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Ascolta e pentiti: da dove cominciare

 


Ascolta e pentiti: da dove cominciare?

La risposta breve è che potete cominciare da dove volete, il sito ha dozzine di pagine e ognuna suggerisce ascolti istruttivi. E non c’è un ascolto o una musica sbagliata, tutto è utile. 

Basta guardare la mappa del sito, con una pagina per ogni repertorio: dal rock al blues, dal jazz alla classica, dall’elettronica all’avanguardia radicale, decine di monografie di tutti i gruppi e musicisti più famosi, migliaia di dischi classificati per profilo.

I dischi difficili nel nuovo metodo si usano per testare i progressi, non per generarli. È la principale differenza fra il metodo del 2003 e quello del 2020 di cui questa è l’espansione. La K491 concerto 24 di Mozart che nel 2012 era il primo ascolto che proponevo, oggi è l’ultimo. Così vale per la Suite lirica di Alban Berg o Bitches Brew di Miles Davis.

Questo giro posso dirvi dove finirete, non dove inizierete. Routine ed esercizi infatti sono bandierine del vostro progresso, non percorsi forzati. Bach, Schoenberg, Charlie Parker, Steve Reich, Frank Zappa vi chiameranno quando sarete pronti.

Se il metodo ora non ha una partenza, con cosa ci alleniamo? Con quello che più vi pare, ma con consapevolezza di quello che state allenando. A questo servono le mappature dei profili di ascolto che trovate sul sito, generate dall’AI.

Potete allenarvi anche con Despacito per quel che mi riguarda. Funziona (profilo 11010). Non servono per forza le Sequenze di Berio. Nel 2020 usavo le sigle delle mie serie tv preferite (opportunamente selezionate) o video virali su YouTube particolarmente abbinati (Adele/Beyoncè/Taylor Swift). Più riuscivo a trovare una combo allenante nazional popolare più mi divertivo e all’epoca facevo tutto a mano senza AI.
Nel 2018 iniziavo la giornata guardando il video della canzone più famosa di Prince, di quella più famosa dei Led Zeppelin e di quella più famosa dei King Crimson per riscaldarmi e il trucco faceva qualcosa. E non avevo nemmeno una teoria all’epoca ancora… o meglio iniziai a svilupparla proprio in quel periodo per spiegare perché questi trucchi funzionavano.

L’importante è variare il profilo, in maniera tale durante la giornata ad avere acceso 1 in tutti e cinque le posizioni (11111) che si chiama allenamento full body.

Come avere cinque interruttori che accendono cinque lampadine che vi permettono di vedere, pardon sentire, meglio.

E per fare questa cosa possono volerci anche pochi minuti in cui si ascolta la combinazione giusta di brani musicali. E non devono per forza essere capolavori o dischi sconosciuti. Sul sito c’è una pagina in cui ho classificato i 100 dischi più venduti di tutti i tempi. Così come ho pubblicato un libro con la classificazione di tutte le canzoni dei Beatles, per spiegare una per una cosa allenano.

Una volta mi accorsi che una canzone famosissima di Beyoncé, quella che mettono quando si lancia il bouquet alle feste di matrimonio, si ascoltava con lo stesso orecchio che serviva per apprezzare alcune sperimentazioni di Ligeti. Ne avrei di mille cose paradossali da raccontare. Ma se Single Ladies di Beyoncé ha un miliardo di visualizzazioni, perché non ce li ha anche Volumina e Artikulation di Ligeti?

Perché quel miliardo di persone ascoltano Beyoncé non i glissati stratificati e i riverberi che ci sono in sottofondo. Secondo me qualche producer che ha studiato composizione ha trollato il mondo intero inserendo musica colta novecentesca come base di una hit.

Ma partiamo da un caso pratico, che sicuramente vi sarà capitato e poi con calma vediamo quali sono questi cinque interruttori.

Mettete su un disco che tutti considerano importante. Dopo due minuti vi accorgete di guardare l’orologio. Vi sembra monotono, confuso, freddo o, semplicemente, «non vi entra». O peggio ancora vi da fastidio e dovete spegnere subito.

Le spiegazioni possono essere diverse. Può darsi che il disco non valga molto. Ma può anche darsi che lo stiate ascoltando con un’attenzione poco adatta alla sua logica: cercate una melodia dove conta il timbro, aspettate uno sviluppo dove conta il ritorno di un ciclo, pretendete trasparenza da una musica che lavora per strati sovrapposti.

Ascolta e pentiti parte da qui. Prima di decidere quanto vale una musica, proviamo a capire che tipo di ascolto richiede.

A volte il giudizio è solo una questione di punti di vista. Il metodo insegna a provarli tutti prima di gettare la spugna. E quanti sono questi punti di vista? 

Solo 5 (o a voler essere pignoli 31 contando tutte le combinazioni dí interruttori accesi o spenti).

Rendiamolo molto semplice. C’è chi è sensibile alla ripetizione (ascoltatore circolare), chi è sensibile alla melodia (ascoltatore orizzontale), chi è sensibile all’armonia (ascoltatore verticale), chi è sensibile al suono (ascoltatore timbrico) e chi ricorda tutto quello che succede dall’inizio alla fine della musica (ascoltatore formale).

Lo scopo del gioco è diventare tutti e cinque gli ascoltatori contemporaneamente.

I primi tre ascoltatori sono una mia teoria del 2018/20. Il quarto e il quinto me li ha suggeriti l’AI.

Secondo il mio personale punto di vista l’ascolto verticale è quello più difficile da coltivare, secondo l’AI quello formale. Anche qui come vedete punti di vista. Va detto che ChatGPT non ha le orecchie, quindi…Anzi come scrive nell’immagine orecchi.

Volendo poi fare un'altra semplificazione estrema, sbagliata per tutta una serie di motivi, ma molto pratica a chi vede il metodo per la prima volta l'ascolto circolare è quello della musica da ballo e del rap, l'ascolto orizzontale quello del pop, l'ascolto verticale quello del jazz, l'ascolto timbrico quello del rock alternativo e l'ascolto formale quello della musica classica.  

Quando avevo solo le prime tre strategie mi piaceva parlare di orecchio Africano, orecchio Europeo antico e orecchio Europeo moderno ed era onestamente una metafora molto più precisa.

Volendo anche qui essere molto grezzi, la cosiddetta musica contemporanea non piace al pubblico della classica perché si ascolta spesso con l’orecchio del rock o del jazz.

È sbagliato fare queste semplificazioni perché in realtà ogni autore, anzi ogni disco, anzi a volte ogni brano, merita una sua classificazione. Ma non serve essere ossessivi e precisi, basta variare e capire quali sono i nostri punti forti e deboli.

Che cosa vuol dire «pentiti»

Non vuol dire rinnegare i propri gusti, né convertirsi a un capolavoro che prima si detestava. Vuol dire accorgersi, ogni tanto, di aver scambiato i confini delle proprie abitudini per i confini della musica.

Capire non obbliga ad amare. E non amare non dimostra di non aver capito. Dopo aver ascoltato un’opera secondo la sua logica, il giudizio può restare identico. Ma sarà un giudizio che sa perché.

Le cinque strategie

Il metodo distingue cinque modi di dirigere l’attenzione. Non sono generi, non sono livelli di competenza e nessuno vale più degli altri. Ognuno si riconosce attraverso una domanda.

  • P, pulsivo-ciclica. Che cosa ritorna e che cosa cambia a ogni ritorno? Battito, groove, riff, ostinato.
  • L, lineare-orizzontale. Dove sta andando questa linea e come resta se stessa mentre cambia? Melodia, voce, assolo, basso.
  • V, simultaneo-verticale. Come sono organizzati insieme i suoni di questo istante? Accordi, strati, parti interne.
  • T, timbrico-spaziale. Di che materia è fatto questo suono e dove sembra trovarsi? Grana, risonanza, profondità, distanza.
  • F, formale-energetica. Come cambia l’energia e quale forma diventa percepibile alla fine? Accumulo, rilascio, climax, rarefazione.

Nella formula si scrivono sempre in quest’ordine: P-L-V-T-F. Nell’ascolto reale agiscono insieme, ma ogni opera assegna loro un peso e una funzione differenti.

La domanda utile, quindi, non è: «C’è il ritmo? C’è la melodia?». Quasi sempre la risposta è sì. La domanda è: quale di queste cose devo davvero seguire perché l’opera diventi intelligibile?

Ognuno ascolta a partire da una storia

Anni di radio, televisione, colonne sonore, concerti e passioni personali hanno reso alcune strategie più spontanee e altre meno. Chi segue naturalmente le linee può perdersi in una musica fatta di masse e di grana. Chi possiede un forte senso del ciclo può entrare subito in una struttura ripetitiva complessa e smarrire una forma lenta e poco dichiarata.

Non è una diagnosi e non è un’identità. È un’ipotesi su come, oggi, davanti a certi repertori, la nostra attenzione tende a organizzarsi. Può cambiare.

Per questo, davanti a un rifiuto, il metodo non chiede di insistere a ogni costo. Chiede anzitutto di fare una domanda:

Che cosa non sto ancora sentendo?

È una sospensione, non una resa. Il giudizio aspetta il tempo di una verifica. Alla fine potrà cambiare oppure restare esattamente com’era.

Come si allena

Si parte da ciò che già piace. Sul sito ci sono mappati per strategia di ascolto una miriade di opere. Non serve masticare musica ostile per punizione: l’esposizione forzata produce fatica e spesso conferma il rifiuto. Il percorso è un altro.

  • Scegliete un ascolto che amate e cercate di capire quale strategia vi permette di entrarci.
  • Osservate ciò che seguite meno spontaneamente. Non cercate necessariamente quello che manca al brano, ma ciò che tende a restare in ombra nel vostro ascolto.
  • Cercate un’opera-ponte: una musica che conservi un appiglio che sapete già seguire e introduca una sola difficoltà nuova.
  • Datevi un solo compito per ogni ascolto: seguire una voce interna, riconoscere una variazione nel ciclo, separare due piani, osservare una trasformazione timbrica o ricordare dove avviene un ritorno.
  • Poi tornate all’ascolto libero. Lo scopo non è sorvegliare la musica, ma far entrare nell’esperienza spontanea ciò che avete imparato a distinguere.

La prova vera si chiama trasferimento: una capacità è acquisita quando ricompare, senza essere suggerita, davanti a una musica nuova. Un’abilità rinforzata attraverso una musica che amate può diventare il primo appiglio per affrontarne una più lontana. Da Sanremo a Darmstadt, in fondo, sono poche ore di treno.

Un’unica regola: se una musica produce soltanto fatica e repulsione, non accanitevi. Ma se ascoltate sempre le stesse cose, avrete sempre gli stessi risultati. Bisogna muoversi in una direzione tangente al piacere, mai perpendicolare.

Che cosa non promette

Il metodo non vi renderà ascoltatori perfetti. Nessuno percepisce ogni relazione, in ogni momento e in qualsiasi repertorio. L’obiettivo è più modesto e più concreto: aumentare le cose che potete sentire e i modi in cui potete entrare in una musica.

A volte il giudizio cambierà. A volte no, ma saprete meglio perché.

Chi ha scritto questo sito

Il metodo è di Antonio Suriano, che lo costruisce dal 2003 e continua a rivederlo nel tempo. Gli articoli, i canoni e i report del sito nascono dal dialogo con un’intelligenza artificiale istruita attraverso la Knowledge Base del metodo. La scelta degli argomenti, l’indirizzo del progetto e la responsabilità editoriale restano dell’autore.

Potete copiare la Knowledge Base, oppure indicarne il collegamento a una vostra AI, e usarla per porre domande come: «Che cosa ascolto oggi?», «Analizzami questo disco», «Quale opera può aiutarmi a sviluppare una strategia meno spontanea?».

A corredo, per chi ha bisogno di un programma più strutturato ci solo i libri di ascolta e pentiti. Anche questi scritti dall’AI ma con un processo lungo e severo di revisione e di dialogo. Per avere un risultato di qualità bisogna interagire e spiegare molto, è un tema affascinante quello della scrittura tramite AI. Ha delle potenzialità che ancora non conosciamo. Bisogna mettersi nel ruolo dell’editore o direttore di giornale o se volete del relatore di tesi, che ha disposizione però studenti onniscienti e infaticabili. Il libro su Berio è stato una faticaccia, ad un certo punto mi sono trovato di fronte una tesi di dottorato in musicologia di 400 pagine, affascinante ma non pubblicabile e con molta pazienza l’ho dirottato verso una struttura più fruibile.
Il ChatGPT 5.6 che ho usato ha ancora dei limiti nella gestione dei testi lunghi, ma con questa rapidità di progressi c’è da attendersi di tutto. Mi sono ritrovato ad avere dei prompt lunghi come un foglio A4, in un momento paradossale facevo scrivere a Claude i prompt da passare a ChatGPT, in cui una AI faceva da editore e l’altra da ghost writer.

Un esercizio per cominciare adesso

Prendete il disco che amate di più. Ascoltate il primo brano con le cuffie e chiedetevi che cosa vi tiene dentro: il ritorno di un giro, una voce che avete seguito senza accorgervene, il modo in cui il suono si allarga, l’attesa di qualcosa che deve arrivare?

Poi fate la domanda al contrario: quale elemento del brano ho seguito meno, perché ero concentrato su ciò che mi teneva dentro?

Ascolta e pentiti… e se hai tempo, vergognati.

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