L'attribuzione si basa, ove disponibili, sulle stroncature e sulle posizioni critiche pubblicamente documentate ed è stata elaborata automaticamente, senza indicazioni dell'autore del blog sui singoli nomi. Non descrive qualità personali né pretende di stabilire competenze reali: propone soltanto ipotesi sul baricentro della scrittura critica.
Non c'è niente di male nell'essere critici specializzati. La specializzazione può produrre profondità, riconoscibilità e un rapporto duraturo con il proprio pubblico. In questo articolo “punto cieco” significa soltanto una possibile area meno tematizzata, non incapacità, difetto professionale o giudizio sulla persona.
Critici musicali e test della musica rifiutata
Una classificazione secondo la Mappa completa dei gusti musicali
Un critico non è un ascoltatore universale soltanto perché conosce molti dischi o attraversa molti generi. È universale, nel senso specifico di questa Mappa, quando sa cambiare strategia secondo la musica e spiegare correttamente anche ciò che non ama.
Il criterio
Le cinquine seguono sempre questo ordine: pulsivo-ciclico, lineare-orizzontale, simultaneo-verticale, timbrico-spaziale, formale-energetico. Il valore 1 indica una strategia abitualmente portata in primo piano; lo 0 indica una strategia meno visibile nella scrittura esaminata.
Uno zero non indica incompetenza. Le attribuzioni sono ipotesi interpretative, non diagnosi. “Universalità non confutata” significa soltanto che non è stato individuato un rifiuto pubblico sufficiente a dimostrare un punto cieco stabile.
Il test della musica rifiutata
- Il critico ricostruisce la logica dell'opera prima di giudicarla?
- Usa criteri appropriati a quella musica oppure quelli del repertorio che preferisce?
- Distingue «non mi coinvolge» da «non vale»?
- Rifiuta il singolo disco oppure delegittima un'intera strategia di ascolto?
- Lo stesso errore ricorre davanti a opere simili?
Il profilo 31 non identifica chi ama tutto. Identifica chi può dire: «Comprendo la logica di questa musica; ora posso decidere liberamente se mi coinvolge».
Critici e recensori italiani
Franco Fabbri
Profilo proposto: 31. Universale metodologico — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Nessun genere risulta delegittimato in quanto tale: il suo modello invita a ricostruire le regole specifiche di ogni comunità musicale.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'eventuale limite non è una strategia mancante, ma il rischio che la cornice sociologica lasci talvolta in secondo piano l'esperienza percettiva individuale.
Verdetto prudente: Universalità metodologica non confutata.
Stefano Zenni
Profilo proposto: 31. Universale jazzistico — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge un rifiuto sistematico di jazz tradizionale, bebop, free jazz, fusion, funk o jazz vocale.
Possibile punto cieco o area da verificare: La piena universalità andrebbe verificata su repertori radicalmente esterni al jazz, come sinfonismo monumentale, ambient estremo o techno minimale.
Verdetto prudente: Universale molto plausibile nell'ecosistema jazzistico.
Enrico Merlin
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Il suo percorso va dalla musica colta al ragtime, dal jazz al rock, dall'elettronica al metal estremo, e include timbro, dinamica ed espressività accanto a melodia, armonia e ritmo.
Possibile punto cieco o area da verificare: Non è documentato un rifiuto categoriale stabile. La prova negativa resta però incompleta: andrebbero esaminate in modo sistematico le sue valutazioni sfavorevoli su opera, musica antica, sinfonismo e popular music deliberatamente convenzionale.
Verdetto prudente: È uno dei candidati italiani più credibili al profilo 31, ma l'universalità non va presentata come fatto accertato.
Ernesto Assante
Profilo proposto: 31. Universale popular — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Nessuna esclusione sistematica evidente all'interno di rock, pop, jazz, elettronica e culture mediali.
Possibile punto cieco o area da verificare: Sono meno documentate la risposta alla grande forma classica, al contrappunto astratto e alla musica contemporanea non narrativa.
Verdetto prudente: Universale nella popular music; potenzialmente generale.
Gino Castaldo
Profilo proposto: 31. Universale popular — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge un genere popolare respinto per principio; il suo lavoro attraversa canzone, rock, jazz e black music.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'analisi di verticalità, avanguardia e forme astratte è meno visibile rispetto al racconto storico e umano.
Verdetto prudente: Universale popular; universalità globale da verificare.
Riccardo Bertoncelli
Profilo proposto: 31. Universale rock-jazz — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: L'apertura a Canterbury, creative jazz, underground e new wave mostra una forte mobilità di ascolto.
Possibile punto cieco o area da verificare: La stessa elasticità è meno documentata davanti a opera, musica antica, serialismo e grande sinfonismo.
Verdetto prudente: Universale nel continuum rock-jazz sperimentale.
Claudio Fabretti
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge una condanna categoriale di rock, pop, elettronica, canzone o repertori storici.
Possibile punto cieco o area da verificare: Il possibile limite è editoriale: l'ampiezza dei repertori non dimostra da sola che tutte le strategie siano impiegate con uguale profondità analitica.
Verdetto prudente: Universalità non confutata.
Giuliano Delli Paoli
Profilo proposto: 31. Universale potenziale — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: La mobilità fra techno, jazz-rock, canzone, indie e shoegaze suggerisce notevole adattabilità.
Possibile punto cieco o area da verificare: Manca un esame sistematico delle stroncature e dei repertori rifiutati.
Verdetto prudente: Candidato credibile, ancora da consolidare.
Valerio D'Onofrio
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: La ricerca del nuovo viene esplicitamente anteposta alla sola conferma del bello già conosciuto.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'interesse per novità e sperimentazione potrebbe, in teoria, sottovalutare il valore del perfezionamento entro convenzioni stabili; il corpus negativo va verificato.
Verdetto prudente: Universalità non confutata.
Eddy Cilìa
Profilo proposto: 28. Senza verticalità, vicino al 31 — (1,1,0,1,1)
Indizi favorevoli: Il suo lavoro attraversa rock, new wave, post-rock, grunge, soul, blues, jazz, hip-hop, dance e canzone.
Possibile punto cieco o area da verificare: Accordi, registri e voci interne sembrano meno spesso diventare un criterio autonomo rispetto a canzone, interpretazione, suono e collocazione storica. È un'ipotesi prudente, non un giudizio sulla competenza.
Verdetto prudente: Quasi universale della popular music; da verificare sul corpus delle recensioni negative.
Piero Scaruffi
Profilo proposto: Quasi universale percettivo — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: La vastità fra rock, jazz, classica, elettronica e avanguardia rende plausibile la disponibilità delle cinque strategie.
Possibile punto cieco o area da verificare: Il possibile punto cieco è valutativo più che percettivo: innovazione, invenzione e rilevanza storica possono prevalere su interpretazione, piacere, immediatezza o perfezionamento di una convenzione.
Verdetto prudente: Non universale con certezza: cinque strategie plausibili, ma possibile criterio esterno dominante.
Federico Guglielmi
Profilo proposto: 28. Senza verticalità — (1,1,0,1,1)
Indizi favorevoli: Energia, canzone, identità sonora, produzione e sviluppo storico sono particolarmente centrali.
Possibile punto cieco o area da verificare: La verticalità armonica e le voci interne risultano meno tematizzate come valori autonomi; la prova fuori dal rock resta limitata.
Verdetto prudente: Vicino al 31 nel rock, non universale globale accertato.
Arrigo Polillo
Profilo proposto: 29. Senza timbro — (1,1,1,0,1)
Indizi favorevoli: Swing, fraseggio, interazione, personalità dell'improvvisatore e sviluppo storico sono centrali.
Possibile punto cieco o area da verificare: Timbro, spazio, montaggio e produzione tendono a essere attributi dell'interprete o dello stile più che principi autonomi.
Verdetto prudente: Grande specialista; non universale in senso stretto.
Quirino Principe
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione — (0,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Linea, armonia, colore, drammaturgia e grande forma sono integrati con eccezionale profondità.
Possibile punto cieco o area da verificare: Groove, ripetizione corporea e microvariazione ciclica risultano meno documentati come valori autosufficienti.
Verdetto prudente: Vicino al 31 nelle quattro strategie non pulsive.
Mario Bortolotto
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione — (0,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: La sua vastità nella musica colta moderna e contemporanea è straordinaria.
Possibile punto cieco o area da verificare: Popular music, groove, oralità e tradizioni non scritte risultano meno integrate nel suo territorio critico.
Verdetto prudente: Universale colto, non universale globale.
Critici e recensori stranieri
Alex Ross
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge una condanna categoriale di jazz, rock, elettronica, minimalismo, avanguardia, opera o canzone.
Possibile punto cieco o area da verificare: La sua universalità resta un'inferenza dal corpus, non una proprietà dimostrabile della persona.
Verdetto prudente: Il candidato internazionale più solido; universalità non confutata.
John Rockwell
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Ha operato fra classica, contemporanea, rock, jazz, country, folk e musiche latine.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'ampiezza professionale non garantisce automaticamente identica profondità in ogni strategia.
Verdetto prudente: Universalità non confutata.
Greg Tate
Profilo proposto: 31. Universale plausibile — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge un genere respinto perché troppo ritmico, rumoroso, astratto o improvvisato.
Possibile punto cieco o area da verificare: La sua prospettiva culturale fortemente situata può orientare il giudizio, senza costituire di per sé un limite percettivo.
Verdetto prudente: Universalità percettiva non confutata.
Ann Powers
Profilo proposto: 31. Universale potenziale — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Nessun rifiuto categoriale evidente nella popular music.
Possibile punto cieco o area da verificare: Grande forma sinfonica, contrappunto astratto e avanguardia elettroacustica sono meno verificati.
Verdetto prudente: Universale popular, non ancora dimostrata globalmente.
Anthony Fantano
Profilo proposto: 31. Universale potenziale — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Le stroncature sono distribuite fra generi differenti e non rivelano chiaramente un solo punto cieco.
Possibile punto cieco o area da verificare: La rapidità e l'ampiezza della produzione critica possono rendere variabili criteri e profondità; servirebbe un'analisi quantitativa.
Verdetto prudente: Possibile, non certificato.
Gary Giddins
Profilo proposto: 31. Universale jazzistico — (1,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Non emerge una netta esclusione fra tradizione, bebop, free, canto e orchestra jazz.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'estensione oltre il jazz e le musiche americane confinanti è meno dimostrata.
Verdetto prudente: Universale nel jazz; estensione globale non dimostrata.
David Toop
Profilo proposto: 28. Senza verticalità — (1,1,0,1,1)
Indizi favorevoli: Suono, spazio, ambiente, improvvisazione e texture occupano il centro.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'autonomia di accordi, registri e voci interne è meno evidente rispetto alla materia sonora.
Verdetto prudente: Quasi universale, con possibile punto cieco verticale.
Simon Reynolds
Profilo proposto: 21. Pulsivo-timbrico-formale — (1,0,0,1,1)
Indizi favorevoli: Innovazione, energia, tecnologia e rottura storica sono criteri forti.
Possibile punto cieco o area da verificare: Continuità, interpretazione, melodia individuale e perfezionamento della tradizione possono risultare penalizzati.
Verdetto prudente: Non pienamente universale.
Robert Christgau
Profilo proposto: 30. Senza forma — (1,1,1,1,0)
Indizi favorevoli: Il rifiuto ricorrente del progressive e della monumentalità compositiva suggerisce diffidenza verso la grande forma come valore autonomo.
Possibile punto cieco o area da verificare: Può misurare opere estese con criteri di concisione, concretezza e immediatezza propri della canzone o del rock breve.
Verdetto prudente: Universalità confutata sul piano formale.
Lester Bangs
Profilo proposto: 17. Pulsivo-lineare-timbrico — (1,1,0,1,0)
Indizi favorevoli: Urto fisico, riff, voce, rumore ed esperienza soggettiva sono centrali.
Possibile punto cieco o area da verificare: Verticalità armonica e architettura estesa restano secondarie rispetto a presenza, intensità e autenticità.
Verdetto prudente: Non universale, ma specializzazione potentissima.
Joseph Kerman
Profilo proposto: 23. Lineare-verticale-formale — (0,1,1,0,1)
Indizi favorevoli: La coerenza del dramma musicale costituisce il metro principale.
Possibile punto cieco o area da verificare: Timbro, vocalità e shock teatrale possono essere subordinati all'integrazione drammatica complessiva.
Verdetto prudente: Universalità confutata dal criterio drammatico dominante.
Richard Taruskin
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione — (0,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Analisi, storia, politica, interpretazione e timbro sono integrati con enorme ampiezza.
Possibile punto cieco o area da verificare: Jazz, folk, popular music, musical e cinema risultano meno centrali nella sua grande storia occidentale.
Verdetto prudente: Universalità globale non dimostrata.
Virgil Thomson
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione — (0,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Possiede grande chiarezza analitica e capacità divulgativa.
Possibile punto cieco o area da verificare: Idiosincrasie, simpatie personali e appartenenze estetiche possono rendere instabile la separazione fra comprensione e preferenza.
Verdetto prudente: Quasi universale, ma non affidabilmente universale.
Theodor W. Adorno
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione — (0,1,1,1,1)
Indizi favorevoli: Forma, armonia, timbro e rapporto fra musica e società sono trattati con profondità eccezionale.
Possibile punto cieco o area da verificare: Nel giudizio sul jazz rischia di trascurare swing, microvariazione, interazione improvvisativa e forma emergente.
Verdetto prudente: Universalità confutata dal rifiuto del jazz.
Eduard Hanslick
Profilo proposto: 23. Lineare-verticale-formale — (0,1,1,0,1)
Indizi favorevoli: Temi, relazioni interne e forma sonora sono il centro del giudizio.
Possibile punto cieco o area da verificare: L'ideale della musica assoluta può diventare inadeguato davanti a Wagner, Liszt e alla musica a programma.
Verdetto prudente: Universalità confutata dal criterio formalista dominante.
Tre casi da approfondire
Piero Scaruffi: universalità percettiva e criterio dell'innovazione
La vastità del suo archivio rende plausibile la disponibilità di tutte e cinque le strategie. Scaruffi dichiara però di considerarsi soprattutto uno storico interessato alla nascita e alla propagazione delle idee. Questo suggerisce che invenzione e incidenza storica possano pesare più della semplice riuscita entro una convenzione.
Il suo possibile punto cieco non coincide quindi necessariamente con uno zero della cinquina. È un filtro valutativo esterno: una musica può funzionare molto bene sul piano ritmico, melodico, armonico, timbrico e formale senza introdurre un linguaggio nuovo. La formula più prudente è quasi universale percettivo, non universale valutativo accertato.
Eddy Cilìa: ampiezza della popular music e verticalità da verificare
La sua attività comprende rock, new wave, post-rock, grunge, soul, blues, jazz, hip-hop, dance e canzone. Questa ampiezza impedisce di ridurlo a una singola nicchia. La proposta 28. Senza verticalità è però volutamente cauta: descrive il fatto che canzone, interpretazione, energia, suono e collocazione storica sembrano più spesso espliciti dell'analisi di accordi, registri e voci interne.
Per attribuirgli il profilo 31 occorrerebbe studiare un campione controllato di recensioni negative e verificare se la verticalità venga davvero trascurata o sia semplicemente meno visibile nello stile divulgativo. Non si tratta quindi di una conclusione sulla sua competenza.
Enrico Merlin: il candidato più direttamente compatibile con le cinque strategie
Merlin è un caso particolarmente interessante perché il suo lavoro non si limita a dichiarare apertura fra generi. Nel progetto 1000 dischi per un secolo attraversa musica colta, ragtime, jazz, rock, elettronica, glitch e metal estremo. Nelle interviste dedicate al libro affianca ai parametri tradizionali di melodia, armonia e ritmo anche timbro, dinamica ed espressività. Il suo campo di attenzione copre quindi in modo esplicito quasi tutta la cinquina.
La specializzazione su Miles Davis, soprattutto sul periodo elettrico, rafforza l'ipotesi: per comprendere opere come In a Silent Way, Bitches Brew o On the Corner bisogna seguire groove, linee improvvisate, stratificazioni, montaggio, timbro elettrico e forma emergente. Anche il suo repertorio divulgativo mette in relazione Beatles, Cage, Coltrane, King Crimson, Nina Simone, Zappa, metal estremo e musica rarefatta.
Il possibile punto cieco, allo stato attuale, non è una strategia chiaramente assente. È piuttosto il criterio dell'innovazione: il progetto dei mille dischi privilegia esplicitamente opere che hanno trasformato il modo di concepire e organizzare il suono. Per verificare l'universalità valutativa bisognerebbe osservare come Merlin giudica opere volutamente tradizionali, derivative o fondate sul perfezionamento di formule già esistenti. Andrebbero inoltre raccolte le sue stroncature di opera, musica antica, sinfonismo e pop convenzionale.
Il verdetto più corretto è quindi: profilo 31 molto plausibile, universalità non confutata, ma prova negativa ancora incompleta. Fra i nomi italiani considerati è uno dei candidati più convincenti, insieme a Franco Fabbri sul piano metodologico e Stefano Zenni nell'ecosistema jazzistico.
Hans Keller
Profilo proposto: 23. Lineare-verticale-formale, (0,1,1,0,1).
Keller sviluppò la Wordless Functional Analysis, un metodo che sostituiva parte della spiegazione verbale con esempi musicali costruiti per far percepire direttamente somiglianze, contrasti e trasformazioni interne all’opera. La sua domanda principale era: quale idea comune collega temi e sezioni apparentemente differenti?
Le sue strategie più forti sono quindi la linea, la verticalità e la forma. I possibili punti ciechi riguardano invece la pulsazione ciclica e il timbro-spazio quando diventano principi autonomi. Il confronto televisivo con i Pink Floyd nel 1967 è indicativo: Keller giudicò la loro musica troppo rumorosa e ripetitiva, mentre volume, reiterazione, saturazione e spazialità erano elementi centrali della loro psichedelia.
Verdetto prudente: Keller non appare universale secondo la Mappa, ma è un maestro eccezionale dell’ascolto motivico, armonico e formale. Insegna a sentire l’unità dietro le differenze.
Rick Beato
Profilo proposto: 31. Universale potenziale, (1,1,1,1,1).
Beato integra pratica strumentale, armonia jazz, composizione, produzione e ingegneria del suono. Nelle sue analisi porta in primo piano groove, melodie, assoli, accordi, parti interne, timbri, tecniche di registrazione, struttura della canzone e costruzione del climax. La serie What Makes This Song Great? è particolarmente efficace perché separa le componenti della registrazione e poi mostra come tornino a funzionare insieme.
Il possibile punto cieco non sembra percettivo, ma valutativo. Quando critica la musica contemporanea per la dipendenza dalla tecnologia, dalla quantizzazione e dall’automazione, rischia di misurare il pop digitale secondo i valori della band, dell’esecuzione strumentale e dell’artigianato produttivo tradizionale. Auto-Tune, loop, editing e ripetizione possono però essere non semplici scorciatoie, ma materiali estetici autonomi.
Verdetto prudente: Beato dimostra tutte e cinque le strategie ed è quindi un candidato credibile al profilo 31. La sua universalità resta da verificare davanti a musiche deliberatamente artificiali, minimali, statiche o non fondate sull’abilità strumentale tradizionale. Insegna a sentire le parti nascoste dentro l’effetto complessivo.
Arrigo Polillo
Profilo proposto: 29. Senza timbro, (1,1,1,0,1).
Polillo fu storico, cronista, divulgatore e organizzatore del jazz. La sua opera principale ricostruisce sia la vicenda generale della musica afroamericana sia gli itinerari dei protagonisti, facendo incontrare trasformazione degli stili, contesto sociale e personalità individuali. Il suo ascolto porta quindi in primo piano swing e pulsazione, fraseggio del solista, interazione fra le parti, organizzazione dell’ensemble e sviluppo storico-formale.
La strategia pulsiva è indispensabile per comprendere il suo jazz: il ritmo non è semplice accompagnamento, ma luogo nel quale si manifestano identità, tensione, elasticità e appartenenza stilistica. La strategia lineare emerge nei ritratti di Armstrong, Ellington, Monk, Coltrane, Holiday, Davis e degli altri protagonisti incontrati o studiati direttamente. La verticalità riguarda l’interazione fra solista, sezione ritmica, orchestra e arrangiamento. La forma comprende sia la costruzione della singola esecuzione sia il percorso storico che collega gli stili.
Il possibile punto cieco riguarda il timbro-spazio come principio autonomo. Polillo riconosce certamente il suono individuale di un musicista, ma tende a trattarlo come segno della personalità, dell’interpretazione o dello stile. Sono meno centrali la registrazione come composizione, il montaggio, la profondità del mix, la spazialità elettronica e la trasformazione della materia sonora indipendente dal fraseggio.
Questa cautela diventerebbe rilevante davanti a dub, ambient, noise, musica concreta, elettronica da studio o opere nelle quali il valore risiede soprattutto nel trattamento dello spazio e della texture. Non significa che Polillo non avrebbe potuto comprenderle. Significa soltanto che il suo metodo pubblico offre meno prove su questa strategia.
Verdetto prudente: Polillo non appare universale in senso globale, ma è un ascoltatore eccezionalmente completo nel jazz storico. Insegna a sentire come il ritmo diventi identità, come la linea riveli l’interprete e come la storia di una musica sia inseparabile dalle persone che l’hanno costruita.
Quirino Principe
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione, (0,1,1,1,1).
Principe collega musicologia, filosofia, letteratura, traduzione, teatro e cultura mitteleuropea. La sua critica cerca la precisione tecnica senza separarla dall’esperienza sensibile: una modulazione, un colore orchestrale o un dettaglio melodico devono spiegare perché l’ascoltatore avverta un determinato effetto psicologico.
La strategia lineare emerge nell’attenzione a temi, motivi, canto, Lied e drammaturgia vocale. La verticalità è fortissima nell’analisi di accordi, modulazioni, registri e orchestrazione. La strategia timbrica riguarda il colore strumentale e la capacità di tradurre un passaggio armonico in immagine sensibile. La forma comprende le grandi architetture di Schumann, Wagner, Mahler e Strauss, ma anche il rapporto fra musica, mito, poesia e pensiero.
Il possibile punto cieco riguarda la pulsazione ciclica come valore autosufficiente. Nel suo territorio critico il ritmo viene facilmente assorbito nella forma, nella drammaturgia o nell’espressione. Sono meno documentate musiche nelle quali groove, riff, loop e microvariazione corporea costituiscono il centro senza richiedere sviluppo armonico, simbolismo o grande arco narrativo.
Il test decisivo dovrebbe quindi riguardare funk, afrobeat, house, techno, hip-hop, dub e minimalismo pulsivo. Per confermare il profilo 31 bisognerebbe verificare se Principe sappia riconoscere nella ripetizione non un materiale elementare da riscattare, ma una forma complessa di organizzazione del tempo e del corpo.
Verdetto prudente: Principe è vicino all’universalità nelle quattro strategie non pulsive. È un maestro dell’ascolto lineare, armonico, timbrico e formale, ma l’universalità globale resta da verificare davanti alle musiche fondate sulla centralità del groove.
Il profilo di Maurizio Pollini
Profilo proposto: 26. Senza pulsazione, (0,1,1,1,1), vicino al profilo universale.
La cinquina segue questo ordine: pulsivo-ciclico, lineare-orizzontale, simultaneo-verticale, timbrico-spaziale, formale-energetico.
Lo zero pulsivo non significa che Pollini fosse privo di senso ritmico. La precisione, la continuità temporale e il controllo dell’energia sono evidenti nel suo pianismo. Significa soltanto che groove, swing, riff e microvariazione ciclica non sembrano costituire il centro autonomo della sua concezione musicale.
Le quattro strategie dominanti
Lineare-orizzontale
Pollini rende leggibili il canto pianistico, le linee contrappuntistiche, le trasformazioni motiviche e la direzione della frase. Questa capacità attraversa Chopin, Beethoven, Schubert, Debussy, Schönberg e Nono.
La linea non viene esibita come semplice bellezza melodica. È una forza che collega gli eventi, conserva la memoria di ciò che è accaduto e prepara ciò che deve ancora arrivare.
Simultaneo-verticale
La verticalità è una delle dimensioni più sviluppate del suo ascolto. Accordi, intervalli, registri, voci interne, densità e rapporti fra piani sonori rimangono riconoscibili anche nelle opere più complesse.
Il suo impegno per Schönberg, Webern, Boulez, Stockhausen, Nono, Berio e Sciarrino mostra una disponibilità verso configurazioni che non possono essere comprese seguendo soltanto una melodia principale.
Timbrico-spaziale
L’immagine di Pollini come pianista esclusivamente freddo e strutturale è insufficiente. Il suo controllo comprende attacco, risonanza, brillantezza, pienezza, equilibrio dei registri e chiarezza dentro masse sonore molto dense.
In Debussy, Chopin, Boulez, Nono e Sciarrino il colore non decora la struttura: contribuisce a crearla. Il pedale, la durata delle risonanze e il rapporto fra suono e silenzio diventano parti dell’organizzazione musicale.
Formale-energetico
È probabilmente la sua strategia dominante. Pollini costruisce l’interpretazione attraverso proporzioni, ritorni, tensioni, trasformazioni, accumuli e grandi archi temporali.
Anche i suoi programmi collegavano epoche differenti per mostrare una continuità dell’innovazione. Beethoven, Chopin e Brahms potevano convivere con Schönberg, Webern, Boulez, Stockhausen e Nono, non come repertori separati, ma come momenti di una stessa storia della ricerca musicale.
Il possibile punto cieco
La pulsazione come esperienza corporea autonoma
Il repertorio documentato di Pollini offre poche prove sul suo rapporto con musiche il cui centro risiede in swing, groove, backbeat, loop, danza e microvariazione ciclica.
Per verificare il profilo universale bisognerebbe osservare il suo ascolto di jazz, funk, afrobeat, techno, hip-hop, minimalismo pulsivo e altre pratiche nelle quali la ripetizione non è un materiale elementare da sviluppare, ma una forma complessa di organizzazione del corpo e del tempo.
L’assenza di questi repertori non dimostra un’incapacità. Indica soltanto che non possediamo elementi sufficienti per assegnare con sicurezza il valore 1 alla strategia pulsivo-ciclica.
Il test della musica rifiutata
Nel caso di Pollini il test è più difficile che per critici noti per avere respinto intere famiglie musicali. Non emerge una musica pubblicamente delegittimata in modo tale da rivelare un punto cieco stabile.
Al contrario, Pollini contribuì ad ampliare il canone pianistico, portando la musica contemporanea nel cuore della normale attività concertistica. Il suo limite deriva quindi dalla geografia documentata del repertorio, non da una serie di stroncature.
Verdetto
Rispetto alla totalità delle pratiche musicali:profilo 26, senza pulsazione, (0,1,1,1,1), vicino all’universale.
Dentro l’universo della musica colta scritta:profilo 31, universale, (1,1,1,1,1).
Pollini insegna a sentire la precisione della linea, la profondità degli accordi, l’identità del suono e la necessità della forma. Resta meno documentato il suo rapporto con la pulsazione intesa come esperienza corporea e ciclica autonoma.
Conclusione
La musica rifiutata è spesso più informativa della musica amata. L'opera amata mostra le competenze che il critico usa con naturalezza; quella respinta permette di verificare se sappia cambiare domanda quando cambia la musica.
Un grande critico può non essere universale, senza che questo ne diminuisca il valore. La specializzazione può produrre profondità, coerenza e una voce inconfondibile. Adorno illumina forma e società ma incontra un limite nel jazz; Bangs percepisce il corpo del rock con intensità eccezionale ma porta meno spesso in primo piano verticalità e grande forma; Hanslick comprende la musica assoluta ma applica quel modello a opere che perseguono finalità differenti.
L'ascoltatore universale non rinuncia al giudizio. Rinuncia soltanto a scambiare il confine del proprio ascolto per il confine della musica.
Commenti
Posta un commento