Un’ipotesi percettiva nata da un’osservazione empirica: perché continuo a sentire la musica organizzarsi intorno a unità di circa 5, 9 e 18 secondi, e perché in poche settimane può cambiare la scala alla quale ascolto? Quanto è grande un pensiero musicale? Da molto tempo ho l’impressione che la musica non venga percepita come un flusso uniforme. L’orecchio la segmenta spontaneamente in oggetti temporali: gesti, frasi, archi più grandi. Provando a misurare in modo empirico la durata degli oggetti sui quali si stabilizza la mia attenzione, sono tornati più volte tre valori approssimativi: circa 5 secondi; circa 9 secondi; circa 18 secondi. Non intendo sostenere che nel cervello esistano tre cronometri regolati esattamente su queste durate. Il dato di partenza è più modesto: nella mia esperienza, queste tre scale ricorrono con sorprendente frequenza come dimensioni delle “parole musicali” che l’attenzione tratta spontaneamente come unità. La teoria che propongo è que...
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