- bebop;
- free jazz;
- Schoenberg;
- Boulez.
Il motivo è semplice.
Il minimalismo pianistico sviluppa poco:
- contrappunto;
- ascolto verticale complesso;
- poliritmia;
- interazione collettiva;
- sviluppo motivico serrato.
I rischi della specializzazione
Confondere la calma con la profondità
Non tutto ciò che è lento, malinconico e riverberato è automaticamente profondo.
Diventare dipendenti dall'atmosfera
Beethoven può sembrare troppo aggressivo, Mingus troppo caotico e Coltrane troppo intenso.
Non perché lo siano davvero, ma perché l'orecchio si è abituato a un solo tipo di bellezza.
Sottosviluppare l'orecchio verticale
Questo percorso educa magnificamente all'ascolto del dettaglio ma meno alla gestione simultanea di molte informazioni.
Trasformare la musica in arredamento
La new age e l'ambient funzionano bene come sottofondo.
Ma un ascolto che resta sempre sottofondo smette di essere una palestra percettiva.
Conclusione: una strada della sottigliezza
Minimalismo pianistico, piano pop e new age costituiscono uno dei più efficaci percorsi esterni verso la musica classica, il jazz e la contemporanea.
Non conducono alla complessità attraverso la difficoltà. Conducono alla complessità attraverso l'attenzione.
Il piano pop insegna a seguire una melodia senza la voce. La new age insegna a sentire spazio e risonanza. Il minimalismo insegna a trovare differenze dentro la ripetizione. La neoclassica contemporanea collega queste competenze a forme più ampie. Keith Jarrett mostra infine come tutto questo possa vivere dentro l'improvvisazione.
Il prog insegna quanto possa essere complessa una costruzione. La fusion insegna come un organismo musicale possa vivere e reagire. Il minimalismo pianistico insegna quante cose possano accadere dentro una sola nota.
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