Anche il jazz mainstream richiede un training specialistico di percezione. Il percorso può riprendere esattamente la struttura pedagogica di quello classico, ma deve aggiungere una competenza specifica: conservare forma e pulsazione mentre le linee improvvisate trasformano continuamente il materiale. Ho organizzato tredici ascolti progressivi, dalla distinzione fra tema e accompagnamento fino alla memoria collettiva di Jazz at Massey Hall.
Linee, cicli e memoria: imparare ad ascoltare il bebop
Anche il bebop richiede un approfondimento. Alcune abilità necessarie non si recuperano automaticamente da ascolti casuali di dischi appartenenti ad altri generi. Altrimenti Charlie Parker sarebbe tra gli artisti più ascoltati sulle piattaforme digitali e il bebop non continuerebbe a essere percepito da molti ascoltatori come una musica troppo rapida, nervosa o difficile da seguire.
Ascoltare il bebop non significa riuscire a riconoscere ogni accordo o controllare tutte le note di un assolo. Significa imparare a sentire una pulsazione stabile, riconoscere il ritorno della forma, scegliere una linea, seguirne la direzione e conservarne il ricordo mentre l’attenzione si sposta verso il basso, la batteria, il pianoforte o un altro solista.
Questo itinerario propone tredici ascolti progressivi. Si parte dalla continuità ritmica dello swing, si passa alla distinzione fra tema e assolo, si impara a riconoscere il chorus e si arriva alle linee complesse di Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk e Bud Powell. Il punto d’arrivo è l’ascolto del quintetto bebop come organismo collettivo dotato di memoria.
La strategia allenata principalmente è quella lineare-orizzontale: la capacità di percepire l’assolo come un percorso che si sviluppa nel tempo. Fin dai primi ascolti è però indispensabile la strategia pulsivo-ciclica, perché la linea bebop acquista senso dentro il tempo e dentro il ritorno del chorus. Con il procedere del percorso entrano in gioco anche la simultaneità verticale, lo spazio timbrico e la memoria formale-energetica.
Come affrontare ogni ascolto
Ogni composizione può essere ascoltata almeno quattro volte, possibilmente in giorni diversi.
- Ascolto globale: seguire liberamente la musica senza contare le battute e senza cercare di analizzare gli accordi.
- Ascolto pulsivo: concentrarsi su basso e batteria, cercando di mantenere il tempo anche quando gli accenti del solista lo contraddicono.
- Ascolto lineare: scegliere il tema o la linea di un solista e seguirne ritmo, profilo, pause e direzione.
- Ascolto mnemonico-formale: riconoscere il ritorno del tema, l’inizio di un nuovo chorus e il rapporto fra le diverse parti dell’esecuzione.
Non è necessario conoscere le note. Una frase può essere ricordata attraverso il suo ritmo, il profilo, il registro, il timbro e il carattere: ascendente, discendente, esitante, precipitosa, regolare, spezzata, compressa o distesa.
Non è neppure necessario contare per sempre. Il conteggio è un sostegno provvisorio: serve a costruire una memoria ciclica che, con l’esperienza, dovrebbe diventare corporea e intuitiva.
Livello 0: preparare pulsazione e attenzione
1. Count Basie, One O’Clock Jump
Il primo esercizio consiste nel percepire una pulsazione continua e nel distinguere il riff principale dalle parti che lo sostengono. La regolarità del tempo consente di spostare l’attenzione senza perdere completamente l’orientamento.
- Al primo ascolto seguire soltanto il battito.
- Al secondo concentrarsi sul basso e riconoscere la regolarità dei suoi passi.
- Al terzo seguire uno dei riff suonati dagli strumenti a fiato.
- Al quarto passare volontariamente dal riff al basso e dal basso alla batteria.
Dopo l’ascolto, provare a ricordare il ritmo del riff e il punto nel quale l’esecuzione aumenta maggiormente di intensità.
Obiettivo: comprendere che seguire una linea non significa abbandonare la pulsazione sulla quale essa si muove.
2. Lester Young, Lester Leaps In
Il fraseggio di Lester Young permette di incontrare una linea jazzistica mobile ma ancora relativamente ariosa. Le pause rendono percepibili l’inizio e la fine dei gesti melodici.
- Seguire il profilo generale dell’assolo senza preoccuparsi degli accordi.
- Individuare una frase breve e provare a ricordarne il ritmo.
- Riascoltare osservando se la frase successiva ripete, completa o contraddice quella precedente.
- Durante le pause del solista, continuare a sentire interiormente la pulsazione.
Obiettivo: imparare a ricordare il gesto di una frase, non necessariamente tutte le note che la compongono.
3. Charlie Christian, Swing to Bop
La lunga improvvisazione di Charlie Christian si colloca sulla soglia fra swing e bebop. Le frasi diventano più estese, il ritmo più mobile e la continuità melodica più importante.
- Al primo ascolto seguire soltanto la chitarra.
- Al secondo ascoltare il modo in cui le frasi cominciano e terminano rispetto al battito.
- Al terzo scegliere una frase e verificare se un suo ritmo o frammento ritorna successivamente.
- Individuare un momento nel quale l’assolo sembra raggiungere un primo culmine.
Obiettivo: passare dalla memoria della singola frase alla memoria di una successione di frasi.
La soglia minima per proseguire consiste nel riuscire a seguire il solista per qualche secondo, spostare brevemente l’attenzione sulla sezione ritmica e ritrovare poi la linea senza avere la sensazione che l’assolo sia ricominciato da zero.
Livello 1: tema, assolo e ritorno
4. Charlie Parker, Now’s the Time
La struttura del blues offre un ciclo relativamente breve e riconoscibile. Il tema iniziale stabilisce un’identità ritmica e melodica che deve essere conservata mentre Parker improvvisa.
- Memorizzare il gesto iniziale del tema.
- Riconoscere il passaggio dal tema all’assolo.
- Contare, se necessario, tre gruppi di quattro battute.
- Individuare l’inizio di ogni nuovo chorus.
- Riconoscere il ritorno del tema conclusivo.
Obiettivo: comprendere che l’assolo non procede in uno spazio privo di confini. Si sviluppa dentro una forma ciclica che ritorna anche quando il tema non viene suonato.
5. Charlie Parker, Billie’s Bounce
Il tema è più articolato e contiene già molti elementi del linguaggio bebop: accenti irregolari, frammenti brevi, risposte e deviazioni cromatiche.
- Ascoltare più volte il tema senza procedere immediatamente agli assoli.
- Dividerlo mentalmente in piccoli gesti, assegnando a ciascuno un’etichetta intuitiva.
- Seguire l’assolo e riconoscere il ritorno del ciclo blues.
- Confrontare il primo chorus con il successivo: maggiore densità, registro, continuità, pause e intensità.
Obiettivo: ricordare contemporaneamente il tema assente, il chorus presente e il percorso energetico dell’assolo.
6. Charlie Parker, Yardbird Suite
Qui la forma è più lunga del blues e il tema presenta un carattere chiaramente cantabile. La difficoltà consiste nel riconoscere le grandi sezioni senza confonderle con le singole frasi.
- Memorizzare l’inizio del tema.
- Riconoscere una sezione iniziale e una sezione contrastante.
- Durante l’assolo, cercare di avvertire quando la forma passa da una zona all’altra.
- Prima del tema finale, provare ad anticipare mentalmente il suo ritorno.
Obiettivo: passare dalla memoria di un ciclo breve alla memoria di una forma articolata in sezioni.
Livello 2: costruire la memoria della linea bebop
7. Miles Davis, Donna Lee
Il tema di Donna Lee è una lunga linea continua, rapida e ricca di direzioni armoniche. Non bisogna tentare di memorizzarla subito per intero. Conviene dividerla in zone e gesti.
- Seguire soltanto il ritmo della linea, ignorandone per il momento le altezze.
- Individuare i punti nei quali la melodia sembra appoggiarsi o respirare.
- Scegliere un breve frammento e provarne a ricordare profilo e articolazione.
- Riconoscere il frammento quando il tema viene ripetuto alla fine.
Obiettivo: imparare a suddividere una linea molto lunga senza ridurla a una successione disordinata di note.
8. Charlie Parker, Ornithology
Il tema attraversa una successione armonica preesistente mediante frasi che possiedono continuità melodica propria. Il bebop utilizzò spesso le strutture armoniche degli standard come terreno per nuove melodie e sostituzioni.
- Memorizzare il ritmo dell’attacco.
- Seguire la direzione delle frasi: salita, discesa, sospensione e nuova partenza.
- Individuare le note che sembrano funzionare come traguardi provvisori.
- Durante l’assolo, osservare se Parker conserva il carattere mobile e continuo del tema.
Obiettivo: sentire che la linea attraversa gli accordi senza essere spezzata da ogni cambiamento armonico.
9. Charlie Parker, Confirmation
Il tema richiede una memoria più ampia: contiene numerosi frammenti, ma deve essere percepito come un unico discorso. L’ascoltatore deve distinguere identità locale e direzione complessiva.
- Ascoltare il tema più volte prima di affrontare l’intera esecuzione.
- Individuare tre o quattro gesti facilmente riconoscibili.
- Prima del riascolto, provare a ricordare l’ordine con cui questi gesti appaiono.
- Durante gli assoli, mantenere disponibile nella memoria il profilo generale del tema.
- Al ritorno finale, verificare quali frammenti vengono riconosciuti immediatamente e quali sembrano ancora nuovi.
Obiettivo: costruire una memoria gerarchica nella quale i frammenti appartengono a frasi e le frasi appartengono a una forma.
Livello 3: simultaneità e conversazione
10. Dizzy Gillespie e Charlie Parker, Shaw ’Nuff
Tromba e sassofono espongono insieme una linea rapida e perfettamente coordinata. Quando cominciano gli assoli, le due personalità separano ciò che nel tema appariva come una sola voce.
- Seguire inizialmente la linea comune di tromba e sassofono.
- Riascoltare concentrandosi sul diverso timbro dei due strumenti dentro l’unisono.
- Confrontare il fraseggio di Gillespie con quello di Parker: registro, articolazione, densità e forma delle pause.
- Al ritorno del tema, percepire nuovamente i due strumenti come una linea collettiva.
Obiettivo: riconoscere due identità timbriche dentro una linea comune e conservarne il ricordo quando diventano solisti indipendenti.
11. Thelonious Monk, Evidence
Monk rende udibili il peso delle singole note, l’importanza dei silenzi e l’autonomia dell’accompagnamento. Il pianoforte non si limita a sostenere il solista: interviene, interrompe, sposta gli equilibri e ridefinisce lo spazio.
- Memorizzare il profilo ritmico del tema.
- Seguire le pause con la stessa attenzione riservata alle note.
- Durante l’assolo, ascoltare separatamente la linea del solista e gli interventi del pianoforte.
- Osservare se gli accordi di Monk confermano il ritmo atteso oppure lo contraddicono.
- Ricostruire quali eventi sembravano risposte e quali sembravano aperture verso una nuova direzione.
Obiettivo: integrare linea, simultaneità verticale e spazio ritmico senza trasformare l’accompagnamento in uno sfondo indistinto.
12. Bud Powell, Tempus Fugit
Nel pianoforte di Bud Powell la mano destra costruisce linee paragonabili a quelle di uno strumento a fiato, mentre la mano sinistra interviene con accordi e accenti. La difficoltà consiste nel seguire la rapidità della linea senza perdere basso, armonia e forma.
- Al primo ascolto seguire esclusivamente la mano destra.
- Al secondo concentrarsi sugli accordi della mano sinistra.
- Al terzo ascoltare basso e batteria, cercando di mantenere la pulsazione sotto la mobilità del pianoforte.
- Al quarto integrare i diversi piani e individuare il culmine energetico dell’assolo.
Obiettivo: percepire una linea estremamente rapida come percorso organizzato, sostenuto da una trama verticale e da una forma ciclica.
Livello 4: memoria collettiva e forma aperta
13. Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Bud Powell, Charles Mingus e Max Roach, Hot House, da Jazz at Massey Hall
La difficoltà finale consiste nell’ascoltare il quintetto come un sistema di memorie interdipendenti. Ogni musicista conserva la forma, reagisce a quanto è appena accaduto e prepara possibilità per l’intervento successivo.
Nei primi ascolti è preferibile dividere l’esecuzione in grandi zone:
- presentazione del tema;
- passaggio dal tema agli assoli;
- successione e caratterizzazione dei solisti;
- interazione con la sezione ritmica;
- preparazione del ritorno;
- tema conclusivo.
Non bisogna tentare di controllare immediatamente tutti i musicisti. È più utile scegliere un solo percorso e seguirlo attraverso l’intera esecuzione.
- Primo ascolto: seguire Parker, osservando continuità, accelerazioni, pause e cambi di registro.
- Secondo ascolto: seguire Gillespie e confrontare il suo arco con quello di Parker.
- Terzo ascolto: concentrarsi su Bud Powell e sul modo in cui collega linea e armonia.
- Quarto ascolto: seguire Mingus e Max Roach, verificando come mantengono e trasformano la pulsazione.
- Quinto ascolto: ricostruire la forma complessiva e il passaggio energetico da un solista all’altro.
Obiettivo: percepire contemporaneamente la linea scelta nel presente, gli altri musicisti che la sostengono o la contrastano, il ricordo del tema e la posizione raggiunta nell’arco complessivo.
Le quattro tappe dell’allenamento
1. Pulsazione e distinzione dei piani
Nei primi tre ascolti si impara a separare solista, basso, batteria, riff e accompagnamento. La pulsazione diventa un riferimento stabile che permette all’attenzione di muoversi senza perdere l’orientamento.
2. Memoria del tema e del chorus
Con i blues e le prime composizioni di Parker non basta riconoscere il tema quando è presente. Bisogna conservarlo durante gli assoli e imparare a sentire il ritorno della forma anche quando nessuno ne ripete la melodia.
3. Continuità della linea attraverso gli accordi
Con Donna Lee, Ornithology e Confirmation la memoria deve organizzare frasi più lunghe. Gli accordi cambiano rapidamente, ma la linea non deve essere percepita come una successione di sezioni isolate. Ogni nota acquista senso anche per il modo in cui proviene dalla precedente e conduce verso la successiva.
4. Memoria dialogica e forma collettiva
Con Gillespie, Monk, Powell e il concerto di Massey Hall l’ascolto si allarga all’intero gruppo. Bisogna ricordare chi ha presentato un gesto, chi gli ha risposto, come la sezione ritmica ha modificato l’energia e come ogni assolo si colloca nella forma complessiva.
Come valutare i progressi
La domanda da evitare è: «Ho capito tutti gli accordi?»
È più utile chiedersi:
- Riesco a mantenere la pulsazione quando il solista sposta gli accenti?
- Riconosco il passaggio dal tema all’assolo?
- Avverto l’inizio di un nuovo chorus?
- Riesco a ricordare almeno il ritmo o il profilo di una frase?
- Sento che una frase risponde alla precedente oppure ogni frase mi appare isolata?
- Posso spostare l’attenzione dal solista al basso e ritrovare poi il solista senza ricominciare da zero?
- Distinguo il carattere dei diversi chorus di uno stesso assolo?
- Ricordo soltanto il tema oppure anche il percorso energetico dell’esecuzione?
- La velocità comincia a produrre direzione e piacere invece di semplice affaticamento?
La memoria ciclica periferica
La meta non consiste nel contare coscientemente tutte le battute o nel seguire ogni strumento in ogni istante. Persino un ascoltatore esperto sposta continuamente il centro dell’attenzione.
La capacità decisiva è una memoria ciclica periferica. Mentre il solista occupa il primo piano, la pulsazione, il basso, la forma armonica e il tema non vengono controllati nota per nota, ma rimangono disponibili sullo sfondo. Quando l’attenzione ritorna verso di essi, non sembrano ricominciare da zero.
Nel bebop questa memoria possiede almeno quattro dimensioni:
- memoria pulsiva: conservare il tempo anche attraverso pause, sincopi e accenti spostati;
- memoria ciclica: avvertire la posizione raggiunta nel chorus;
- memoria lineare: ricordare la direzione delle frasi precedenti;
- memoria dialogica: ricordare che cosa hanno proposto gli altri musicisti e riconoscere le risposte successive.
Il bebop nelle cinque strategie di ascolto
In termini di Ascolta e pentiti, questo itinerario parte dall’integrazione di due strategie:
- la strategia pulsivo-ciclica, necessaria per sentire swing, battito e ritorno del chorus;
- la strategia lineare-orizzontale, necessaria per seguire il fraseggio come percorso nel tempo.
Le integra gradualmente con:
- la percezione simultaneo-verticale degli accordi, degli interventi del pianoforte e delle parti sovrapposte;
- la distinzione timbrico-spaziale di tromba, sassofono, pianoforte, basso e batteria;
- la memoria formale-energetica dei chorus, dei passaggi fra solisti, dei culmini e del ritorno conclusivo.
Il risultato non dovrebbe essere una sorveglianza faticosa della musica. Si impara a muovere l’attenzione senza perdere la pulsazione, a riconoscere una forma anche quando la melodia scompare e a provare piacere dentro linee che inizialmente sembravano troppo rapide o frammentarie.
Il bebop smette così di apparire come una cascata di note. Diventa una musica di percorsi ricordati: ogni frase nasce da ciò che è appena accaduto, attraversa una forma condivisa e modifica le possibilità di ciò che potrà accadere subito dopo.
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