Musica pesante?

 



La forza allenante non coincide con il valore artistico, con l’importanza storica o con l’intensità emotiva. Misura soltanto quanto un artista alleni in modo equilibrato le cinque strategie dell’ascolto: pulsivo-ciclica, lineare-orizzontale, simultaneo-verticale, timbrico-spaziale e formale-energetica. Per questo un autore molto stimato può ottenere un punteggio relativamente basso. Spesso non si tratta di un limite, ma della conseguenza di una poetica fondata sulla specializzazione, sulla sottrazione o sulla stabilità di una formula.

Nel barocco, Vivaldi può essere valutato intorno a 37/50: possiede una straordinaria energia ciclica, una linea immediatamente riconoscibile e una grande capacità di rendere chiara la forma del concerto, ma presenta una varietà verticale, timbrica e architettonica inferiore a quella di Bach. A Stravinskij viene spesso attribuita la battuta secondo cui Vivaldi non avrebbe scritto centinaia di concerti diversi, ma lo stesso concerto centinaia di volte. La formulazione documentata nelle conversazioni con Robert Craft è più prudente: Stravinskij definisce Vivaldi sopravvalutato e sostiene che sapesse comporre «la stessa forma così tante volte». Le versioni con cento, quattrocento, cinquecento o seicento concerti sono varianti popolari e non vanno presentate come citazioni letterali certe. La battuta è utile come provocazione sul rischio della ripetizione formulare, ma non sostituisce un giudizio analitico sulla varietà reale dell’opera vivaldiana.

Nel repertorio classico e romantico si incontrano altri casi istruttivi. Boccherini, circa 36/50, offre raffinatezza melodica e cameristica entro trasformazioni energetiche generalmente contenute. Chopin, circa 39/50, raggiunge livelli altissimi nella linea, nell’armonia e nel timbro pianistico, ma allena meno il ciclo corporeo e la pluralità orchestrale. Puccini, circa 39/50, è formidabile nella continuità vocale e nell’energia drammatica, ma meno sistematicamente complesso sul piano contrappuntistico. Satie e Arvo Pärt, entrambi intorno a 34/50, sono controesempi ancora più netti: restringono volontariamente il vocabolario per rendere percepibili silenzio, risonanza, attesa e immobilità.

Nel jazz, Chet Baker e Paul Desmond possono collocarsi intorno a 34/50. Entrambi possiedono una qualità lineare e timbrica eccezionale, ma lavorano entro un campo dinamico e strutturale relativamente raccolto. Il punteggio non nega la profondità del fraseggio: indica che l’allenamento è selettivo. Erroll Garner, circa 36/50, è molto forte nel ritmo e nella melodia, ma attraversa meno sistemi musicali rispetto a trasformatori come Miles Davis, Duke Ellington o John Coltrane.

Nel rock, Chuck Berry può fermarsi intorno a 35/50 pur avendo creato una grammatica fondamentale. Gli AC/DC, circa 34/50, portano quasi alla perfezione riff, pulsazione e incastro, ma mantengono volutamente stabili armonia, spazio e forma. Motörhead, circa 36/50, segue una logica simile: energia e identità timbrica sono assolute, mentre la varietà verticale e architettonica resta contenuta. La forza di questi artisti nasce dalla concentrazione, non dall’ampiezza.

Nel punk, i Ramones raggiungono circa 40/50. Il punteggio è tutt’altro che basso in senso assoluto, ma rimane inferiore a quello dei Clash perché i Ramones comprimono deliberatamente armonia, timbro e sviluppo. La loro discografia è una scuola di attacco, velocità, durata, economia e microvariazione. Minor Threat, circa 37/50, estremizza ulteriormente questa scelta: massima urgenza ed essenzialità dentro un vocabolario molto concentrato.

Nel metal, Manowar può essere valutato intorno a 34/50: possiede un’energia monumentale molto efficace, ma ricorre spesso a formule ritmiche, armoniche e narrative stabili. Electric Wizard, circa 35/50, sviluppa soprattutto peso, saturazione, durata e materia sonora, lasciando volutamente elementari la linea e la mobilità armonica. Anche qui il punteggio basso descrive una specializzazione, non una mancanza di identità.

Nel pop, Adele è uno dei controesempi più chiari, circa 34/50. La strategia lineare-orizzontale è fortissima: frase, registro, respiro e intensificazione guidano l’ascolto. Pulsazione, stratificazione e ricerca timbrica sono invece meno varie. ABBA, circa 39/50, possiedono melodie, armonizzazioni e produzione di livello altissimo, ma una minore radicalità formale rispetto a Stevie Wonder, Prince o Beyoncé. I Carpenters, circa 36/50, raggiungono una perfezione vocale e produttiva dentro un campo dinamico intenzionalmente controllato. Kylie Minogue, circa 36/50, privilegia ciclo e immediatezza melodica rispetto alla complessità verticale e formale.

Nel soul e nell’R&B, Sam Cooke può collocarsi intorno a 36/50 e Otis Redding intorno a 38/50. Il primo è un riferimento assoluto per eleganza lineare; il secondo per gesto vocale ed energia. Entrambi hanno però una tavolozza discografica meno integrata di quella di Stevie Wonder. Sade, circa 36/50, costruisce un mondo raffinatissimo attraverso sottrazione, continuità e stabilità atmosferica. La limitazione stessa diventa stile.

Nel funk, i Meters raggiungono circa 38/50. Sono maestri quasi insuperabili del groove, ma la loro purezza pulsiva riduce deliberatamente l’espansione formale. Nell’hip-hop, Run-D.M.C., circa 36/50, possiede un’importanza storica enorme pur lavorando con produzioni essenziali. 50 Cent, circa 32/50, concentra l’efficacia su identità vocale, beat e ripetibilità della forma. 21 Savage, circa 33/50, sviluppa una forte atmosfera e una precisa economia del flow, ma mantiene ridotte l’escursione melodica e la varietà energetica.

Nell’elettronica e nell’ambient, Stars of the Lid può essere valutato intorno a 33/50: l’esperienza timbrico-spaziale è profondissima, ma ritmo e articolazione formale tradizionale vengono quasi sospesi. Enya, circa 34/50, costruisce un universo vocale e produttivo immediatamente riconoscibile restringendo contrasto e pulsazione. Robert Hood, circa 35/50, è un maestro della microvariazione ciclica, ma limita intenzionalmente melodia e grande forma. Jean-Michel Jarre, circa 38/50, è molto forte nel colore e nello spazio, con strutture armoniche generalmente leggibili.

Nel folk e nel cantautorato, Nick Drake può collocarsi intorno a 37/50: linea, armonia e timbro sono raffinatissimi, mentre la gamma pulsiva ed energetica resta contenuta. Leonard Cohen, circa 35/50, dimostra che la grandezza di una canzone può dipendere anche da parola, presenza e situazione narrativa, fattori che la griglia delle cinque strategie registra soltanto in parte. Hank Williams, circa 34/50, raggiunge una potenza narrativa enorme attraverso forme armoniche e strumentali essenziali. João Gilberto, circa 38/50, crea una rivoluzione nell’incastro fra voce e chitarra, ma mantiene ristretto il campo dinamico e timbrico.

Nella musica italiana, Fabrizio De André può essere valutato intorno a 38/50: è straordinario sul piano verbale, melodico e narrativo, ma meno sistematicamente allenante nel ritmo e nella simultaneità verticale. Mina, circa 37/50, è un’interprete vocale immensa, ma la varietà del repertorio non coincide sempre con una progettazione unitaria degli album. Vasco Rossi, circa 34/50, possiede frase, presenza ed energia comunicativa fortissime entro sistemi armonici e formali relativamente stabili.

Tre tipi di controesempio

Specializzazione: l’artista porta una o due strategie a livelli altissimi, sacrificando l’equilibrio complessivo. È il caso degli AC/DC per il ciclo, di Adele per la linea, di Enya per il timbro e dei Meters per il groove.

Sottrazione poetica: l’artista elimina volontariamente densità, contrasto o sviluppo. Satie, Pärt, Sade e Stars of the Lid non falliscono nell’integrazione: scelgono di non perseguirla.

Stabilità della formula: l’artista perfeziona un linguaggio riconoscibile senza trasformarlo radicalmente. Vivaldi, Ramones, Motörhead, Gregory Isaacs e Hank Williams mostrano quanto una grammatica stabile possa produrre opere memorabili.

Come leggere i punteggi

Fra 46 e 50 punti troviamo un’integrazione eccezionale delle cinque strategie. Fra 42 e 45 la forza allenante è molto alta. Fra 38 e 41 l’allenamento è buono oppure fortemente specializzato. Fra 34 e 37 emergono punti ciechi evidenti, spesso compensati da una poetica molto precisa. Fra 30 e 33 il campo percettivo è ristretto, ma può essere estremamente caratterizzato.

Il principio conclusivo è semplice: la forza allenante misura quante facoltà vengono messe alla prova, non quanto piacere, emozione o significato possa offrire un artista. Un autore da 34/50 può essere indispensabile proprio perché concentra l’ascolto su una competenza specifica. La griglia serve a individuare la palestra, non a costruire una gerarchia del valore.

Fonti sulla frase attribuita a Stravinskij

  • Igor Stravinskij e Robert Craft, Conversations with Igor Stravinsky: Vivaldi viene definito sopravvalutato e capace di comporre ripetutamente la stessa forma.
  • Le versioni numeriche della battuta, con cento, quattrocento, cinquecento o seicento concerti, circolano in raccolte di citazioni e fonti divulgative, ma non sono uniformi.

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