Metal, pro e contro


Metal, pro e contro

È possibile costruire un allenamento completo dell’ascolto usando soltanto dischi metal?

La risposta breve è sì. Il metal non è un linguaggio uniforme, ma un continente nel quale convivono pulsazione fisica, complessità metrica, melodie memorabili, stratificazioni armoniche, ricerca timbrica e grandi costruzioni formali. Fra Black Sabbath, Metallica, Iron Maiden, Emperor, Sunn O))), Dream Theater, Opeth e Meshuggah cambia quasi tutto: cambia il modo di organizzare il tempo, cambia la relazione fra gli strumenti, cambia la materia sonora, cambia perfino ciò che intendiamo per riff.

La risposta più precisa, però, è meno rassicurante. Un training esclusivamente metal può allenare tutte e cinque le strategie dell’ascolto, ma continuerà a farlo dentro un territorio caratterizzato da distorsione, amplificazione, densità, energia fisica e forte presenza del gesto strumentale. Può essere un allenamento completo, dunque, senza coincidere con una geografia completa della musica.

Il primo vantaggio: partire dal piacere

Il principale vantaggio di un training metal è pedagogico. Un ascoltatore appassionato di metal non viene obbligato ad abbandonare immediatamente ciò che ama. Non gli viene chiesto di dimostrare apertura mentale sopportando musica che non gli procura alcun piacere. Gli viene proposto, al contrario, di scoprire quante capacità percettive siano già contenute nel suo genere preferito.

Questo principio è fondamentale per Ascolta e pentiti. L’allenamento non deve trasformare l’ascolto in un compito scolastico. Deve aumentare il divertimento, la curiosità e la ricchezza delle emozioni. Il piacere non è il premio che arriva alla fine dell’esercizio: è il carburante che permette all’esercizio di continuare.

Un disco amato conferma competenze già disponibili. Un disco rifiutato può invece rivelare una strategia ancora debole. Fra questi due estremi esiste una vasta zona di ascolti nei quali il piacere iniziale rende possibile l’incontro con aspetti musicali che prima rimanevano sullo sfondo.

Il riff come punto di partenza

Il percorso può cominciare con Master of Reality dei Black Sabbath. Qui il riff è peso, ricorrenza e figura corporea. Non bisogna ancora analizzare: bisogna sentire il momento in cui il corpo impara il ciclo e comincia ad anticiparne il ritorno.

La strategia dominante è quella pulsivo-ciclica. La ripetizione non viene percepita come immobilità, ma come accumulo di pressione. Basso, chitarra e batteria non si limitano a eseguire la stessa struttura: ne modificano continuamente il peso.

Il disco successivo può essere Master of Puppets dei Metallica. Con i Metallica il riff smette di essere soltanto un ciclo e diventa sintassi. Ogni figura occupa una posizione precisa, prepara la successiva, produce un’accelerazione, una sospensione oppure una ripartenza.

È questo il contributo decisivo dei Metallica al training. La pulsazione rimane fisica, ma comincia a diventare forma. In brani come “Master of Puppets” e “Orion” si impara a ricordare non soltanto i singoli riff, ma il modo in cui vengono concatenati. La domanda non è più soltanto «quando ritorna?», ma «perché arriva proprio adesso?».

Dal riff alla linea

Con Powerslave degli Iron Maiden l’attenzione può spostarsi verso la strategia lineare-orizzontale. La musica conserva slancio, riconoscibilità e impatto fisico, ma invita a seguire traiettorie più lunghe: la voce, il basso, le due chitarre, gli assoli e i richiami tematici.

L’esercizio consiste nello scegliere una sola linea e seguirla senza lasciarsi risucchiare dall’insieme. Prima la voce, poi il basso, poi una chitarra. Non basta riconoscere quale strumento stia suonando. Bisogna percepire dove la frase vuole andare, come respira e come si collega alla frase successiva.

Il disco smette così di apparire come una collezione di riff e diventa una rete di percorsi melodici.

Dalla parete agli strati

Anthems to the Welkin at Dusk degli Emperor introduce una difficoltà differente. A un primo ascolto la densità può sembrare una parete sonora compatta. L’allenamento consiste nel trasformare quella parete in un’architettura.

Entra in gioco la strategia simultaneo-verticale: ascoltare nello stesso momento batteria, chitarre, tastiere e voce, percependo registri, spessori, attriti e gerarchie. Non si tratta semplicemente di isolare gli strumenti uno dopo l’altro. Quello è soltanto un passaggio preparatorio. Il vero obiettivo è riuscire a sentirli insieme senza ridurli a una massa indistinta.

Questo è uno dei punti di forza del metal come palestra. La sua densità oppone resistenza. Costringe l’ascoltatore a sviluppare una maggiore capacità di separazione e, successivamente, di integrazione.

Quando il suono diventa materia

Il passaggio più radicale arriva con Monoliths & Dimensions dei Sunn O))). Qui bisogna rinunciare temporaneamente ad alcune delle abitudini più forti dell’ascoltatore metal: aspettare il riff, seguire la batteria, riconoscere il ritornello, cercare uno sviluppo narrativo tradizionale.

L’attenzione viene trasferita alla strategia timbrico-spaziale. Si ascoltano la grana della distorsione, le risonanze, lo spettro grave, le distanze apparenti, le trasformazioni lentissime e il modo in cui il suono sembra occupare lo spazio oppure attraversare il corpo.

La domanda guida può essere molto semplice: il suono mi appare davanti, intorno, sopra o dentro?

Il timbro non è più il rivestimento di una composizione già esistente. Diventa materia, evento e, infine, forma.

Dream Theater: il vantaggio e il pericolo della complessità

Images and Words dei Dream Theater sembra il candidato più ovvio per un allenamento completo. Contiene metri irregolari, melodie vocali riconoscibili, dialoghi strumentali, armonie elaborate, variazioni timbriche, virtuosismo e ampie costruzioni formali.

Proprio questa abbondanza, tuttavia, costituisce anche un rischio. I Dream Theater possono spingere l’ascoltatore a contare, classificare, aspettare l’assolo e ammirare la difficoltà esecutiva. Si finisce allora per riconoscere moltissimi eventi senza percepirli come parti di un unico organismo.

Per questo motivo non li collocherei all’inizio del training, ma verso la fine. La loro funzione è coordinare consapevolmente le cinque strategie. In “Metropolis, Part I” conviene ascoltare dapprima senza contare nulla. Si può poi seguire la melodia vocale, quindi la coppia basso-batteria, infine il dialogo fra chitarra e tastiera. Soltanto dopo aver percepito la curva energetica complessiva ha senso osservare i meccanismi metrici.

Prima percepire il movimento, poi comprenderne il meccanismo.

Images and Words è il punto di ingresso migliore. Scenes from a Memory può essere utilizzato successivamente per allenare la memoria a lunga distanza, i ritorni tematici e la forma complessiva dell’album. Train of Thought è invece un ponte particolarmente efficace per chi proviene dal thrash, dal groove metal o dalle forme più pesanti del progressive metal.

Opeth: dalla costruzione alla trasformazione

Con Blackwater Park degli Opeth le strategie esercitate separatamente cominciano a fondersi. Ricorrenza del riff, continuità melodica, densità verticale, contrasto timbrico e successione delle intensità partecipano a una sola trasformazione drammatica.

L’esercizio non consiste nel ricordare ogni sezione. Bisogna dapprima percepire la curva globale: ingresso, espansione, contrazione, sospensione, nuova crescita, culmine e dissoluzione. Al secondo ascolto si può osservare come ciascun cambiamento timbrico modifichi la funzione della sezione.

La differenza rispetto ai Dream Theater è sottile ma importante. I Dream Theater mostrano chiaramente la complessità e permettono di distinguerne gli elementi. Gli Opeth tendono a trasformarla in esperienza drammatica. Nei primi prevale l’integrazione analitica; nei secondi l’integrazione organica.

Meshuggah: la prova finale

Nothing dei Meshuggah può funzionare come prova conclusiva. L’ascoltatore deve mantenere contemporaneamente due percezioni: un ciclo corporeo relativamente stabile e figure locali che sembrano spostare continuamente gli accenti.

Anche in questo caso conviene non cominciare contando. Prima si cerca il ciclo più ampio, poi si lascia che le chitarre producano disorientamento, mantenendo internamente il riferimento offerto dalla batteria. L’analisi razionale può arrivare in seguito.

Il risultato desiderato non è la capacità di spiegare ogni incastro, ma quella di sentire insieme stabilità e instabilità. I Meshuggah nascondono la complessità dentro un’esperienza fisica. Se i Dream Theater insegnano a distinguerla e gli Opeth a viverla come trasformazione, i Meshuggah chiedono di abitarla corporalmente.

Il training metal completo

  1. Black Sabbath, Master of Reality: il riff come corpo, peso e ricorrenza.
  2. Metallica, Master of Puppets: il riff come sintassi e costruzione formale.
  3. Iron Maiden, Powerslave: la linea melodica e il movimento orizzontale.
  4. Emperor, Anthems to the Welkin at Dusk: la massa sonora trasformata in stratificazione verticale.
  5. Sunn O))), Monoliths & Dimensions: il timbro e lo spazio emancipati dalla canzone.
  6. Dream Theater, Images and Words: il coordinamento consapevole delle cinque strategie.
  7. Opeth, Blackwater Park: l’integrazione organica nella continuità drammatica.
  8. Meshuggah, Nothing: la coesistenza incorporata di ciclo e dislocazione.

Come affrontare ogni disco

A ciascun album si può dedicare una settimana, articolata in quattro ascolti:

  1. Piacere libero. Nessun compito, nessuna analisi.
  2. Strategia dominante. L’attenzione viene concentrata su un solo parametro.
  3. Strategia debole. Si cerca ciò che il disco rende meno evidente.
  4. Ascolto integrato. Si lasciano agire contemporaneamente tutte le strategie.

Se il piacere scompare, si può accorciare la sessione o lavorare su un solo brano. Non bisogna trasformare la resistenza in una prova morale. Il rifiuto è un’informazione percettiva, non una colpa.

I pro del training metal

  • Parte da un territorio emotivamente familiare.
  • Conserva una forte motivazione corporea.
  • Offre livelli molto differenti di complessità ritmica e formale.
  • Allena la separazione degli strati dentro impasti sonori densi.
  • Permette di esplorare il timbro come materia fisica.
  • Collega facilmente analisi, memoria, energia e piacere.
  • Dimostra che l’evoluzione del gusto non richiede il rinnegamento della propria identità musicale.

I contro del training metal

  • Il timbro tende a essere allenato soprattutto attraverso saturazione, distorsione e densità.
  • La verticalità viene spesso percepita dentro masse compatte e amplificate.
  • La forma energetica privilegia frequentemente accumulo, peso, esplosione e catarsi.
  • La pulsazione conserva quasi sempre una componente muscolare.
  • La linea melodica deve spesso emergere da un ambiente sonoro molto occupato.
  • Il virtuosismo può trasformare l’ascolto in ammirazione tecnica.
  • La varietà interna al metal può creare l’illusione di non aver più bisogno di uscirne.

Completo non significa universale

Il metal può allenare tutte e cinque le strategie, ma lo fa sotto un carico timbrico ed energetico caratteristico. È un eccellente allenamento full body dell’ascolto ad alta resistenza. Non sostituisce però tutto ciò che può insegnare la rarefazione di Webern, la mobilità ritmica del jazz, la continuità del canto, la polifonia rinascimentale, l’elettronica non pulsata, il minimalismo o una musica costruita quasi interamente sul silenzio.

Questa constatazione non diminuisce il valore del percorso. Ne definisce semplicemente il campo d’azione.

Un training completo delle cinque strategie dentro il metal è possibile. Un training completo dell’intera geografia musicale richiede, prima o poi, di uscire dal metal.

Il momento dell’uscita, però, non deve essere imposto. Può arrivare come conseguenza naturale di ciò che si è imparato. Chi ha scoperto la stratificazione attraverso gli Emperor potrebbe diventare curioso di altre polifonie. Chi ha esplorato lo spazio con i Sunn O))) potrebbe avvicinarsi al drone, all’ambient o all’elettronica. Chi ha seguito le grandi forme dei Dream Theater e degli Opeth potrebbe cominciare a percepire la musica sinfonica non come un mondo estraneo, ma come un territorio attraversato da problemi già incontrati.

Il miglior training metal, quindi, non è quello che dimostra che nel metal c’è già tutto. È quello che rende udibile, dentro il metal, ciò che prima non sapevamo ascoltare. A quel punto l’apertura verso altra musica non appare più come un tradimento, ma come la continuazione del piacere.

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