Questi sono gli esercizi che l’AI di ascoltaepentiti mi ha dato per affrontare il mio punto cieco: il timbro.
Dischi ed artisti per allenare la quarta strategia: un percorso
La quarta strategia di ascolto, quella timbrico-spaziale, entra in gioco quando prestiamo attenzione al suono come materia: colore, grana, densità, profondità, distanza, risonanza e movimento. Non ascoltiamo soltanto una melodia, un ritmo o una successione di accordi. Ascoltiamo il modo in cui un suono nasce, occupa lo spazio, cambia consistenza e infine scompare.
La domanda guida è semplice: che cosa sta diventando questo suono, e in quale spazio mi sta collocando?
Il percorso seguente procede dal riconoscimento più immediato dello spazio sonoro alle trasformazioni più lente e sottili del timbro. Non è una classifica e non richiede di amare ogni disco. Ogni tappa serve ad allenare una diversa facoltà percettiva.
1. Jan Garbarek e The Hilliard Ensemble: Officium
Il punto di partenza più accessibile è l’incontro fra il sassofono di Jan Garbarek, le voci dell’Hilliard Ensemble e la risonanza di uno spazio ecclesiastico. Il riverbero non è un semplice abbellimento: diventa una parte attiva della musica.
Che cosa allenare: la distanza delle sorgenti, la durata delle risonanze, la fusione fra voce e strumento, la sensazione che un suono possa provenire da un punto preciso oppure dall’intero ambiente.
2. Brian Eno: Ambient 1: Music for Airports
Le figure musicali sono semplici e riconoscibili, ma il loro significato dipende dal modo in cui compaiono, si sovrappongono e decadono. Eno insegna ad ascoltare ciò che normalmente consideriamo uno sfondo.
Che cosa allenare: il passaggio fra presenza e assenza, la coda dei suoni, le variazioni minime e la profondità prodotta dalla sovrapposizione.
3. Björk: Vespertine
Con Vespertine l’ascolto si avvicina alla superficie dei suoni. Respiri, fruscii, micropercussioni, voci stratificate ed elettronica granulare costruiscono un ambiente intimo e ricchissimo di dettagli.
Che cosa allenare: la prossimità, il microdettaglio, la qualità tattile del suono e la differenza fra ciò che sembra vicinissimo e ciò che si apre sullo sfondo.
4. Miles Davis: In a Silent Way
Qui la strategia timbrico-spaziale incontra il jazz. Gli strumenti elettrificati, il riverbero e il montaggio trasformano l’improvvisazione in un paesaggio. Il disco può essere seguito attraverso le linee dei musicisti, ma anche come un ambiente attraversato da apparizioni sonore.
Che cosa allenare: la profondità dell’impasto, il rapporto fra primo piano e sfondo, la collocazione degli strumenti e il modo in cui il montaggio costruisce uno spazio che non coincide con quello reale della registrazione.
5. Talk Talk: Spirit of Eden
In questo disco ogni ingresso modifica la luce e la densità dell’insieme. Gli strumenti non riempiono uno spazio già dato: sembrano crearlo mentre suonano. Anche il silenzio assume una funzione compositiva.
Che cosa allenare: il peso degli attacchi, la relazione fra suono e silenzio, la distanza fra gli eventi e il cambiamento di atmosfera prodotto da una singola presenza timbrica.
6. György Ligeti: Lontano
Le armonie orchestrali sembrano emergere da una distanza indefinita, avvicinarsi e poi dissolversi. Le singole linee contano meno della massa cangiante che producono insieme.
Che cosa allenare: la profondità orchestrale, il movimento delle masse, la trasformazione graduale della densità e la percezione di un suono collettivo che non può essere ridotto ai singoli strumenti.
7. Bernard Parmegiani: De Natura Sonorum
Parmegiani tratta suoni concreti ed elettronici come oggetti dotati di superficie, peso e comportamento. Le sorgenti possono essere riconoscibili, ambigue oppure completamente trasformate.
Che cosa allenare: la morfologia del suono, la distinzione fra attacco, corpo e decadimento, i contrasti fra materiali granulosi, liquidi, metallici, elastici, compatti o porosi.
8. Alvin Lucier: I Am Sitting in a Room
Lucier registra la propria voce in una stanza e riproduce la registrazione nello stesso ambiente, ripetendo il procedimento molte volte. A ogni passaggio le frequenze di risonanza della stanza diventano più evidenti, fino a trasformare il linguaggio in materia sonora.
Che cosa allenare: l’ascolto dell’architettura, la risonanza ambientale, la metamorfosi progressiva e il confine fra voce, rumore e spazio.
9. Giacinto Scelsi: Quattro pezzi su una nota sola
Scelsi entra nell’interno della nota. Ciò che a un ascolto superficiale potrebbe sembrare immobile rivela oscillazioni, armonici, differenti attacchi, pressioni e colori orchestrali.
Che cosa allenare: la differenza fra altezza e timbro, l’instabilità interna della nota, la vita degli armonici e la capacità di percepire un intero paesaggio dentro un materiale ridottissimo.
10. Éliane Radigue: Trilogie de la Mort
Il punto di arrivo del percorso richiede un’attenzione paziente. I lunghi suoni di Radigue sembrano statici soltanto finché l’orecchio non diventa abbastanza sensibile da percepirne le trasformazioni microscopiche.
Che cosa allenare: i battimenti, le microvariazioni dello spettro, la profondità interna del drone e le trasformazioni che avvengono senza eventi chiaramente delimitati.
Altri artisti e dischi da esplorare
Concluso il percorso principale, la quarta strategia può essere sviluppata in molte direzioni:
- Giacinto Scelsi, La nascita del Verbo, per continuare l’esplorazione del suono dall’interno.
- Brian Eno, On Land, per ambienti sonori più ambigui, materici e inquieti.
- Morton Feldman, Rothko Chapel e For Bunita Marcus, per il rapporto fra dinamiche minime, durata e silenzio.
- François Bayle, L’Expérience acoustique, per l’immaginazione dello spazio acusmatico.
- Iannis Xenakis, Persepolis e La Légende d’Eer, per le masse sonore e il collegamento fra spazio ed energia.
- Gérard Grisey, Les Espaces acoustiques, per comprendere come la trasformazione timbrica possa generare la forma.
- Claude Debussy, La Mer e Images, per ascoltare l’orchestra come colore in movimento.
- Maurice Ravel, Daphnis et Chloé, per la precisione e la sensualità dell’orchestrazione.
- Olivier Messiaen, Des canyons aux étoiles…, per il rapporto fra colore orchestrale e spazio naturale.
- Jon Hassell, Power Spot, per il confine fra strumento, trattamento elettronico e ambiente.
- Aphex Twin, Selected Ambient Works Volume II, per ambienti elettronici privi di una direzione evidente.
- Autechre, Tri Repetae, per suoni elettronici percepiti come oggetti dotati di peso e superficie.
- Fennesz, Endless Summer, per la tensione fra melodia riconoscibile e dissoluzione digitale.
- Tim Hecker, Virgins, per la profondità della saturazione e della distorsione.
- Biosphere, Substrata, per la costruzione di paesaggi, temperature e distanze immaginarie.
Come affrontare il percorso
Non è necessario ascoltare tutti i dischi di seguito. È più utile dedicare a ogni tappa il tempo necessario e ripetere l’ascolto ponendosi, di volta in volta, una sola domanda:
- Quali suoni percepisco in primo piano e quali sullo sfondo?
- Il suono è compatto, poroso, liscio, granuloso, brillante oppure opaco?
- Riesco a seguire il modo in cui nasce, si trasforma e decade?
- Lo spazio che percepisco sembra reale, artificiale o impossibile?
- Che cosa cambia se smetto di cercare subito melodie, accordi e strutture riconoscibili?
Descrivere mentalmente ciò che si ascolta aiuta a costruire un vocabolario percettivo. Non occorre conoscere i termini tecnici. Parole come “vicino”, “lontano”, “ruvido”, “luminoso”, “stretto”, “profondo” o “sospeso” sono già strumenti efficaci.
Il punto decisivo
La strategia timbrico-spaziale non coincide con l’ambient, con l’elettronica o con una produzione particolarmente raffinata. Può essere stimolata da musica acustica, orchestrale, rumorosa, violentissima oppure quasi silenziosa.
Il criterio decisivo è un altro: il disco ci invita soltanto a riconoscere oggetti musicali già formati, oppure ci fa assistere alla nascita, alla trasformazione e alla dissoluzione del suono stesso?
Nel secondo caso, la quarta strategia è probabilmente al centro dell’esperienza. Il fine dell’allenamento non è imparare ad amare tutto, ma diventare capaci di percepire più cose. Un disco inizialmente respinto può indicare un punto cieco, ma può anche rimanere lontano dai nostri gusti. La conquista consiste nella maggiore libertà dell’ascolto.
1. Strategia pulsivo-ciclica
- Daft Punk, Random Access Memories
- James Brown, The Payback
- Talking Heads, Remain in Light
- Fela Kuti, Expensive Shit
- Can, Future Days
- Kraftwerk, Computerwelt
- Don Cherry, Brown Rice
- Steve Reich, Music for 18 Musicians
- Steve Reich, Drumming
- Igor Stravinskij, Le Sacre du printemps
2. Strategia lineare-orizzontale
- The Beatles, Revolver
- Lucio Battisti, Anima latina
- Joni Mitchell, Blue
- Miles Davis, Kind of Blue
- John Coltrane, A Love Supreme
- Pat Metheny Group, Still Life (Talking)
- Johann Sebastian Bach, L'arte della fuga
- Ornette Coleman, The Shape of Jazz to Come
- Anthony Braxton, For Alto
- Luciano Berio, Sequenzas
3. Strategia simultaneo-verticale
- Marvin Gaye, What's Going On
- Steely Dan, Aja
- Bill Evans Trio, Waltz for Debby
- The Beach Boys, Pet Sounds
- Charles Mingus, The Black Saint and the Sinner Lady
- Duke Ellington, Such Sweet Thunder
- Johann Sebastian Bach, Messa in Si minore
- Igor Stravinskij, Symphony of Psalms
- György Ligeti, Lux Aeterna
- Pierre Boulez, Le Marteau sans maître
4. Strategia timbrico-spaziale
- Jan Garbarek e The Hilliard Ensemble, Officium
- Brian Eno, Ambient 1: Music for Airports
- Björk, Vespertine
- Miles Davis, In a Silent Way
- Talk Talk, Spirit of Eden
- György Ligeti, Lontano
- Bernard Parmegiani, De Natura Sonorum
- Alvin Lucier, I Am Sitting in a Room
- Giacinto Scelsi, Quattro pezzi su una nota sola
- Éliane Radigue, Trilogie de la Mort
5. Strategia formale-energetica
- Pink Floyd, The Dark Side of the Moon
- Radiohead, OK Computer
- David Bowie, Station to Station
- Peter Gabriel, Passion
- King Crimson, Red
- Gustav Mahler, Sinfonia n. 5
- Igor Stravinskij, Le Sacre du printemps
- Olivier Messiaen, Turangalîla-Symphonie
- John Adams, Harmonielehre
- Iannis Xenakis, La Légende d'Eer
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