Musica leggerissima?


Uno dei risultati più sorprendenti emersi dalle analisi di Ascolta e pentiti è che alcuni grandi artisti pop possiedono una forza allenante paragonabile a quella dei maggiori protagonisti del rock e non molto distante dai vertici della musica classica e del jazz.

La scala utilizzata assegna fino a dieci punti a ciascuna delle cinque strategie fondamentali dell’ascolto: pulsivo-ciclica, lineare-orizzontale, simultaneo-verticale, timbrico-spaziale e formale-energetica. Il totale massimo è quindi di cinquanta punti.

Non si tratta di una misurazione scientifica né di una classifica della bellezza. Il punteggio indica quante facoltà percettive una discografia può esercitare e con quale intensità: seguire il ritmo, riconoscere le linee, separare gli strati, esplorare il suono e ricostruire la forma.

I vertici della scala

Ai livelli più alti troviamo musicisti capaci di attivare quasi tutte le strategie contemporaneamente:

  • Igor Stravinskij: 49
  • Johann Sebastian Bach: 48
  • Miles Davis: 48
  • John Coltrane: 48
  • Stevie Wonder: 47
  • Frank Zappa: 47
  • Radiohead: 46
  • King Crimson: 46
  • Beyoncé: 46
  • Michael Jackson: 46

Questa non è una classifica, fra il primo musicista di classica e jazz e i primi due nell'ambito pop/rock ce ne saranno un centinaio di artisti classici e jazz con quel potere allenante. Sono solo esempi. Però non stiamo parlando di differenze mostruose. Pochi punti.

Le differenze numeriche sono ridotte, ma i profili sono molto diversi. Bach raggiunge il vertice attraverso contrappunto, indipendenza delle voci e architettura. Stravinskij attraverso ritmo, orchestrazione, sovrapposizione e trasformazione formale. Miles Davis aggiunge la capacità di cambiare più volte il centro dell’ascolto: dalla linea di Kind of Blue al paesaggio elettrico di In a Silent Way, fino ai cicli e al montaggio di On the Corner.

Stevie Wonder arriva quasi allo stesso livello attraverso una strada differente. In Innervisions e Songs in the Key of Life, groove, melodia, armonia, sintetizzatori e forma-canzone collaborano senza ostacolare il piacere immediato. Michael Jackson trasforma invece battito, respiro, silenzio, voce e produzione in un unico gesto. Beyoncé integra canto, ritmo, stratificazione vocale, produzione elettronica e costruzione narrativa dell’album.

Tre grandi artisti pop

Questi tre casi mostrano che il pop non è necessariamente una forma musicale percettivamente povera. Può raggiungere una notevole complessità quando la canzone diventa il punto d’incontro fra molte strategie.

  • Beyoncé

    La sua forza nasce soprattutto dall’integrazione fra groove, controllo vocale, cori, cambi di registro e produzione. Album come Lemonade e Renaissance chiedono di seguire contemporaneamente ritmo, voce, timbro e percorso complessivo.

  • Michael Jackson

    Off the Wall è una straordinaria palestra del ciclo e del microtiming; Thriller insegna la disposizione degli strati; Bad porta in primo piano la linea vocale; Dangerous sviluppa forme più estese e contrastanti; HIStory approfondisce timbro, rumore e spazio.

  • Stevie Wonder – analisi estesa

    È probabilmente il musicista pop più completo della scala. Talking Book sviluppa la linea, Innervisions l’armonia, Hotter Than July il ciclo, Journey Through the Secret Life of Plants il timbro e Songs in the Key of Life integra tutte le strategie.

Il pop contemporaneo

Fra gli artisti della nuova generazione emerge Rosalía, valutata intorno a 45 punti. La sua discografia attraversa canto flamenco, elettronica, ritmi urbani, montaggio, orchestra e forma concettuale. Los Ángeles mette al centro voce, chitarra e silenzio; El mal querer collega racconto, ritmo e produzione; Motomami lavora su frammentazione e contrasti; Lux amplia drasticamente armonia, orchestra e grande forma.

Più indietro, ma comunque nella fascia del pop sofisticato, si possono collocare indicativamente Taylor Swift, Billie Eilish e Bruno Mars, intorno a 40-42 punti. Anche qui le specializzazioni sono differenti:

  • Taylor Swift allena soprattutto linea vocale, prosodia, memoria narrativa e costruzione della canzone;
  • Billie Eilish porta in primo piano timbro, prossimità della voce, silenzio, basse frequenze e profondità dello spazio produttivo;
  • Bruno Mars sviluppa groove, precisione dell’incastro, fraseggio vocale e integrazione fra funk, soul e pop.

Un totale inferiore non significa che questi musicisti siano artisticamente inferiori. Indica soltanto che le loro opere tendono a concentrarsi su alcune strategie più di altre.

Il valore medio del pop radiofonico

Il pop mainstream trasmesso più frequentemente da radio e televisione si colloca spesso intorno a 25-30 punti. Le produzioni particolarmente curate o meno prevedibili possono salire verso 30-35; quelle più standardizzate possono fermarsi fra 20 e 25.

Questa musica può essere perfettamente realizzata, emozionante e memorabile. Tende però ad allenare soprattutto:

  • riconoscimento del ritornello;
  • memoria melodica;
  • pulsazione regolare;
  • identità immediata della voce;
  • climax breve e facilmente prevedibile;
  • colore produttivo rapidamente riconoscibile.

Sono meno frequentemente sollecitati il contrappunto, l’indipendenza delle parti, l’ambiguità metrica, la trasformazione profonda del materiale e la memoria delle grandi forme.

Non bisogna quindi affermare che tutto ciò che passa in radio, televisione o a Sanremo sia poco allenante. La fascia descrive una tendenza produttiva, non attribuisce automaticamente un voto a ogni canzone o artista.

Il grande rock

I maggiori protagonisti del rock si muovono generalmente fra 44 e 47 punti. In cima troviamo Frank Zappa, King Crimson, Radiohead sebbene ciascuno raggiunga il risultato attraverso competenze diverse.

  • Frank Zappa integra ritmo, contrappunto, armonia, improvvisazione, orchestra, montaggio e tecnologia.
  • King Crimson combina riff, polimetria, linee indipendenti, improvvisazione e grandi trasformazioni energetiche.
  • Radiohead collegano canzone, armonia, ritmo irregolare, elettronica e paesaggio sonoro.

Anche il rock più diretto conserva generalmente una discreta forza allenante. Blues rock, hard rock, punk e garage privilegiano riff, attacco, voce, pulsazione e identità timbrica. Non possiedono sempre la complessità simultanea del progressive o del jazz rock, ma richiedono comunque un ascolto più fisico e articolato di molta produzione standardizzata.

È però più coerente collocare la forza media di blues rock e punk intorno a 36-39 punti, . I loro massimi rappresentanti possono naturalmente salire oltre 40.

Altre tradizioni molto allenanti

Classica, jazz e rock non possiedono l’esclusiva dell’allenamento percettivo. Numerose tradizioni possono raggiungere, nelle loro espressioni migliori, la fascia dei grandi artisti rock.

  • Musiche africane e afrobeat: Fela Kuti e Tony Allen sviluppano ciclo, stratificazione, microvariazione e forma di lunga durata.
  • Musica brasiliana: Antônio Carlos Jobim, Milton Nascimento, Hermeto Pascoal e Egberto Gismonti integrano melodia, armonia, ritmo, timbro e trasformazione formale.
  • Minimalismo: Steve Reich, Philip Glass e John Adams allenano pulsazione, processo, microvariazione e memoria della durata.
  • Musica per il cinema: Ennio Morricone, Bernard Herrmann e John Williams possono raggiungere una notevole ricchezza attraverso orchestrazione, tema, spazio e costruzione drammatica.
  • Musiche modali e vocali extraeuropee: Ravi Shankar, Ali Akbar Khan, Umm Kulthum e Nusrat Fateh Ali Khan sviluppano linea, intonazione, ornamentazione, ciclo e intensificazione collettiva.

Questi esempi mostrano che non è il nome del genere a determinare automaticamente il risultato. Conta il numero di relazioni che la musica rende percepibili e la varietà di strategie richieste.

La vera differenza è la quantità

La differenza più importante fra classica e jazz da una parte e pop-rock dall’altra non riguarda necessariamente la qualità dei vertici. Riguarda soprattutto la loro quantità.

Nel jazz e nella musica classica esistono decine di compositori e interpreti poco conosciuti dal grande pubblico che raggiungono punteggi molto elevati. Eric Dolphy, per esempio, può essere collocato intorno a 46 punti: la sua musica sviluppa linee intervallari imprevedibili, configurazioni armoniche aperte, timbri strumentali inconsueti, pulsazione mobile e forme che combinano scrittura e improvvisazione.

Nel pop e nel rock è più rischioso scegliere casualmente. Accanto a capolavori molto allenanti esiste una quantità enorme di musica costruita per confermare rapidamente aspettative già conosciute. Nella classica e nel jazz, invece, anche molti autori o interpreti di seconda fascia lavorano abitualmente con forme, armonie, interazioni e durate capaci di coinvolgere numerose facoltà percettive.

Che cosa misurano davvero questi numeri?

La scala non dimostra che Stravinskij sia “migliore” di Michael Jackson, che Stevie Wonder debba piacere più di Billie Eilish o che un disco da 46 produca emozioni superiori a una canzone da 28.

Misura una cosa più limitata: l’ampiezza della palestra percettiva offerta dalla musica.

Una canzone semplice può concentrare tutta la propria forza in una voce, in una melodia o in un groove. Un’opera più complessa può allenare simultaneamente molte strategie e, nonostante questo, lasciare freddo un determinato ascoltatore.

L’obiettivo di Ascolta e pentiti non è sostituire il piacere con il punteggio. È usare il punteggio per riconoscere i territori che frequentiamo meno e scegliere nuovi ascolti capaci di ampliare la nostra sensibilità.

La scoperta più interessante non è che il pop possa battere il rock o avvicinarsi alla classica. È che una musica popolare, immediata e divertente può diventare una palestra quasi completa dell’ascolto.

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