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Test della percezione

 Nel 2018 usavo canzoni a caso di Velvet Underground, Beatles e Radiohead per testare quale era la mia maniera naturale di ascoltare.

Ci sono altre terzetti … per esempio… Tutto il sito all’epoca usava una tripartizione.

  1. Nick Drake
  2. Bob Dylan
  3. Donovan 

Tre finestre: Velvet Underground, Beatles, Radiohead

Uso questo test dal 2018. All’inizio serviva a una cosa semplice: capire in pochi minuti dove un ascoltatore si sente a casa e dove comincia a perdersi. Oggi lo leggo con i tre livelli della percezione, perché i tre gruppi corrispondono, più o meno, a tre scale di sintonia diverse.

La domanda è questa: su quale lunghezza di «parola musicale» ti accordi spontaneamente?

Che cosa misura

I tre livelli indicano la scala temporale su cui l’ascoltatore organizza ciò che sente: circa 5 secondi (F1, locale), circa 9-10 secondi (F2, frasale), circa 18-20 secondi (F3, connessa). Sono ipotesi di lavoro, non misure definitive. E sono ortogonali alle cinque strategie P-L-V-T-F: dicono a quale scala segui, non che cosa segui.

Il test non misura il valore dei tre gruppi e non dice quanto sei competente. Fotografa uno stato d’ascolto, in un giorno preciso, su tre brani precisi.

I tre ascolti

1. Velvet Underground, «Venus in Furs» (1967)

Il drone della viola e l’ostinato non cercano di portarti da nessuna parte: ti chiedono di abitare un ciclo breve e di accorgerti di ciò che cambia a ogni ritorno. È la finestra di circa 5 secondi.

Domanda d’ascolto: dopo mezzo minuto, sai dire che cosa è cambiato a ogni giro, senza contare?

2. Beatles, «In My Life» (1965)

Qui l’unità è la frase: una domanda, una risposta, un ritorno. Le battute si appoggiano l’una sull’altra come in un discorso, e anche l’assolo strumentale rispetta quella proporzione. È la finestra di circa 9-10 secondi.

Domanda d’ascolto: riesci a sentire dove finisce una frase e come la successiva le risponde?

3. Radiohead, «Pyramid Song» (2001)

Il pianoforte accenta in modo irregolare, la voce si allunga, gli archi entrano e cambiano il peso di ciò che era già stato detto. Per seguirla bisogna tenere insieme l’inizio di una linea con il suo approdo, a distanza di quasi venti secondi. È la finestra di circa 18-20 secondi.

Domanda d’ascolto: quando arrivano gli archi, senti che qualcosa era stato preparato prima, o senti solo che è cambiato il suono?

Come si svolge

  • Ascolta i tre brani in questo ordine, circa due minuti ciascuno, senza interruzioni e senza leggere nulla durante l’ascolto.
  • Un compito per ascolto: rispondi soltanto alla domanda di quel brano, non a quelle degli altri.
  • Dopo ogni brano annota una frase: «naturale», «seguibile con sforzo», «mi sono perso» oppure «mi sono annoiato».
  • Ripeti il test un altro giorno. Se i risultati cambiano, hai misurato uno stato, non un profilo.

Come leggere il risultato

  • Velvet naturali, Beatles piacevoli ma prevedibili, Radiohead vaghi: la tua sintonia spontanea sta sul primo livello, forse sul secondo. La linea lunga dei Radiohead non è ancora una finestra aperta.
  • Velvet ripetitivi, Beatles chiari, Radiohead interessanti ma sfuggenti: sei accordato sul secondo livello. È la scala della canzone, ed è quella che la radio ha educato.
  • Velvet noiosi, Beatles semplici, Radiohead naturali: la tua sintonia è sul terzo livello. Ti trovi bene dove una linea deve restare connessa a lungo, e rischi di sentire come poveri i cicli brevi.
  • Tutti e tre seguibili: hai una certa flessibilità tra le scale. Verifica sui casi difficili, perché «seguibile» non vuol dire «allenato».

Che cosa non dice il test

  • Noioso non è una sentenza. Può voler dire che il brano sta sotto la tua scala (nulla di nuovo nella finestra) oppure che non riesci ancora ad accordarti. Se sai indicare che cosa cambia e ti resta indifferente, è una preferenza consapevole. Se non sai indicarlo, può essere un punto cieco.
  • I livelli descrivono brani, non gruppi. I Beatles hanno anche loop (Tomorrow Never Knows) e arcature lunghe (il medley di Abbey Road); i Velvet hanno ballate a frasi (Pale Blue Eyes). I tre titoli sono tre rappresentanti, non tre etichette.
  • Radiohead: F3 come costante è una tesi, non un fatto. L’ipotesi è che il terzo livello sia sempre presente e che F1 e F2 variino da brano a brano. La prova più dura sono i brani costruiti su cicli, come Idioteque, 15 Step ed Electioneering: se ascoltando solo a 5 e 9 secondi perdi qualcosa di sostanziale e di preciso, la tesi regge.
  • Un livello più alto non è un livello migliore. È una finestra più lunga, non una scala di valore.

Per chiudere

Riprendi Venus in Furs e ascoltala con le orecchie di Pyramid Song: che cosa cerchi, nei primi venti secondi, che il brano non ha intenzione di darti? Poi fai il contrario. Quasi sempre la risposta sta lì, nel punto in cui smetti di essere accordato.

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