Passa ai contenuti principali

La fusion

La fusion

Quando il jazz diventa elettrico: improvvisazione, groove, tecnologia e forme aperte

La fusion non è semplicemente jazz suonato con strumenti rock. È il momento in cui improvvisazione, groove, elettricità, composizione e studio di registrazione cambiano simultaneamente il modo di costruire un gruppo e di seguire una forma.

Può essere rarefatta come In a Silent Way, collettiva e labirintica come Bitches Brew, ritmica come Head Hunters, virtuosistica come la Mahavishnu Orchestra, melodica come il Pat Metheny Group, cameristica, brasiliana, mediterranea o giapponese.

Definizione operativa. Fusion indica qui la tradizione nata dall’incontro fra improvvisazione e armonia jazzistiche, strumenti elettrici, ritmi rock, funk e R&B, produzione in studio e influenze provenienti da altre culture musicali.

1. Che cosa significa fusion

La parola fusion sembra promettere una definizione semplice: il jazz si mescola con il rock e nasce qualcosa di nuovo. Ma basta confrontare In a Silent Way con Head Hunters o Romantic Warrior per accorgersi che gli esiti possono essere quasi opposti. Nel primo prevalgono spazio e sospensione; nel secondo il groove organizza ogni parte; nel terzo temi, cambi metrici e sezioni scritte costruiscono una forma articolata. L’appartenenza alla stessa storia non implica lo stesso modo di suonare, né lo stesso modo di ascoltare.

Il nucleo storico prende forma alla fine degli anni Sessanta. Musicisti cresciuti nel jazz adottano strumenti elettrici, ritmi rock e funk, effetti e procedimenti di studio, conservando una forte attenzione all’improvvisazione. Contemporaneamente alcuni gruppi rock cercano nel jazz un diverso rapporto con armonia, durata e interazione. Il movimento procede dunque in entrambe le direzioni: non è soltanto il jazz che si elettrifica, ma anche il rock che cambia le proprie possibilità compositive.

Jazz-rock mette generalmente in evidenza il rapporto con energia, chitarra e batteria rock. Jazz-funk segnala invece la centralità di basso, sincopi, ostinati e incastro. Fusion progressiva è una definizione operativa per i lavori che privilegiano forme estese e scrittura complessa. Fusion atmosferica descrive una via più interessata a risonanza e continuità. Non sono compartimenti stagni: uno stesso disco può attraversarli tutti.

Occorre distinguere anche crossover e smooth jazz. Il primo può indicare un passaggio fra pubblici e mercati oltre che fra linguaggi; il secondo identifica una parte della produzione più melodica e levigata, particolarmente visibile dagli anni Ottanta. Né l’uno né l’altro esauriscono la fusion. Un disco accessibile non è automaticamente smooth jazz, così come un disco complesso non è automaticamente più riuscito.

Per orientarsi conviene chiedere: che cosa tiene insieme questa musica? Un ciclo ritmico, una linea solistica, l’interazione del gruppo, un ambiente sonoro o una forma composta? Questa domanda è più utile della ricerca di una formula valida per ogni artista. La fusion diventa istruttiva proprio quando si riconosce come cambia la gerarchia fra questi elementi.

2. Gli strumenti cambiano il linguaggio

L’elettricità non aggiunge soltanto volume. Modifica la durata dei suoni, la loro presenza nel mix e il rapporto fra attacco e risonanza. Un pianoforte elettrico, una chitarra con sustain o un basso amplificato possono occupare lo spazio in modo diverso dai corrispettivi acustici. Cambia quindi anche ciò che gli altri musicisti devono lasciare libero, sostenere o contrastare.

Rhodes, organo, clavinet e sintetizzatore

Il Fender Rhodes è uno dei suoni emblematici della prima fusion: il suo attacco può essere morbido o incisivo, mentre la risonanza permette di costruire campi armonici che rimangono presenti sotto l’improvvisazione. L’organo offre invece continuità e pressione; il clavinet può assumere una funzione quasi percussiva, vicina alla chitarra ritmica. Parlare genericamente di “tastiere” nasconde queste differenze.

Il sintetizzatore allarga ulteriormente le funzioni: può produrre una linea di basso, un tema, un suono sostenuto o una tessitura senza un equivalente acustico immediato. Joe Zawinul, Herbie Hancock, Chick Corea e Jan Hammer lo inseriscono in concezioni diverse dell’ensemble. Per ascoltarlo non basta riconoscerne il colore: bisogna capire se sta guidando la linea, occupando lo sfondo o modificando la forma.

Chitarra e basso elettrici

La chitarra porta nella fusion distorsione, sustain e una diversa articolazione della frase. John McLaughlin può costruire linee serrate e unisoni ad alta energia; Jeff Beck lavora sull’inflessione e sulla qualità del gesto; Allan Holdsworth sviluppa una continuità legata che rende meno evidente il singolo attacco; Pat Metheny privilegia spesso il canto e la profondità sonora. Non sono semplici varianti di velocità: sono differenti modi di dare direzione alla musica.

Il basso elettrico smette frequentemente di essere soltanto il fondamento armonico. Può enunciare il tema, rispondere al solista, introdurre una nuova figura o mantenere un ostinato mentre tutto il resto cambia. Stanley Clarke, Jaco Pastorius, Alphonso Johnson e Percy Jones mostrano possibilità molto diverse. Seguire il basso è spesso il modo più efficace per capire se un brano sta davvero cambiando sezione o soltanto densità.

Batteria, percussioni e produzione

La batteria può unire un backbeat riconoscibile a una grande libertà di accenti, riempimenti e suddivisioni. Le percussioni non costituiscono necessariamente un’aggiunta decorativa: possono creare un secondo livello temporale e rendere il groove più profondo. Anche il mix conta. Una parte molto semplice, collocata in primo piano, può determinare l’identità del brano più di un assolo complesso. Il timbro è dunque una funzione dell’arrangiamento, non un rivestimento applicato dopo.

3. Groove, metro e interazione

La prima difficoltà della fusion non è sempre la velocità. A volte è capire dove si trovi la pulsazione quando basso, batteria e tastiere accentano punti diversi. In altri casi il tempo è chiarissimo, ma le parti producono una trama così fitta che l’orecchio confonde il ciclo complessivo con una singola figura. Per questo è utile separare pulsazione, metro, suddivisione e accento.

La pulsazione è il riferimento che permette di seguire il tempo. Il metro raggruppa i battiti; la suddivisione li articola in unità più piccole. Gli accenti possono coincidere con questo schema o spostarsi rispetto ad esso. Un brano in quattro può quindi risultare molto più ambiguo di uno in sette, se le parti suggeriscono raggruppamenti differenti.

Nel jazz-funk il vamp, una figura o una breve sequenza armonica ripetuta, fornisce un terreno stabile. La ripetizione non implica che non accada nulla: cambiano le risposte della batteria, il peso delle tastiere, la lunghezza delle frasi e il modo in cui il basso si avvicina agli accenti. Head Hunters e Thrust sono ottimi laboratori per osservare come una struttura riconoscibile possa restare elastica.

Nella fusion più vicina al progressive, invece, la composizione può prevedere metri irregolari, unisoni e bruschi cambi di configurazione. La Mahavishnu Orchestra e Return to Forever rendono evidente questa direzione. Non occorre contare ogni battuta: conviene prima riconoscere la lunghezza della figura che ritorna, poi osservare come l’assolo la attraversa. Il ciclo e la frase non devono necessariamente terminare insieme.

Il groove nasce dalla relazione fra le parti e dalla loro collocazione temporale, non dalla sola regolarità. Una batteria impeccabilmente precisa non basta se basso e accordi non costruiscono un movimento condiviso. Nel metodo P-L-V-T-F, P aiuta a riconoscere il ciclo; V permette di capire come quel ciclo sia distribuito fra strumenti diversi.

Un esercizio concreto. Segui prima soltanto il basso. Al secondo ascolto concentra l’attenzione su cassa e rullante; al terzo aggiungi charleston, ride e percussioni. Infine ascolta la parte armonica. Quando torni all’insieme, prova a conservare la distinzione fra le funzioni: sentirai un groove unico, ma saprai da quali relazioni nasce.

4. Dalla jam alla forma da studio

Nel jazz una forma può restare riconoscibile mentre i musicisti improvvisano al suo interno. La fusion conserva questa possibilità, ma ne affianca altre: un vamp prolungato, una suite composta, un processo di accumulo o un montaggio di materiali registrati. La durata, da sola, non dice quale di queste logiche sia in azione. Un brano lungo può essere statico; uno breve può contenere molti passaggi strutturali.

Nel modello tema-assoli-tema il ritorno del materiale iniziale permette di ritrovare un riferimento. In una forma basata sul vamp, invece, la direzione può dipendere dall’energia: entrano nuove parti, aumenta la densità, si modifica il registro o cambia il ruolo della batteria. L’armonia rimane simile, ma il brano non si trova più nello stesso punto.

Le composizioni più scritte organizzano sezioni contrastanti, temi ricorrenti e passaggi che richiedono coordinazione precisa. In Romantic Warrior o Birds of Fire è utile memorizzare pochi gesti riconoscibili e seguirne i ritorni. Non ogni successione di episodi costituisce uno sviluppo: bisogna chiedersi se il materiale viene trasformato oppure semplicemente sostituito.

Lo studio introduce un’altra possibilità. In In a Silent Way, il lavoro di montaggio di Teo Macero contribuisce alla costruzione delle riprese e dell’arco complessivo. In Bitches Brew, giunzioni, ripetizioni ed effetti partecipano all’organizzazione di una materia nata dall’improvvisazione. Il disco non è soltanto la documentazione di una performance: è un oggetto composto anche dopo la registrazione.

Dal vivo il problema cambia. La forma può essere guidata da segnali, entrate, ostinati e decisioni prese nell’interazione. Ascoltare un concerto di Miles Davis o della Mahavishnu Orchestra significa osservare anche come il gruppo mantiene o modifica una direzione senza poter ricorrere al montaggio successivo. Studio e palco non rappresentano un’opposizione fra artificio e autenticità: sono due diversi luoghi della costruzione musicale.

Per allenare F, conviene individuare tre o quattro stati: apertura, stabilizzazione, intensificazione, uscita. Poi si può tornare ai dettagli e chiedere che cosa abbia prodotto il passaggio. Una nuova linea? Un cambio di ritmo? La scomparsa del basso? In questo modo la forma smette di essere un’etichetta e diventa una successione di eventi udibili.

5. Una storia plurale

La fusion non nasce in un giorno e non possiede un unico inventore. Negli anni Sessanta il rock cambia volume, durata, produzione e rapporto con il pubblico; soul e funk elaborano nuovi modi di organizzare il ritmo; il jazz modale e il post-bop hanno già ampliato armonia e interazione. Il nuovo linguaggio si forma dove queste trasformazioni si incontrano.

Gary Burton e Larry Coryell sono fra i protagonisti delle esperienze precoci. Duster (1967) permette di ascoltare un ensemble jazzistico che incorpora chitarra e sensibilità ritmica rock senza rinunciare alla propria identità. I Free Spirits mostrano un percorso più vicino alla canzone psichedelica. Non sono ancora la fusion spettacolare dei Settanta: sono tentativi differenti di superare una separazione che comincia a risultare poco naturale.

Il 1969 concentra più snodi. Emergency! del Tony Williams Lifetime mette batteria, organo e chitarra in una relazione aggressiva; Extrapolation di John McLaughlin conserva una forte mobilità jazzistica; Hot Rats di Frank Zappa lavora fra composizione, assolo e studio; In a Silent Way di Miles Davis sceglie invece una sorprendente rarefazione. La pluralità è presente fin dall’inizio.

La direzione britannica non è una semplice copia di quella americana. Soft Machine e Nucleus attraversano jazz, psichedelia e scrittura per ensemble; la scena di Canterbury mette in relazione improvvisazione, canzone, ironia e forme complesse. La stessa parola jazz-rock può dunque indicare musica molto diversa secondo il contesto.

Negli anni Settanta queste ricerche diventano gruppi riconoscibili e carriere internazionali. Il laboratorio di Miles favorisce una rete di musicisti, ma ciascuno sviluppa una propria idea: Weather Report non suona come la Mahavishnu Orchestra, e gli Headhunters non perseguono gli stessi obiettivi di Return to Forever. Raccontare la fusion come una sola successione di progressi tecnici cancella queste scelte estetiche.

Dagli anni Ottanta la storia si ramifica ulteriormente. Produzioni più levigate convivono con ricerca armonica, nuovi strumenti elettronici e forme virtuosistiche. Le contaminazioni contemporanee con beat music e hip-hop aggiungono altri territori, ma non ogni ibridazione va automaticamente chiamata fusion. La categoria è utile quando chiarisce una continuità; diventa vaga quando significa soltanto “musica che mescola generi”.

6. Il laboratorio di Miles Davis

La centralità di Miles Davis non dipende dall’aver inventato da solo il jazz elettrico. Dipende dalla capacità di riunire musicisti, strumenti e idee in un laboratorio che cambia continuamente. Nei suoi dischi la ricerca non segue una linea ordinata dal semplice al complesso: alterna spazio, densità, groove, montaggio e performance, spesso rimettendo in discussione la soluzione appena raggiunta.

Miles in the Sky e Filles de Kilimanjaro, entrambi pubblicati nel 1968, mostrano una fase di transizione. L’elettricità entra in un linguaggio ancora legato al lavoro del secondo quintetto. Non è soltanto un cambio di strumenti: la ripetizione e i nuovi timbri suggeriscono un diverso equilibrio fra movimento armonico e continuità ritmica.

Con In a Silent Way (1969), la presenza di più tastiere e della chitarra di John McLaughlin produce un ambiente raccolto. Le linee non cercano sempre di imporsi; possono galleggiare dentro una risonanza condivisa. Il montaggio costruisce ritorni che trasformano il flusso registrato in un arco. Per il primo ascolto T e F sono particolarmente utili: colore e memoria dei ritorni danno orientamento anche quando l’armonia si muove poco.

Bitches Brew (1970) apre un paesaggio più denso. Pianoforti elettrici, bassi, batterie, percussioni e fiati creano strati che non si lasciano ridurre facilmente a solista e accompagnamento. Le composizioni offrono riferimenti, ma l’interazione e il montaggio rendono mobile la loro disposizione. È utile scegliere una parte e poi tornare all’insieme, anziché tentare di seguire tutto contemporaneamente.

A Tribute to Jack Johnson porta in primo piano riff e pressione rock. On the Corner accentua invece ripetizione, percussioni e incastro: la densità nasce da figure che convivono, non necessariamente da grandi cambi armonici. Get Up with It mostra quanto la ricerca possa estendersi anche verso durate contemplative e paesaggi elettrici. Sono direzioni diverse, non semplici gradini verso un unico stile definitivo.

Nei concerti documentati da Dark Magus, Agharta e Pangaea, il gruppo lavora su continuità, pressione e trasformazione dal vivo. Il punto non è riconoscere soltanto i singoli assoli, ma capire come un riff, un segnale o un cambio di densità spostino l’intero ensemble. Miles può guidare anche attraverso interventi brevi: la durata della sua presenza in primo piano non misura da sola il suo ruolo nella forma.

7. I grandi modelli degli anni Settanta

Le grandi formazioni degli anni Settanta non sono intercambiabili. Ciascuna propone una risposta al problema di tenere insieme improvvisazione, composizione ed elettricità. Confrontarle è più istruttivo che ordinarle in una classifica di tecnica: permette di riconoscere ciò che una band mette in primo piano e ciò che sceglie di lasciare sullo sfondo.

Weather Report: il primo piano si muove

Joe Zawinul, Wayne Shorter e Miroslav Vitouš costituiscono il nucleo iniziale di Weather Report. Nei primi lavori il gruppo cerca una continuità in cui basso, tastiere, sax e percussioni possano modificare il discorso senza attendere il proprio turno di assolo. L’ascoltatore deve seguire relazioni e cambi di funzione. Un suono apparentemente di sfondo può diventare il centro del brano.

Con Sweetnighter, Mysterious Traveller e Black Market, groove e composizione acquistano maggior peso. Heavy Weather offre temi immediatamente riconoscibili e il basso di Jaco Pastorius come voce melodica. Non scompare però la ricerca timbrica: l’accessibilità dipende anche dalla capacità di rendere leggibile una trama molto elaborata.

Mahavishnu Orchestra: energia organizzata

John McLaughlin mette insieme chitarra, violino, tastiere, basso e batteria in una scrittura fatta di figure incisive, metri irregolari e unisoni. La potenza non deriva soltanto dal volume: nasce dal rapporto fra precisione collettiva e slancio dei solisti. In The Inner Mounting Flame e Birds of Fire il ciclo ritmico resta spesso riconoscibile anche quando la linea lo attraversa con grande libertà.

Return to Forever: due idee di fusion

La prima fase legata a Chick Corea, Flora Purim e Airto Moreira privilegia voce, melodia e ritmi brasiliani. Light as a Feather è un ingresso naturale per chi cerca canto e trasparenza. La successiva formazione elettrica sposta l’equilibrio verso chitarra, unisoni e forme più serrate. Romantic Warrior mostra quanto la fusion possa avvicinarsi alla costruzione progressiva senza abbandonare l’improvvisazione.

Herbie Hancock: dalla ricerca elettronica al funk

Mwandishi, Crossings e Sextant esplorano forme aperte, elettronica e interazione. Con Head Hunters e Thrust, Hancock sceglie una maggiore chiarezza del groove. Non è necessario leggere questo passaggio come una rinuncia: cambia il luogo della complessità. Una parte può ripetersi a lungo mentre batteria, basso e tastiere ne modificano continuamente il peso.

Il confronto offre quattro bussole: Weather Report per la mobilità del primo piano; Mahavishnu per ciclo e coordinazione; Return to Forever per il rapporto fra tema e grande forma; Hancock per la complessità dentro la ripetizione. Sono ingressi editoriali, non profili obbligatori di ogni loro disco.

8. Europa, Brasile, Italia e Giappone

La diffusione internazionale della fusion non produce soltanto repliche dei gruppi americani. Ogni scena incontra tradizioni, circuiti professionali e idee di composizione differenti. Per questo la geografia non è un’appendice: spiega perché la stessa strumentazione possa generare musica molto diversa.

Europa: fra Canterbury e spazio cameristico

In Gran Bretagna, Soft Machine, Nucleus, Brand X e Bruford sviluppano diverse relazioni fra jazz, rock e scrittura. Canterbury è soprattutto una rete di musicisti e progetti, non una grammatica unica: accanto a improvvisazione e armonie complesse rimangono canzone, ironia e psichedelia. National Health e Hatfield and the North richiedono spesso una memoria delle sezioni diversa da quella necessaria per una jam su vamp.

L’area ECM offre un’altra prospettiva. Timeless di John Abercrombie riunisce chitarra, tastiere di Jan Hammer e batteria di Jack DeJohnette; Terje Rypdal lavora su sustain e grandi distese; Eberhard Weber sviluppa un suono cameristico personale. Non tutta questa produzione appartiene alla fusion in senso stretto. Il suo valore nel percorso sta nel mostrare che l’elettricità può servire anche a creare spazio, fragilità e continuità.

Brasile e incontro con l’India

Il Brasile non aggiunge semplicemente percussioni a un modello americano. Quarteto Novo, Hermeto Pascoal, Airto Moreira, Flora Purim ed Egberto Gismonti portano nell’improvvisazione differenti rapporti fra canto, danza, scrittura e strumenti. Gli Azymuth costruiscono invece il proprio samba doido attraverso tastiere, basso e batteria: samba, jazz e funk diventano un unico ambiente ritmico.

Shakti apre un territorio ancora diverso. L’incontro di John McLaughlin con musicisti della tradizione indiana mette in relazione improvvisazione, cicli ritmici e dialogo acustico. Chiamarlo semplicemente jazz-rock sarebbe fuorviante. Qui “fusion” serve a descrivere un incontro fra concezioni musicali, non l’obbligo di usare strumenti elettrici.

Italia: identità jazzistica e confini progressivi

Il Perigeo, nato nel 1971 intorno a Giovanni Tommaso, riunisce musicisti con una solida esperienza jazzistica. Da Azimut a Genealogia e La valle dei templi cambia il rapporto fra spazio, melodia, sintetizzatori e ritmo. La coesione del quintetto è più importante della ricerca di un equivalente italiano di Weather Report.

Area, Arti e Mestieri, Napoli Centrale e Dedalus mostrano altri confini. Per gli Area la componente jazz-rock convive con voce e avanguardia; negli Arti e Mestieri il dialogo con il progressive è esplicito; nei Napoli Centrale il canto e l’identità napoletana restano centrali. Includerli significa dichiarare questi incroci, non ridurre ogni progetto alla stessa etichetta.

Giappone: complessità immediatamente leggibile

Casiopea e The Square, poi T-Square, sviluppano una fusion riconoscibile per precisione, temi memorabili e cura del suono. Il debutto dei Casiopea del 1979 e Mint Jams del 1982 offrono un ingresso particolarmente efficace: l’orecchio può seguire la melodia mentre scopre la complessità dell’incastro. Il virtuosismo non richiede necessariamente un ascolto ostile o faticoso.

Queste vie suggeriscono una regola pratica: prima di chiedere quanto un disco sia complesso, conviene capire che cosa rende riconoscibile la sua complessità. Un tema, un groove, un timbro o una forma possono fornire appigli molto diversi. È da qui che la discografia seguente propone di cominciare.

9. Discografia commentata

Come leggere i profili P-L-V-T-F

P = ciclo, pulsazione e groove; L = linea, tema e assolo; V = simultaneità, incastri e interazione; T = timbro, elettricità e spazio; F = forma, montaggio ed energia.

Dominante indica il primo ingresso. Sostegno chiarisce le dominanti. Laterale segnala una strategia meno utile come prima bussola, ma presente.

Nelle schede il riquadro finale mostra soltanto la gerarchia delle cinque strategie. La motivazione specifica è già contenuta in Da seguire, quindi non viene ripetuta con una formula identica.

A. Alle origini: quando jazz, rock e studio cominciano a convergere

1. Gary Burton: Duster (1967)

Proto-fusionIngresso

Da seguire: Il vibrafono come voce melodica sopra una sezione ritmica già aperta al rock.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: laterale

2. The Free Spirits: Out of Sight and Sound (1967)

Proto jazz-rockIntermedio

Da seguire: L’incontro ancora grezzo fra improvvisazione, canzone psichedelica e chitarra elettrica.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: laterale

3. Larry Coryell: Coryell (1969)

Proto-fusion chitarristicaIntermedio

Da seguire: Il fraseggio jazzistico che assorbe volume, sustain e attacco rock.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: laterale

4. John McLaughlin: Extrapolation (1969)

Jazz-rock britannico inizialeIntermedio

Da seguire: La continuità della chitarra e gli incastri con il sax.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: lateraleF: sostegno

5. Frank Zappa: Hot Rats (1969)

Jazz-rock da studioIngresso

Da seguire: Temi strumentali, assoli e montaggio sonoro.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

6. The Tony Williams Lifetime: Emergency! (1969)

Proto-fusion ad alta energiaIntermedio

Da seguire: Il triangolo batteria-organo-chitarra e il conflitto fra jazz e rock.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: laterale

7. The Tony Williams Lifetime: Turn It Over (1970)

Fusion rock sperimentaleImpegnativo

Da seguire: La batteria come forza formale e il suono saturo dell’ensemble.

P: dominanteL: lateraleV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

8. Soft Machine: Third (1970)

Canterbury jazz-rockIntermedio

Da seguire: Le grandi forme, l’improvvisazione e la continuità fra sezioni.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

9. Nucleus: Elastic Rock (1970)

Jazz-rock britannicoIngresso / intermedio

Da seguire: Gli organismi collettivi e i colori di fiati, tastiere e sezione ritmica.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

10. Brian Auger & The Trinity: Streetnoise (1969)

Soul-jazz e rockIngresso

Da seguire: Organo, voce e groove.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: laterale

B. Miles Davis: il laboratorio elettrico

11. Miles Davis: Miles in the Sky (1968)

Transizione elettricaIngresso / intermedio

Da seguire: Il passaggio fra secondo quintetto e strumentazione elettrica.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

12. Miles Davis: Filles de Kilimanjaro (1968)

Transizione modale-elettricaIngresso

Da seguire: Il canto della tromba dentro pianoforti elettrici e vamp.

P: lateraleL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

13. Miles Davis: In a Silent Way (1969)

Fusion atmosfericaEssenziale

Da seguire: Spazio, montaggio, risonanza e lente trasformazioni.

P: lateraleL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: dominante

14. Miles Davis: Bitches Brew (1970)

Fusion collettiva da studioEssenziale

Da seguire: Più tastiere e sezioni ritmiche che creano una massa mobile.

P: sostegnoL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: dominante

15. Miles Davis: A Tribute to Jack Johnson (1971)

Jazz-rockIngresso / intermedio

Da seguire: Riff, batteria, chitarra e continuità dell’assolo.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

16. Miles Davis: Live-Evil (1971)

Fusion dal vivo e da studioIntermedio

Da seguire: La tensione fra groove, montaggio, improvvisazione e performance.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

17. Miles Davis: On the Corner (1972)

Jazz-funk sperimentaleImpegnativo

Da seguire: Loop, percussioni, basso e strati elettrici.

P: dominanteL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: sostegno

18. Miles Davis: Get Up with It (1974)

Fusion ambientale e funkImpegnativo

Da seguire: Grandi durate, organo, groove e paesaggi elettrici.

P: sostegnoL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: dominante

19. Miles Davis: Dark Magus (1974)

Fusion live ad alta intensitàImpegnativo

Da seguire: Il flusso del concerto, le chitarre sovrapposte e la sezione ritmica.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

20. Miles Davis: Agharta (1975)

Fusion live apertaIntermedio / impegnativo

Da seguire: I passaggi fra trance, spazio, groove e rumore.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

21. Miles Davis: Pangaea (1976)

Fusion live monumentaleImpegnativo

Da seguire: La grande durata e le metamorfosi della materia elettrica.

P: sostegnoL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: dominante

C. I grandi modelli americani degli anni Settanta

22. Weather Report: Weather Report (1971)

Fusion collettivaIntermedio

Da seguire: Il primo piano mobile fra sax, tastiere, basso e percussioni.

P: lateraleL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

23. Weather Report: I Sing the Body Electric (1972)

Fusion sperimentaleIntermedio

Da seguire: Studio, improvvisazione ed elettronica.

P: lateraleL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

24. Weather Report: Sweetnighter (1973)

Jazz-funk atmosfericoIngresso

Da seguire: Il groove che riorganizza l’interazione del gruppo.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

25. Weather Report: Mysterious Traveller (1974)

Fusion timbricaEssenziale

Da seguire: Sintetizzatori, percussioni e texture mobili.

P: sostegnoL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: sostegno

26. Weather Report: Tale Spinnin’ (1975)

Fusion melodicaIngresso

Da seguire: Temi cantabili, colore e leggerezza ritmica.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

27. Weather Report: Black Market (1976)

World fusionEssenziale

Da seguire: Groove, sintetizzatori e identità internazionale.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

28. Weather Report: Heavy Weather (1977)

Fusion melodica e jazz-funkIngresso

Da seguire: Temi memorabili, basso melodico e produzione.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

29. Weather Report: Night Passage (1980)

Fusion acustico-elettricaIntermedio

Da seguire: Interazione più asciutta e mobilità della sezione ritmica.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

30. Mahavishnu Orchestra: The Inner Mounting Flame (1971)

Jazz-rock virtuosisticoEssenziale

Da seguire: Metri irregolari, riff, unisoni e assoli.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

31. Mahavishnu Orchestra: Birds of Fire (1973)

Fusion progressivaEssenziale

Da seguire: Temi ricorrenti, cambi metrici e grandi archi.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

32. Mahavishnu Orchestra: Between Nothingness & Eternity (1973)

Fusion liveIntermedio

Da seguire: La costruzione dell’energia in tempo reale.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: lateraleF: sostegno

33. Mahavishnu Orchestra: Apocalypse (1974)

Fusion sinfonicaIntermedio

Da seguire: Il rapporto fra orchestra, gruppo elettrico e solisti.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: dominante

34. Mahavishnu Orchestra: Visions of the Emerald Beyond (1975)

Fusion progressivaIntermedio

Da seguire: Sezioni contrastanti, ritmo e colore orchestrale.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

35. Return to Forever: Light as a Feather (1973)

Fusion latino-brasilianaIngresso

Da seguire: Voce, melodia, Fender Rhodes e ritmi brasiliani.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

36. Return to Forever: Hymn of the Seventh Galaxy (1973)

Jazz-rockEssenziale

Da seguire: Batteria, basso e chitarra come motore collettivo.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

37. Return to Forever: Where Have I Known You Before (1974)

Fusion progressivaIntermedio

Da seguire: Temi, assoli e brevi interludi di tastiera.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

38. Return to Forever: No Mystery (1975)

Jazz-funk e fusion progressivaIngresso / intermedio

Da seguire: Groove, metri e temi accessibili.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

39. Return to Forever: Romantic Warrior (1976)

Fusion progressivaEssenziale

Da seguire: Suite, temi ricorrenti, unisoni e timbri distintivi.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

40. Herbie Hancock: Mwandishi (1971)

Fusion apertaIntermedio

Da seguire: Improvvisazione collettiva, elettronica e grandi campi sonori.

P: sostegnoL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: dominante

41. Herbie Hancock: Crossings (1972)

Fusion elettronicaImpegnativo

Da seguire: Sintetizzatori, strutture estese e densità.

P: sostegnoL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: dominante

42. Herbie Hancock: Sextant (1973)

Fusion elettronica e funkEssenziale

Da seguire: Sequenze, groove e tessiture sintetiche.

P: dominanteL: lateraleV: dominanteT: dominanteF: sostegno

43. Herbie Hancock: Head Hunters (1973)

Jazz-funkEssenziale

Da seguire: Ostinati, basso, clavinet e accumulo degli strati.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

44. Herbie Hancock: Thrust (1974)

Jazz-funkEssenziale

Da seguire: Batteria, basso e tastiere in un ingranaggio elastico.

P: dominanteL: lateraleV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

45. Herbie Hancock: Man-Child (1975)

Jazz-funk orchestraleIngresso

Da seguire: Fiati, chitarre, sintetizzatori e groove.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

46. Herbie Hancock: Secrets (1976)

Fusion funk elettronicaIngresso / intermedio

Da seguire: Basso sintetico, voce strumentale e spazio.

P: dominanteL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: laterale

D. Chitarra, basso e batteria: la fusion degli strumentisti

47. Billy Cobham: Spectrum (1973)

Fusion ad alta energiaEssenziale

Da seguire: La batteria come regia, il riff e la chitarra di Tommy Bolin.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

48. Billy Cobham: Crosswinds (1974)

Fusion orchestraleIntermedio

Da seguire: Fiati, percussioni e passaggi fra groove e scrittura.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

49. Stanley Clarke: Stanley Clarke (1974)

Fusion del basso elettricoIngresso / intermedio

Da seguire: Il basso come fondamento e voce solistica.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

50. Stanley Clarke: School Days (1976)

Fusion funkIngresso

Da seguire: Riff di basso, temi e groove.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: laterale

51. Jaco Pastorius: Jaco Pastorius (1976)

Fusion e jazz elettricoEssenziale

Da seguire: Basso melodico, armonici e varietà di arrangiamenti.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

52. Al Di Meola: Elegant Gypsy (1977)

Fusion chitarristicaIngresso / intermedio

Da seguire: Tema, precisione ritmica e fraseggio della chitarra.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

53. Al Di Meola: Casino (1978)

Fusion latino-progressivaIntermedio

Da seguire: Unisoni, groove e contrasti fra elettrico e acustico.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

54. Jeff Beck: Blow by Blow (1975)

Rock fusion strumentaleIngresso

Da seguire: La chitarra come voce e il rapporto con il groove.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

55. Jeff Beck: Wired (1976)

Rock fusionIngresso

Da seguire: Attacco, dinamica e repertorio scritto da musicisti fusion.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

56. Allan Holdsworth: I.O.U. (1982)

Fusion chitarristica avanzataIntermedio

Da seguire: La linea legata e l’armonia mobile.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: laterale

57. Allan Holdsworth: Metal Fatigue (1985)

Fusion progressivaEssenziale

Da seguire: Fraseggio, temi, metriche e colore sintetico.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

58. Tony Williams: Believe It (1975)

Fusion rockEssenziale

Da seguire: Batteria, basso e chitarra di Allan Holdsworth.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

59. Alphonse Mouzon: Mind Transplant (1975)

Fusion rock e funkIntermedio

Da seguire: Riff, batteria e chitarre elettriche.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

60. The Brecker Brothers: The Brecker Bros. (1975)

Jazz-funkIngresso

Da seguire: Fiati, groove e scrittura serrata.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

61. Steps Ahead: Steps Ahead (1983)

Fusion anni OttantaIngresso / intermedio

Da seguire: Vibrafono, EWI, basso e forme melodiche.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

62. Chick Corea Elektric Band: Chick Corea Elektric Band (1986)

Fusion anni OttantaIngresso

Da seguire: Temi, sintetizzatori, basso e batteria.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

63. Yellowjackets: Mirage a Trois (1983)

Fusion melodicaIngresso

Da seguire: Melodia, groove e tastiere.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

64. Tribal Tech: Illicit (1992)

Fusion chitarristica contemporaneaIntermedio

Da seguire: Interplay, groove irregolari e chitarra.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

E. Europa, Canterbury ed ECM elettrica

65. John Abercrombie: Timeless (1975)

Fusion atmosfericaEssenziale

Da seguire: Chitarra, organo e batteria dentro un paesaggio oscuro.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

66. Gateway: Gateway (1976)

Fusion cameristicaIngresso / intermedio

Da seguire: La conversazione fra chitarra, basso e batteria.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

67. Pat Metheny: Bright Size Life (1976)

Fusion liricaEssenziale

Da seguire: La linea della chitarra e il basso di Jaco Pastorius.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

68. Pat Metheny Group: Pat Metheny Group (1978)

Fusion melodicaIngresso

Da seguire: Temi, ostinati, chitarra e tastiere.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

69. Pat Metheny Group: American Garage (1979)

Fusion rock melodicaIngresso

Da seguire: Crescita dei brani, riff e ampi temi.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

70. Terje Rypdal: Whenever I Seem to Be Far (1974)

Fusion nordicaIntermedio

Da seguire: Sustain, orchestra e grandi distese sonore.

P: lateraleL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: dominante

71. Terje Rypdal: Odyssey (1975)

Fusion nordicaEssenziale

Da seguire: Chitarra, organo e forme lunghe.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

72. Eberhard Weber: The Colours of Chloë (1974)

Jazz elettrico cameristicoIngresso

Da seguire: Basso elettrico, tastiere, voci e percussioni.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

73. Eberhard Weber: Yellow Fields (1976)

Fusion europeaIngresso / intermedio

Da seguire: Temi lunghi, sax e basso.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

74. Nucleus: We’ll Talk About It Later (1971)

Jazz-rock britannicoIngresso / intermedio

Da seguire: Groove, fiati e riff.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

75. Soft Machine: Bundles (1975)

Canterbury fusionIngresso / intermedio

Da seguire: La chitarra di Allan Holdsworth dentro scritture complesse.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

76. Hatfield and the North: The Rotters’ Club (1975)

CanterburyIntermedio

Da seguire: Temi brevi, suite, ironia e contrappunto.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

77. National Health: Of Queues and Cures (1978)

Canterbury progressivaImpegnativo

Da seguire: Grande forma, tastiere, metriche e dialoghi.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

78. Brand X: Unorthodox Behaviour (1976)

Fusion progressiva britannicaIngresso / intermedio

Da seguire: Basso, batteria e chitarra come ingranaggio.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

79. Bruford: One of a Kind (1979)

Fusion progressivaEssenziale

Da seguire: Composizione, tempi irregolari e identità timbrica.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

80. Pierre Moerlen’s Gong: Gazeuse! (1976)

Fusion percussivaIngresso / intermedio

Da seguire: Vibrafoni, chitarra e batteria.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

81. Didier Lockwood: Surya (1980)

Fusion europeaIngresso

Da seguire: Il violino elettrico e il groove.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

F. La via italiana

82. Perigeo: Azimut (1972)

Fusion italiana inizialeIntermedio

Da seguire: Improvvisazione collettiva, spazio e primi elementi elettrici.

P: lateraleL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

83. Perigeo: Abbiamo tutti un blues da piangere (1973)

Jazz-rock italianoEssenziale

Da seguire: Temi, assoli, rock e coesione del quintetto.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

84. Perigeo: Genealogia (1974)

Fusion melodica italianaIngresso

Da seguire: Sintetizzatori, temi riconoscibili e struttura.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

85. Perigeo: La valle dei templi (1975)

Fusion mediterranea e funkIngresso

Da seguire: Percussioni, groove e colore mediterraneo.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

86. Perigeo: Non è poi così lontano (1976)

Fusion internazionaleIntermedio

Da seguire: Tecnica, produzione e forme compatte.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

87. Area: Arbeit macht frei (1973)

Jazz-rock, prog e avanguardiaEssenziale

Da seguire: Voce, ritmi asimmetrici, improvvisazione e identità mediterranea.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

88. Area: Caution Radiation Area (1974)

Avanguardia elettricaImpegnativo

Da seguire: Collage, improvvisazione e bruschi cambi di materia.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

89. Arti e Mestieri: Tilt (1974)

Fusion progressiva italianaEssenziale

Da seguire: Batteria, violino, tastiere e forme estese.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

90. Napoli Centrale: Napoli Centrale (1975)

Jazz-rock e tradizione napoletanaIngresso / intermedio

Da seguire: Voce, sax, groove e identità sociale.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

91. Dedalus: Dedalus (1973)

Jazz-rock sperimentaleIntermedio

Da seguire: Ensemble elettrico, improvvisazione e paesaggi.

P: sostegnoL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: dominante

92. Nova: Vimana (1976)

Fusion progressiva italianaIngresso / intermedio

Da seguire: Chitarra, basso e batteria in una produzione internazionale.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

93. Il Baricentro: Sconcerto (1976)

Fusion mediterraneaIngresso

Da seguire: Ritmi, tastiere e melodie pugliesi.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: sostegno

G. Brasile, area latina e incontro con l’India

94. Quarteto Novo: Quarteto Novo (1967)

Jazz brasiliano e baiãoEssenziale

Da seguire: L’incastro fra chitarra, flauto, percussioni e contrabbasso.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

95. Airto Moreira: Fingers (1973)

Brazilian fusionIngresso

Da seguire: Percussioni, groove e temi brasiliani.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: laterale

96. Flora Purim: Butterfly Dreams (1973)

Brazilian fusion vocaleIngresso

Da seguire: La voce come linea strumentale dentro arrangiamenti elettrici.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

97. Hermeto Pascoal: Slaves Mass (1977)

Fusion brasiliana sperimentaleEssenziale

Da seguire: Polistrumentismo, ritmi, timbri insoliti e improvvisazione.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: sostegno

98. Hermeto Pascoal: Zabumbê-bum-á (1979)

Fusion nordestinaIntermedio

Da seguire: Fisarmonica, ritmo e scritture labirintiche.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

99. Egberto Gismonti: Academia de Danças (1974)

Fusion brasiliana da cameraEssenziale

Da seguire: Grandi temi, pianoforte, chitarra e forme articolate.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: dominante

100. Egberto Gismonti: Nó Caipira (1978)

Fusion brasilianaIntermedio

Da seguire: Timbri acustici, melodie e sviluppo.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

101. Azymuth: Azimüth (1975)

Samba-jazz elettricoIngresso / intermedio

Da seguire: Tastiere, basso e batteria in una grammatica già personale.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: laterale

102. Azymuth: Light as a Feather (1979)

Jazz-funk brasilianoEssenziale

Da seguire: Groove, sintetizzatori e temi immediati.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: dominanteF: laterale

103. Azymuth: Outubro (1980)

Brazilian fusionIngresso

Da seguire: Atmosfera, groove e produzione.

P: dominanteL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

104. Santana: Caravanserai (1972)

Latin rock e fusionEssenziale

Da seguire: Chitarra, percussioni e forma continua.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

105. Santana & John McLaughlin: Love Devotion Surrender (1973)

Fusion spiritualeIntermedio

Da seguire: Dialogo fra chitarre, modalità e intensificazione.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

106. Shakti with John McLaughlin: Shakti (1976)

Indo-jazz fusionEssenziale

Da seguire: Tala, improvvisazione e dialogo acustico.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

107. Shakti with John McLaughlin: A Handful of Beauty (1977)

Indo-jazz fusionIngresso / intermedio

Da seguire: Cicli ritmici, canto strumentale e interazione.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

H. La fusion giapponese

108. Casiopea: Casiopea (1979)

J-fusionIngresso

Da seguire: Temi, precisione, basso e chitarra.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

109. Casiopea: Super Flight (1979)

J-fusionIngresso

Da seguire: Hook strumentali e groove pulito.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: laterale

110. Casiopea: Make Up City (1980)

J-fusionEssenziale

Da seguire: Interplay e temi memorabili.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

111. Casiopea: Mint Jams (1982)

J-fusion dal vivoEssenziale

Da seguire: Precisione, energia e trasformazione live dei brani.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

112. T-Square: Make Me a Star (1979)

J-fusion inizialeIngresso

Da seguire: Melodia, groove e produzione.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: laterale

113. T-Square: Adventures (1984)

J-fusion melodicaIngresso

Da seguire: Temi cantabili, Lyricon e basso.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: laterale

114. T-Square: Truth (1987)

J-fusion anni OttantaIngresso

Da seguire: Velocità, tema e precisione degli incastri.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: laterale

115. Masayoshi Takanaka: The Rainbow Goblins (1981)

Fusion narrativaIngresso

Da seguire: Chitarra, suite e colore tropicale.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

116. Prism: Prism (1977)

J-fusion rockIntermedio

Da seguire: Chitarra, ritmi serrati e scrittura.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

117. Kazumi Watanabe: Mobo (1983)

Fusion giapponese avanzataIntermedio

Da seguire: Chitarra, ensemble internazionale e strutture articolate.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: dominante

118. Naniwa Express: No Fuse (1982)

J-fusionIngresso / intermedio

Da seguire: Groove, chitarra e tastiere.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

I. Dagli anni Ottanta alle nuove fusioni

119. Pat Metheny Group: Offramp (1982)

Fusion elettronica e liricaEssenziale

Da seguire: Synclavier, chitarra-synth e grande arco.

P: sostegnoL: dominanteV: sostegnoT: dominanteF: dominante

120. Pat Metheny Group: First Circle (1984)

Fusion melodica e ritmicaEssenziale

Da seguire: Metro, temi e costruzione dell’album.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: dominante

121. Mike Stern: Upside Downside (1986)

Fusion chitarristicaIngresso / intermedio

Da seguire: Assolo, groove e suono della chitarra.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

122. John Scofield: Blue Matter (1987)

Jazz-funk e fusionIngresso

Da seguire: Chitarra spigolosa e groove elastico.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

123. Uzeb: Noisy Nights (1981)

Fusion canadeseIngresso / intermedio

Da seguire: Precisione ritmica e basso elettrico.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: laterale

124. Tribal Tech: Reality Check (1995)

Fusion anni NovantaIntermedio

Da seguire: Composizione, improvvisazione e produzione.

P: dominanteL: dominanteV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

125. Hiromi: Spiral (2006)

Fusion contemporaneaIngresso / intermedio

Da seguire: Pianoforte, temi e grandi crescite.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: dominante

126. Hiromi’s Sonicbloom: Time Control (2007)

Fusion progressiva contemporaneaIntermedio

Da seguire: Metri, chitarra e tastiere.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

127. Nguyên Lê: Million Waves (1995)

World fusion contemporaneaIntermedio

Da seguire: Chitarra, culture differenti e colore.

P: sostegnoL: dominanteV: dominanteT: dominanteF: sostegno

128. Snarky Puppy: We Like It Here (2014)

Fusion ensemble contemporaneaIngresso

Da seguire: Groove, fiati, tastiere e regia collettiva.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

129. Kneebody: Kneebody (2005)

Jazz-rock contemporaneoIntermedio

Da seguire: Cicli, segnali interni e forme compatte.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

130. Tigran Hamasyan: Mockroot (2015)

Fusion ritmica contemporaneaIntermedio

Da seguire: Ritmi armeni, pianoforte e pressione rock.

P: dominanteL: dominanteV: sostegnoT: sostegnoF: dominante

131. DOMi & JD Beck: NOT TiGHT (2022)

Fusion e beat musicIngresso

Da seguire: Microtiming, tastiere e batteria.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: sostegno

132. Mark Guiliana Jazz Quartet: Jersey (2017)

Jazz contemporaneo elettrificatoIntermedio

Da seguire: Batteria, frammentazione e improvvisazione.

P: dominanteL: sostegnoV: dominanteT: sostegnoF: dominante

133. Louis Cole: Time (2018)

Jazz-funk elettronicoIngresso

Da seguire: Batteria, basso sintetico e scrittura vocale.

P: dominanteL: sostegnoV: sostegnoT: dominanteF: sostegno

10. Percorsi d’ascolto

Dodici dischi per entrare

  1. In a Silent Way (1969)
  2. Head Hunters (1973)
  3. Black Market (1976)
  4. Spectrum (1973)
  5. The Inner Mounting Flame (1971)
  6. Light as a Feather (1973)
  7. Bright Size Life (1976)
  8. Blow by Blow (1975)
  9. Genealogia (1974)
  10. Slaves Mass (1977)
  11. Mint Jams (1982)
  12. Bitches Brew (1970)

Dal groove alla complessità

  1. Head Hunters (1973)
  2. Thrust (1974)
  3. Heavy Weather (1977)
  4. Spectrum (1973)
  5. Birds of Fire (1973)
  6. Romantic Warrior (1976)
  7. Believe It (1975)
  8. Metal Fatigue (1985)

La via italiana

  1. Azimut (1972)
  2. Abbiamo tutti un blues da piangere (1973)
  3. Genealogia (1974)
  4. Arbeit macht frei (1973)
  5. Tilt (1974)
  6. Napoli Centrale (1975)

La via brasiliana

  1. Quarteto Novo (1967)
  2. Fingers (1973)
  3. Butterfly Dreams (1973)
  4. Slaves Mass (1977)
  5. Academia de Danças (1974)
  6. Light as a Feather (1979)

La via giapponese

  1. Casiopea (1979)
  2. Make Up City (1980)
  3. Mint Jams (1982)
  4. Adventures (1984)
  5. The Rainbow Goblins (1981)
  6. Mobo (1983)

11. Che cosa allena la fusion con P-L-V-T-F

  • P: groove, subdivisione, metro, ostinato e poliritmia.
  • L: temi e assoli attraverso riff e cambi di sezione.
  • V: basso, batteria, tastiere, chitarra e fiati come sistema interattivo.
  • T: Rhodes, sintetizzatori, effetti, basso fretless, distorsione e montaggio.
  • F: suite, vamp, accumuli, riprese e forme costruite in studio.

12. Non una gara di tecnica

Il virtuosismo è importante, ma i dischi migliori trasformano la tecnica in relazione, la tecnologia in linguaggio e l’elettricità in una nuova idea di ensemble.

La fusion comincia davvero quando jazz e rock smettono di essere ingredienti riconoscibili e diventano un diverso modo di organizzare tempo, suono e interazione.

Gli anni indicano la prima pubblicazione dell’album. Le categorie e i profili P-L-V-T-F sono strumenti operativi di ascolto.

Commenti

Post popolari in questo blog

Ascolta e pentiti: da dove cominciare

  Ascolta e pentiti: da dove cominciare? La risposta breve è che potete cominciare da dove volete, il sito ha dozzine di pagine e ognuna suggerisce ascolti istruttivi. E non c’è un ascolto o una musica sbagliata, tutto è utile.  Basta guardare la  mappa del sito , con una pagina per ogni repertorio: dal rock al blues, dal jazz alla classica, dall’elettronica all’avanguardia radicale, decine di monografie di tutti i gruppi e musicisti più famosi, migliaia di dischi classificati per profilo. I dischi difficili nel nuovo metodo si usano per  testare  i progressi, non per  generarli . È la principale differenza fra il metodo del 2003 e quello del 2020 di cui questa è l’espansione. La K491 concerto 24 di Mozart che nel 2012 era il primo ascolto che proponevo, oggi è l’ultimo. Così vale per la Suite lirica di Alban Berg o Bitches Brew di Miles Davis. Questo giro posso dirvi dove finirete , non dove inizierete. Routine ed esercizi infatti sono bandierine del vos...