I miei contrappesi
Negli ultimi anni ho dedicato molto tempo a cercare di capire quale sia la mia musica naturale. Non nel senso di "musica preferita", ma nel senso più profondo del termine: quella musica che riesco ad abitare spontaneamente, quella che parla la mia lingua percettiva prima ancora che io la analizzi.
Questa ricerca ha portato alla costruzione di una playlist sempre più ampia e stabile. Una playlist che attraversa secoli, generi e tradizioni musicali differenti, ma che presenta sorprendenti elementi comuni. In quasi tutti questi ascolti ritrovo infatti una forte identità del materiale musicale, una chiara tensione espressiva e soprattutto l'idea della musica come viaggio, trasformazione e percorso.
Le Variazioni Goldberg di Bach, le lunghe improvvisazioni modali di Coltrane, il crescendo di Starless, il racconto sinfonico di Mahler, la progressione emotiva di Watermelon in Easter Hay, la narrazione implicita di Nestor's Saga: opere diversissime che sembrano però rivolgersi alla stessa parte del mio modo di ascoltare.
Proprio per questo motivo ho sentito il bisogno di individuare alcuni contrappesi. Non ascolti che mi vengono facili, e nemmeno varianti travestite della mia musica naturale. Al contrario: ascolti ortogonali al centro del mio ascolto spontaneo, che non riesco ad abitare con la stessa immediatezza degli altri. Sono proprio la loro resistenza, la loro estraneità parziale, a renderli utili: mi completano senza risultarmi facili, e aprono finestre su prospettive percettive che il centro della mia musica naturale lascia quasi del tutto chiuse.
I tre contrappesi che ho deciso di aggiungere in modo permanente alla playlist sono:
- Alban Berg: Suite Lirica e Quartetto per archi n. 3
- Morton Feldman: Rothko Chapel
- Ketawang: Puspawarna
L'ascolto come dissonanza: Alban Berg
Fra i compositori della Seconda Scuola di Vienna, Berg è quello che ho scelto come contrappeso, pur non essendo per me un ascolto facile. Non lo frequento con l'immediatezza dei miei ascolti naturali: la sua scrittura resta ostica, e all'inizio ho dovuto insistere più che lasciarmi semplicemente trasportare. Provate ad ascoltarlo aspettandovi il consueto punto d'appoggio tonale: non arriva, o arriva trasfigurato, ed è proprio in quello scarto che si apre lo spazio del contrappeso.
La Suite Lirica e il Quartetto per archi n. 3 mostrano come la dissonanza possa essere vissuta non come negazione dell'emozione, ma come suo ampliamento. Dove il romanticismo tradizionale trova la propria voce attraverso la tonalità, Berg riesce a ottenere risultati analoghi attraverso un linguaggio molto più instabile e avanzato.
Nella Suite Lirica prevale ancora un forte impulso narrativo. Nel Quartetto n. 3 emerge invece una maggiore concentrazione formale. L'attenzione si sposta progressivamente dalla superficie espressiva alle relazioni interne del materiale musicale.
Questi due lavori, però, non agiscono soltanto come contrappesi alla familiarità tonale. Allenano anche due dimensioni che nella mia musica naturale sono presenti, ma che qui vengono rese più esigenti: il contrappunto e la verticalità. Nel Quartetto op. 3 le quattro parti formano una trama fitta, imitativa e conversazionale: i motivi passano da una voce all'altra, si sovrappongono, si trasformano e costringono l'ascolto a separare linee autonome senza perdere l'insieme. La Suite Lirica porta questa esperienza ancora oltre, intrecciando il contrappunto strumentale con quello motivico e drammaturgico.
Per verticalità intendo invece la capacità di ascoltare ciò che accade simultaneamente: non soltanto la successione orizzontale degli eventi, ma il modo in cui intervalli, registri, densità, timbri e tensioni si organizzano in ogni istante. In Berg la verticalità non offre quasi mai il riposo di un accordo familiare. Si presenta come equilibrio instabile fra le voci, come campo di forze nel quale consonanza e dissonanza devono essere percepite per il loro peso, colore e funzione, prima ancora che ricondotte a una grammatica nota.
Berg allena quindi un doppio movimento dell'attenzione: in senso orizzontale, seguire l'indipendenza e la trasformazione delle linee; in senso verticale, cogliere la configurazione complessiva che esse producono quando suonano insieme. Il contrappunto impedisce alla musica di ridursi a una sola voce dominante; la verticalità impedisce di ascoltarla soltanto come racconto nel tempo. Sono proprio queste due discipline percettive a fare della Suite Lirica e del Quartetto op. 3 contrappesi particolarmente completi.
Per questo motivo considero Berg il mio contrappeso alla familiarità tonale. Non è un ascolto che si addomestica: resta un ascolto che devo cercare, non uno che mi viene incontro. E proprio per questo mi ricorda che la ricchezza emotiva della musica non coincide necessariamente con il linguaggio armonico a cui sono abituato.
Riferimento discografico
Alban Berg
Lyrische Suite / String Quartet Op. 3
Quartetto Italiano
L'ascolto come presenza: Morton Feldman
Se Berg amplia il mio rapporto con la dissonanza, Feldman mette invece in discussione il mio rapporto con il tempo, ed è forse il contrappeso che mi costa di più.
La maggior parte della musica che amo si fonda sul principio della trasformazione. Succede qualcosa, quel qualcosa viene sviluppato e infine conduce a una nuova situazione. Questa logica attraversa Bach, Beethoven, Coltrane, Mahler, King Crimson, Radiohead e moltissimi altri ascolti fondamentali del mio percorso.
Rothko Chapel propone una prospettiva quasi opposta.
Non invita a seguire un percorso. Invita a sostare. Non chiede all'ascoltatore di comprendere una forma in movimento, ma di abitare uno spazio sonoro. Non mi riesce naturale: ogni volta devo resistere all'impulso di cercare uno sviluppo che semplicemente non arriva, e ogni volta quella resistenza mi segnala quanto il mio ascolto sia abituato a chiedere alla musica di andare da qualche parte.
Per la prima volta il problema non è dove la musica stia andando, ma cosa stia accadendo in questo preciso istante. Il silenzio acquista valore, il tempo rallenta, la percezione si concentra sul colore, sulla risonanza e sulla presenza.
È il contrappeso più radicale dell'intera selezione, perché mette in discussione uno dei presupposti fondamentali della mia musica naturale: la necessità della traiettoria. Non l'ho scelto perché fosse diventato facile. L'ho scelto perché continua a non esserlo.
Riferimento discografico
Morton Feldman
Rothko Chapel
Kim Kashkashian, Sarah Rothenberg, Houston Chamber Choir
ECM Records
L'ascolto come ciclo: Ketawang Puspawarna
Il terzo contrappeso proviene da un territorio completamente diverso: il gamelan giavanese.
Puspawarna svolge una funzione particolare all'interno della playlist. Introduce infatti una concezione del tempo che appare quasi estranea a gran parte della tradizione occidentale, e non è un ascolto che oggi mi risulti immediato.
Nella musica che ascolto abitualmente sono spesso presenti una direzione, una meta e una trasformazione. Nel gamelan il centro dell'attenzione si sposta invece verso il ciclo, la stratificazione e l'equilibrio. Devo rinunciare all'abitudine di cercare un protagonista, un prima e un poi, la freccia di una direzione: ed è proprio questa rinuncia, tutt'altro che spontanea, a fare di Puspawarna un contrappeso vero e non un semplice ascolto esotico in più.
L'ascoltatore non è chiamato a seguire un protagonista musicale. È chiamato a orientarsi all'interno di una rete di relazioni simultanee. Si ascolta meno una narrazione e più un ecosistema.
Per questo motivo considero Puspawarna un ascolto strategico. In pochi minuti riesce a introdurre un principio organizzativo che compare molto raramente nella mia musica naturale, e che continua a chiedermi un piccolo sforzo di riorientamento ogni volta che lo riascolto.
Riferimento discografico
Ketawang: Puspawarna
Nonesuch Explorer Series
Abitare la dissonanza, il suono e il ciclo
Nessuno di questi tre ascolti mi risulta facile. Nessuno lo diventerà mai del tutto, e va bene così: non li ho scelti per addomesticarli, ma per lasciare aperte finestre che il centro della mia musica naturale tiene quasi sempre chiuse.
Se dovessi sintetizzare il ruolo di questi tre contrappesi, direi:
- Berg mi insegna ad abitare la dissonanza, il contrappunto e la verticalità.
- Feldman mi insegna ad abitare il suono.
- Puspawarna mi insegna ad abitare il ciclo.
Nessuno di questi ascolti sostituisce la mia musica naturale. Nessuno pretende di correggerla. Al contrario, la rende più consapevole, proprio perché resta esterno a essa: sono ortogonali, non contigui.
Sono tre promemoria permanenti. Tre modi per ricordarmi che esistono altri modi di ascoltare oltre a quelli che mi vengono spontanei, e che non serve renderli spontanei per lasciarli lavorare.
Forse la completezza assoluta è impossibile. Ma ogni ascoltatore può cercare di evitare che la propria naturalezza si trasformi in abitudine. È questa la funzione dei contrappesi: non diventare facili, ma restare presenti.
Playlist completa
La playlist aggiornata è disponibile qui:
I miei ascolti naturali e i miei contrappesi
Appendice: la mia musica naturale
- John Coltrane – My Favorite Things
- John Coltrane – Olé
- Antonio Vivaldi – L'Inverno
- Joe Satriani – Andalusia
- King Crimson – Starless
- Van der Graaf Generator – Still Life
- Led Zeppelin – Since I've Been Loving You
- Neil Young & Crazy Horse – Cortez the Killer
- Funkadelic – Maggot Brain
- Frank Zappa – Watermelon in Easter Hay
- John Surman – Nestor's Saga
- Duke Ellington / Charles Mingus / Max Roach – Fleurette Africaine
- Jean-Luc Ponty – Mirage
- Radiohead – Street Spirit (Fade Out)
- Beethoven – Sinfonia n. 7, Allegretto
- Mahler – Sinfonia n. 1, III movimento (Bernstein)
- Muse – Showbiz
- Dave Brubeck Quartet – Take Five
- Modern Jazz Quartet – Django
- Mozart – Là ci darem la mano
- Mozart – Don Giovanni, a cenar teco
- Donizetti – Una furtiva lagrima
- James Brown – It's a Man's Man's Man's World
- Stockhausen – Gesang der Jünglinge
- Pat Metheny & Charlie Haden – Spiritual
- Bill Frisell – Live to Tell
- Miles Davis & Gil Evans – Concierto de Aranjuez: Adagio
- Bill Evans – 'Round Midnight (Conversations with Myself)
- Stravinsky – Three Pieces for String Quartet
- Verdi – Un dì felice, eterea
- Keith Jarrett – Over the Rainbow
- Brad Mehldau Trio – Paranoid Android
- J.S. Bach – Variazioni Goldberg (Glenn Gould, 1981)
- György Ligeti – Volumina
- Steve Reich – Six Pianos
- Beethoven – Sonata op. 2 n. 3, Adagio
- Eric Dolphy – Out to Lunch!
Contrappesi
- Alban Berg – Suite Lirica
- Alban Berg – Quartetto per archi op. 3
- Morton Feldman – Rothko Chapel (ECM, Kim Kashkashian, Sarah Rothenberg, Houston Chamber Choir)
- Ketawang: Puspawarna (Nonesuch Explorer Series)
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