Epilogo italiano

 

 


Perché Serenesse sembra raggiungere i vertici della musica classica

L’AI era indecisa fra gli Uccelli di Battiato e Aria di Sorrenti, l’ho indirizzata su una terza scelta meno ovvia.

Serenesse  non raggiunge la musica classica perché ne imita le forme. Non è una sonata, non è una sinfonia e non possiede la complessità contrappuntistica di Bach o l'architettura monumentale di Mahler. La sua forza sta altrove: riesce a ottenere, con mezzi relativamente semplici, una concentrazione poetica, timbrica e formale paragonabile a quella di molta grande musica colta.

La maggior parte delle canzoni pop comunica attraverso il testo, il ritmo o il ritornello.  Serenesse  comunica soprattutto attraverso il modo in cui il suono occupa lo spazio. L'ascoltatore non segue soltanto una melodia: entra progressivamente in un ambiente sonoro.

Per questo può ricordare certi brani di Monteverdi, Debussy o Vaughan Williams. Non perché li copi, ma perché produce una sensazione affine: la musica sembra significare più di quanto le parole riescano a spiegare.

Una canzone che si comporta come musica da camera

Il brano appartiene al periodo progressive di Alan Sorrenti, il più vicino alla musica colta di tutta la sua carriera. Attorno alla voce troviamo contrabbasso, flauto, violino e una scrittura che evita quasi completamente i meccanismi tipici della canzone commerciale.

Non esiste una netta separazione fra accompagnamento e melodia. Il violino non decora. Il flauto non riempie gli spazi. Il contrabbasso non si limita a sostenere gli accordi. Tutti gli strumenti partecipano alla costruzione di un unico organismo sonoro.

È una caratteristica che troviamo spesso nella musica da camera: ogni voce mantiene una propria identità ma contribuisce alla forma complessiva.

La melodia come canto senza gravità

Uno degli aspetti più sorprendenti è la linea vocale.

Sorrenti canta come se la melodia non dovesse arrivare da nessuna parte. Le frasi si allungano. Le cadenze vengono ritardate. Le note sembrano galleggiare sopra l'accompagnamento.

Molte canzoni lavorano sulla tensione fra attesa e risoluzione. Qui l'obiettivo appare diverso: mantenere l'ascoltatore in uno stato di sospensione permanente.

È lo stesso principio che rende affascinanti molti Adagi della tradizione classica. La bellezza non deriva dall'energia del movimento ma dalla qualità del tempo.

Il tempo non corre. Respira.

Un'armonia che evita le conclusioni

Ascoltando distrattamente, l'armonia può apparire semplice. In realtà la sua efficacia nasce proprio dall'evitare le chiusure troppo nette.

Gli accordi sembrano attrarsi senza cercare una conclusione definitiva. Ogni passaggio apre uno spazio. Ogni ritorno modifica il significato di ciò che lo precede.

Non sentiamo una catena di accordi. Sentiamo una trasformazione continua della luce emotiva.

È un procedimento tipico della grande musica tonale: la tensione non nasce dalla complessità ma dalla qualità delle relazioni.

Il timbro come materia espressiva

Se la stessa composizione fosse eseguita con voce e chitarra, probabilmente risulterebbe una bellissima canzone. Ma non sembrerebbe un capolavoro.

A fare la differenza è il timbro.

Il violino introduce una componente elegiaca. Il flauto suggerisce leggerezza e distanza. Il contrabbasso radica tutto in una dimensione terrestre. La voce attraversa questi spazi senza appartenere completamente a nessuno di essi.

La musica assume così una profondità tridimensionale. Non ascoltiamo semplicemente delle note. Ascoltiamo un paesaggio.

Ed è proprio questa una delle grandi lezioni della musica del Novecento: il timbro non è un ornamento. È parte integrante del significato.

Una forma costruita sulla contemplazione

Molti grandi brani classici si sviluppano attraverso conflitti, contrasti e risoluzioni.  Serenesse  segue una strada diversa.

La sua forma è basata sulla contemplazione. Non cerca continuamente nuovi eventi. Approfondisce pochi elementi. Ogni ritorno aggiunge una sfumatura. Ogni ripetizione modifica la percezione dell'insieme.

Questo produce una sensazione rara nella popular music: l'impressione che il brano non stia raccontando qualcosa ma stia semplicemente esistendo davanti a noi.

È una delle caratteristiche più tipiche della cosiddetta musica assoluta.

Il culmine non coincide con l'esplosione

Nella musica pop il climax coincide spesso con il ritornello più forte. In  Serenesse  accade quasi il contrario.

L'intensità non deriva dall'aumento del volume. Deriva dall'accumulo di risonanze. Più il brano procede, più la musica sembra allargarsi.

L'emozione nasce dalla profondità, non dall'impatto.

Anche per questo molti ascoltatori avvertono una parentela con la grande tradizione classica. La musica non convince attraverso la forza. Convince attraverso la necessità.

Le cinque strategie di ascolto

1. Pulsivo-ciclica

È la componente meno evidente. Non esiste un groove dominante, ma esistono piccoli cicli respiratori che sostengono l'intero brano.

Domanda:  quale oscillazione continua rimane presente anche quando non la stai seguendo consapevolmente?

2. Lineare-orizzontale

La melodia è il cuore emotivo del pezzo. Le frasi sembrano cercare continuamente un orizzonte lontano.

Domanda:  dove vuole arrivare la voce e perché sembra non voler mai raggiungere completamente il proprio obiettivo?

3. Simultaneo-verticale

Violino, flauto, contrabbasso e voce generano un continuo intreccio di relazioni.

Domanda:  quale strumento cambia maggiormente il significato degli altri?

4. Timbrico-spaziale

È probabilmente la strategia dominante. L'identità del brano nasce soprattutto dalla qualità dello spazio sonoro.

Domanda:  se chiudessi gli occhi, in quale luogo immaginario ti sembra di trovarti?

5. Formale-energetica

L'energia cresce senza bisogno di accelerare. La forma costruisce progressivamente una condizione di ascolto sempre più intensa.

Domanda:  in quale momento ti accorgi che il brano è diventato più grande della sua melodia?

Perché può sembrare musica assoluta

Il paradosso di  Serenesse  è che nasce come canzone ma tende continuamente a superare la dimensione della canzone.

Le parole restano importanti. La voce resta riconoscibile. Eppure il significato più profondo sembra trovarsi altrove.

Nella qualità dello spazio. Nelle relazioni timbriche. Nella sospensione del tempo. Nella sensazione che la musica continui a esistere anche dopo la fine del brano.

Per questo può dare l'impressione di raggiungere i vertici della musica classica.

  1. Economia:  pochissimi elementi, nessuno superfluo.
  2. Unità:  timbro, melodia e forma lavorano nella stessa direzione.
  3. Sospensione:  il tempo sembra rallentare.
  4. Trasfigurazione:  il suono diventa più importante del racconto.
  5. Eccedenza:  il brano sembra significare più di quanto possa essere spiegato.

Nel linguaggio di Ascolta e pentiti,  Serenesse  parte come una canzone lineare-orizzontale, si espande in uno spazio timbrico-spaziale e termina trasformandosi in una forma contemplativa quasi autonoma.

Non racconta semplicemente un'emozione: crea un luogo nel quale quell'emozione può abitare.

Routine di ascolto

  1. Primo ascolto:  seguire soltanto la linea vocale.
  2. Secondo ascolto:  seguire il dialogo fra voce e violino.
  3. Terzo ascolto:  concentrarsi sul flauto e sugli spazi che apre.
  4. Quarto ascolto:  osservare il ruolo del contrabbasso nella costruzione della profondità.
  5. Quinto ascolto:  ascoltare il brano come un unico paesaggio sonoro, senza separarne gli elementi.

Non è necessario trasformare questa routine in un esercizio scolastico. Se il brano produce già un coinvolgimento profondo, è sufficiente tornare ad ascoltarlo. Le cinque strategie servono soltanto a comprendere meglio da dove nasce un'emozione che l'ascoltatore ha già riconosciuto spontaneamente.


Percorso rock italiano per arrivare a Beethoven

Arrivare a Beethoven passando dalla musica italiana non significa cercare dischi che “sembrano classici”.

Significa allenare l’orecchio a riconoscere alcune funzioni fondamentali: ritmo, forma, tensione, sviluppo e ascolto verticale.

Beethoven diventa più facile quando impariamo a non seguire solo la melodia principale.

Bisogna ascoltare anche il basso, le voci interne, gli impasti, i ritorni e le trasformazioni.

Molta musica italiana, soprattutto tra cantautorato, progressive, jazz-rock e sperimentazione, può funzionare come una palestra preparatoria.

Non è una gara di cultura musicale e non è un percorso obbligatorio.

È una serie di assaggi: se un disco prende, si continua; se non prende, si passa oltre.

L’obiettivo è arrivare a Beethoven con un orecchio più elastico, capace di sentire più cose nello stesso momento.

Così la Quinta, la Settima, la Patetica o i quartetti non appaiono come monumenti da venerare, ma come organismi vivi.

La musica italiana diventa allora una strada rapida, concreta e piacevole per entrare nel cuore della musica beethoveniana.

La routine

  1. Lucio Battisti –  Anima Latina
  2. Premiata Forneria Marconi –  Storia di un Minuto
  3. Banco del Mutuo Soccorso –  Darwin!
  4. Le Orme –  Felona e Sorona
  5. Franco Battiato –  Sulle Corde di Aries
  6. Area –  Crac!
  7. Lucio Dalla –  Come è Profondo il Mare
  8. CSI –  Ko de Mondo
  9. Franco Battiato –  La Voce del Padrone
  10. Beethoven –  Sonata “Patetica”
  11. Beethoven –  Sinfonia n. 5
  12. Beethoven –  Sinfonia n. 7
  13. Beethoven –  Quartetto op. 131

Percorso rock italiano per arrivare a Coltrane

Arrivare a John Coltrane passando dalla musica italiana non significa cercare dischi che “suonano jazz”.

Significa allenare l’orecchio a durata, trance, ripetizione, improvvisazione, intensità e ricerca spirituale.

Coltrane diventa più accessibile quando smettiamo di aspettare solo tema, ritornello e assolo spettacolare.

Bisogna imparare a seguire un’idea che gira, insiste, si deforma, sale di temperatura e cambia stato.

Molta musica italiana può preparare bene questo ascolto: jazz-rock, progressive, sperimentazione vocale, elettronica e psichedelia.

Il punto non è la somiglianza stilistica, ma la disponibilità a stare dentro un flusso sonoro più lungo e più fisico.

Coltrane chiede un ascolto insieme pulsivo, verticale, timbrico e spirituale.

Questa routine usa la musica italiana come palestra per arrivare gradualmente al jazz modale e alla grande libertà coltraniana.

Non è un percorso da completare per forza: sono assaggi, prove di degustazione, deviazioni possibili.

Se a un certo punto senti che il suono non accompagna più il tempo ma lo apre, sei già vicino a Coltrane.

La routine

  1. Napoli Centrale –  Napoli Centrale
  2. Perigeo –  Azimut
  3. Area –  Arbeit Macht Frei
  4. Alan Sorrenti –  Aria
  5. Alan Sorrenti –  Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto
  6. Aktuala –  La Terra
  7. Franco Battiato –  Fetus
  8. Roberto Cacciapaglia –  Sonanze
  9. Area –  Maledetti
  10. John Coltrane –  My Favorite Things
  11. John Coltrane –  Olé Coltrane
  12. John Coltrane –  Crescent
  13. John Coltrane –  A Love Supreme
  14. John Coltrane –  Ascension

Percorso rock italiano per arrivare a Arnold Schoenberg

Arrivare a Schoenberg passando dalla musica italiana non significa cercare dischi “atonali” o difficili a tutti i costi.

Significa allenare l’orecchio a perdere gradualmente il bisogno di centro tonale, ritornello stabile e risoluzione rassicurante.

Schoenberg diventa più accessibile quando impariamo ad ascoltare tensione, dissonanza, frammento, colore e instabilità come valori espressivi.

Molta musica italiana può preparare questo passaggio: progressive, avanguardia, elettronica, ricerca timbrica e musica contemporanea.

Il punto non è imitare la musica colta del Novecento, ma abituarsi a un ascolto meno lineare e meno consolatorio.

Bisogna imparare a sentire accordi sospesi, voci spezzate, timbri ruvidi, strutture fratturate e tensioni che non si sciolgono subito.

In questa routine la musica italiana diventa una palestra per arrivare alla crisi della tonalità senza viverla come un muro.

Prima si entra nella complessità con dischi ancora melodici, poi si attraversano forme più instabili, abrasive e astratte.

Alla fine Schoenberg può apparire non come un puro teorico, ma come un autore drammatico, febbrile e visionario.

Se l’orecchio accetta che la bellezza possa nascere anche dall’inquietudine, il percorso ha già funzionato.

La routine

  1. Franco Battiato –  Fetus
  2. Franco Battiato –  Pollution
  3. Alan Sorrenti –  Aria
  4. Area –  Arbeit Macht Frei
  5. Area –  Maledetti
  6. Franco Battiato –  Sulle Corde di Aries
  7. Luciano Berio –  Folk Songs
  8. Luciano Berio –  Sinfonia
  9. Giacinto Scelsi –  Anahit
  10. Luigi Nono –  Il Canto Sospeso
  11. Franco Evangelisti –  Incontri di Fasce Sonore
  12. Arnold Schoenberg –  Verklärte Nacht
  13. Arnold Schoenberg –  Pierrot Lunaire
  14. Arnold Schoenberg –  Five Pieces for Orchestra op. 16
  15. Arnold Schoenberg –  Suite for Piano op. 25

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