Le undici tipologie di ascoltatore
Questo è probabilmente l’ultimo post dedicato al metodo Ascolta e pentiti, perché la teoria ha ormai raggiunto una forma sufficientemente completa. Dopo oltre cento articoli, decine di routine e centinaia di esempi musicali, le idee fondamentali possono essere riassunte in modo semplice.
Il punto di partenza è che non esiste un solo modo di ascoltare la musica. Esistono almeno cinque strategie fondamentali, e ciascuna può diventare la nostra modalità abituale di percezione.
Le cinque strategie
- Pulsivo-ciclica: ascoltare ciò che ritorna: pulsazioni, groove, riff, ostinati e cicli ritmici.
- Lineare-orizzontale: seguire una melodia, una voce o una linea strumentale nel tempo.
- Simultaneo-verticale: percepire accordi, stratificazioni, registri e rapporti fra gli elementi presenti nello stesso momento.
- Timbrico-spaziale: concentrarsi sul colore, sulla materia del suono e sulla sua collocazione nello spazio.
- Formale-energetica: seguire accumuli, ritorni, trasformazioni, climax e grandi archi temporali.
Da queste cinque strategie derivano le prime cinque tipologie di ascoltatore. Sono gli ascoltatori specializzati: persone che tendono spontaneamente a utilizzare una strategia più delle altre.
C’è chi ascolta soprattutto il groove, chi segue sempre la voce, chi si concentra sugli accordi, chi vive immerso nel timbro e chi percepisce innanzitutto la forma complessiva.
Non c’è nulla di sbagliato in questo. Tutti iniziamo da qualche parte. Ognuno possiede punti di forza naturali e aspetti dell’ascolto che ha sviluppato meno.
Musicisti che allenano una strategia in purezza
Nessuna musica attiva una sola strategia. Parlare di purezza percettiva significa indicare opere nelle quali una determinata dimensione diventa così importante da poter essere isolata e allenata con particolare efficacia.
1. Pulsivo-ciclica
James Brown, Fela Kuti e Steve Reich rappresentano tre forme differenti di purezza pulsivo-ciclica.
In James Brown il groove nasce dall’incastro preciso di basso, batteria, chitarra, fiati e voce. Ogni parte è breve e spesso percussiva; la ricchezza non deriva dalla quantità di accordi, ma dal modo in cui le figure si collocano nel tempo.
In Fela Kuti il ciclo si dilata. Basso, batteria, chitarre e percussioni costruiscono un campo ritmico prolungato nel quale gli elementi entrano, escono e si modificano senza interrompere il groove.
In Steve Reich la ripetizione diventa un processo. Le figure rimangono riconoscibili, ma cambiano gradualmente attraverso sfasamenti, sovrapposizioni, sostituzioni e variazioni di densità.
Anche Kraftwerk, Talking Heads, Can e molta musica techno insegnano a riconoscere ciò che rimane stabile mentre tutto ciò che lo circonda si trasforma.
Domanda: che cosa ritorna e che cosa cambia a ogni ritorno?
2. Lineare-orizzontale
Johann Sebastian Bach insegna a seguire una linea anche quando viene imitata, trasformata e sovrapposta ad altre. Nell’Arte della fuga uno stesso soggetto cambia posizione, direzione, velocità e funzione, ma continua a conservare la propria identità.
Ali Akbar Khan e Ravi Shankar mostrano invece come una linea possa svilupparsi lentamente attraverso microintonazioni, inflessioni, ornamenti ed esplorazione modale. L’interesse non risiede necessariamente nell’arrivo di un nuovo tema, ma nel modo in cui ogni nota viene raggiunta e trasformata.
Umm Kulthum, Billie Holiday e John Coltrane permettono di concentrarsi sulla respirazione della frase, sul registro, sulle pause e sulla direzione complessiva del discorso.
Anche un cantautore essenziale come Nick Drake può essere utile: voce e chitarra permettono di seguire con chiarezza il percorso delle linee senza essere sommersi da un arrangiamento troppo denso.
Domanda: dove sta andando questa linea e come viene trasformata?
3. Simultaneo-verticale
La strategia simultaneo-verticale viene portata in primo piano dai musicisti che organizzano con particolare ricchezza ciò che accade nello stesso momento.
In Claude Debussy gli accordi possono essere ascoltati come configurazioni di colore, densità e registro. Non devono essere necessariamente interpretati come passaggi diretti verso una risoluzione futura: possiedono una qualità autonoma nel momento in cui vengono percepiti.
In Duke Ellington ogni strumento contribuisce alla costruzione di combinazioni orchestrali precise. L’identità di un accordo dipende anche dal timbro degli strumenti, dal registro e dalla distribuzione delle parti.
Nel Bill Evans Trio pianoforte, contrabbasso e batteria formano equilibri mobili nei quali accompagnamento e primo piano si scambiano continuamente funzione.
Anche Steely Dan, Charles Mingus, Frank Zappa e la polifonia vocale di Josquin des Prez allenano a separare gli elementi senza perdere la configurazione complessiva: riconoscere i singoli fili e, nello stesso momento, il tessuto che formano.
Domanda: come sono organizzati insieme i suoni presenti in questo momento?
4. Timbrico-spaziale
La strategia timbrico-spaziale diventa dominante quando il suono non è soltanto il veicolo di note e accordi, ma la materia stessa della musica.
Brian Eno insegna ad ascoltare profondità, distanza, risonanza e ambiente. I suoni possono essere percepiti come vicini o lontani, netti o diffusi, fermi o mobili.
Karlheinz Stockhausen trasforma il movimento e la collocazione spaziale in elementi compositivi. In opere come Kontakte, materia, velocità e posizione del suono cambiano continuamente.
György Ligeti e Kaija Saariaho mostrano come una massa sonora possa trasformarsi lentamente attraverso modificazioni di densità, registro, spettro e consistenza.
Nella popular music, Jimi Hendrix, Lee “Scratch” Perry, My Bloody Valentine, Björk, Talk Talk e i Pink Floyd fanno dello studio, della distorsione, dell’eco, del riverbero e del missaggio strumenti capaci di costruire veri spazi da esplorare.
Domanda: di quale materia è fatto il suono e dove sembra trovarsi?
5. Formale-energetica
La strategia formale-energetica è particolarmente evidente nei musicisti che costruiscono grandi percorsi attraverso accumuli, ritorni, contrasti e trasformazioni.
Gustav Mahler e Anton Bruckner chiedono di ricordare eventi lontani e di riconoscerne il significato quando ritornano trasformati. La forma non può essere percepita tutta in un istante: deve essere costruita progressivamente nella memoria.
Steve Reich crea grandi archi attraverso cambiamenti graduali. La forma non dipende sempre da contrasti improvvisi, ma dalla capacità di sentire che uno stato sonoro si è lentamente trasformato in un altro.
Miles Davis, soprattutto nelle registrazioni elettriche, lascia che la forma emerga da addensamenti, rarefazioni, montaggio e spostamenti dell’energia collettiva.
Nei Pink Floyd e nei Godspeed You! Black Emperor la struttura si manifesta frequentemente come una successione di attese, accumuli, climax e dissoluzioni.
Domanda: come sta cambiando l’energia e dove ci troviamo nel percorso?
La purezza dipende dall’ascolto
Questi musicisti non sono modelli unidimensionali.
Bach possiede anche una fortissima dimensione verticale e formale. Reich è insieme ciclico, timbrico e processuale. Debussy unisce armonia e colore. Fela Kuti integra groove, linee e stratificazione. Mahler lavora contemporaneamente su melodia, armonia, timbro e orchestrazione.
La purezza non appartiene quindi in maniera assoluta al musicista o all’opera. Nasce dal rapporto fra le caratteristiche della musica e il compito assegnato all’ascolto.
Un medesimo disco può essere utilizzato per isolare una strategia durante un esercizio e diventare un allenamento completo quando l’attenzione viene riaperta alle altre quattro.
I cinque ascoltatori esperti
Con l’esperienza può accadere qualcosa di interessante.
L’ascoltatore non rimane confinato nella propria specializzazione, ma impara progressivamente a utilizzare anche le altre strategie. Nascono così cinque nuovi profili: ascoltatori molto competenti, capaci di fare quasi tutto, ma che conservano un punto cieco.
Il punto cieco è la strategia che continuano a sottovalutare o a utilizzare meno efficacemente delle altre.
Un ascoltatore può essere molto sviluppato nel ritmo, nelle linee, nell’armonia e nella forma, ma continuare a considerare il timbro un semplice rivestimento. Un altro può essere sensibile al suono, allo spazio, al ritmo e all’energia, ma non riuscire a distinguere chiaramente gli elementi che formano un accordo o una trama verticale.
Spesso il problema non dipende dalla mancanza di competenza tecnica. Dipende dall’abitudine. Dopo anni passati a privilegiare certi aspetti della musica, altri elementi diventano quasi invisibili.
Molti critici musicali professionisti possono appartenere a questa categoria. Hanno sviluppato enormemente alcune capacità percettive, ma continuano talvolta a valutare musiche differenti attraverso un insieme limitato di criteri.
È uno dei motivi per cui critici intelligenti e preparati possono arrivare a giudizi completamente opposti sulla stessa opera.
Non stanno necessariamente ascoltando le stesse cose.
L’undicesimo ascoltatore
Esiste infine un undicesimo profilo: l’ascoltatore universale.
L’ascoltatore universale non è quello che ama tutta la musica e nemmeno quello che conosce più dischi degli altri.
È semplicemente una persona capace di cambiare strategia quando cambia la musica.
Davanti a James Brown o Fela Kuti porta in primo piano il groove e le microvariazioni del ciclo.
Davanti a Bach, Coltrane o Umm Kulthum segue il percorso delle linee, anche quando si intrecciano, improvvisano o si dilatano attraverso l’ornamentazione.
Davanti a Debussy, Duke Ellington o Bill Evans ascolta gli accordi, i registri e i rapporti fra gli elementi presenti nello stesso momento.
Davanti a Brian Eno, Stockhausen, Hendrix o Björk esplora la materia, la profondità e il movimento del suono.
Davanti a Mahler, Reich, Miles Davis o ai Pink Floyd ricostruisce accumuli, ritorni, trasformazioni e grandi archi temporali.
Non utilizza sempre lo stesso criterio. Cambia domanda.
È questo il vero obiettivo del metodo.
Perché allenare le strategie separatamente
Molte persone trovano strano che il metodo proponga esercizi dedicati a una sola strategia alla volta.
Il motivo è semplice: allenare contemporaneamente tutte le capacità è difficile. È molto più efficace isolare temporaneamente una particolare abilità, svilupparla e poi reintegrarla nell’ascolto complessivo.
Funziona come una palestra.
Si possono allenare separatamente resistenza, forza, coordinazione ed equilibrio per poi utilizzarle insieme durante il movimento reale.
Le cinque strategie svolgono una funzione analoga.
Durante un ascolto possiamo porci una sola domanda:
- Che cosa ritorna?
- Dove va questa linea?
- Come sono organizzati insieme i suoni?
- Di quale materia è fatto il suono e dove si trova?
- Come cambia l’energia?
Una volta diventate naturali, le strategie non richiedono più uno sforzo analitico continuo. Entrano automaticamente nell’esperienza musicale.
I tre dischi universali
La buona notizia è che diventare un ascoltatore universale richiede molto meno tempo di quanto normalmente si pensi.
Non servono migliaia di dischi.
Non serve conoscere tutta la storia della musica.
Spesso bastano alcune routine mirate e poche opere particolarmente istruttive.
Se dovessi indicare tre soli dischi capaci di allenare simultaneamente le cinque strategie, sceglierei questi:
- King Crimson – Discipline
- Charles Mingus – The Black Saint and the Sinner Lady
- Olivier Messiaen – Turangalîla-Symphonie
King Crimson – Discipline
Discipline insegna a seguire contemporaneamente pulsazione, cicli sovrapposti, linee indipendenti, incastri, timbri strumentali e trasformazioni della forma.
Le due chitarre costruiscono figure ripetitive che possono avere lunghezze differenti. Basso e batteria mantengono l’orientamento, mentre gli accenti fanno emergere configurazioni sempre nuove.
Il disco può essere ascoltato come una macchina ritmica, come un contrappunto di linee, come una trama verticale o come un processo nel quale la ripetizione genera continuamente differenze.
Charles Mingus – The Black Saint and the Sinner Lady
The Black Saint and the Sinner Lady mostra come groove, orchestrazione, contrappunto, timbro, energia e forma possano convivere all’interno di un’unica grande architettura.
La musica può essere seguita attraverso il ritmo, le linee dei fiati, la disposizione dell’ensemble, i cambiamenti di colore oppure il percorso complessivo della suite.
È uno dei rari dischi nei quali le cinque strategie rimangono riconoscibili ma agiscono continuamente le une sulle altre.
Olivier Messiaen – Turangalîla-Symphonie
La Turangalîla-Symphonie rappresenta uno dei massimi esempi di integrazione fra ritmo, armonia, timbro, densità e sviluppo su larga scala.
Poliritmie, temi ciclici, pianoforte, percussioni, onde Martenot e grande orchestra producono una quantità enorme di informazioni. L’ascoltatore deve imparare a distinguere gli strati senza perdere la spinta complessiva.
Non si tratta più soltanto di passare da una strategia all’altra. Ritmo, linea, armonia, timbro e forma cominciano a essere percepiti come dimensioni di un unico organismo musicale.
Questi non sono necessariamente i tre dischi più belli della storia.
Sono tre straordinari strumenti di allenamento percettivo.
La vera difficoltà
La parte più difficile del percorso, però, non è imparare le cinque strategie.
Quella può richiedere settimane o mesi.
La vera difficoltà è un’altra: bisogna liberarsi dai pregiudizi.
Dall’idea che esistano generi musicali superiori e generi inferiori.
Dall’idea che complesso significhi automaticamente migliore.
Dall’idea che una musica costruita sul ritmo sia necessariamente più semplice di una costruita sugli accordi.
Dall’idea che il rumore non possa essere musica, che la ripetizione sia sempre monotonia, che l’armonia sia l’unica misura della ricchezza o che la difficoltà coincida con il valore.
Un brano basato su pochi accordi può contenere straordinarie complessità ritmiche, timbriche o produttive. Una musica ripetitiva può trasformarsi attraverso microvariazioni. Una massa rumorosa può possedere profondità, movimento e organizzazione interna. Una canzone semplice può generare un percorso formale perfettamente compiuto.
L’orecchio impara abbastanza in fretta.
L’ego molto più lentamente.
Il vero traguardo
Il traguardo finale di Ascolta e pentiti non consiste nel conoscere più musica degli altri.
Non consiste nemmeno nell’amare tutto.
Un ascoltatore universale può comprendere perfettamente la logica di un’opera e continuare a non sentirsi coinvolto. Il gusto rimane libero.
La differenza è che non trasforma automaticamente una preferenza personale in un giudizio assoluto.
Il traguardo consiste nell’essere capaci di ascoltare ogni musica secondo la sua logica interna.
Quando smettiamo di chiederci se una musica rispetti i nostri criteri abituali e iniziamo a domandarci che cosa la organizzi, il metodo ha raggiunto il suo scopo.
La domanda non è più soltanto:
Mi piace?
Diventa anche:
Che cosa sta organizzando questa musica?
Quale strategia mi sta chiedendo?
Che cosa non sto ancora sentendo?
E forse è proprio in quel momento che cominciamo a diventare, almeno un po’, ascoltatori universali.
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