Gerry Mulligan
Il baritono che pensa l’insieme: biografia, storia e percorsi d’ascolto
La prima voce che si riconosce è spesso il baritono. Ma la scoperta più importante arriva quando si comincia a sentire ciò che gli sta accanto: una tromba che risponde, un basso che non è soltanto fondamento, una sezione di fiati che si comporta come un interlocutore. Questa è la prospettiva da cui leggere Gerry Mulligan.
La sua storia non coincide con un solo quartetto, una sola costa o un solo decennio. Attraversa il lavoro di arrangiatore, il laboratorio di Miles Davis, i piccoli gruppi, la Concert Jazz Band, la canzone, il blues, il tango e l’orchestra sinfonica. Questa monografia segue quei passaggi senza chiamare tutto cool jazz e senza confondere la notorietà di un solista con l’intera identità di un disco.
La chiarezza di Mulligan non è assenza di complessità. Nella lettura proposta qui, è una capacità di distribuire le funzioni: far emergere una linea senza rendere inerte il resto dell’insieme. I suggerimenti percettivi sono interpretazioni editoriali, non risultati sperimentali.
Prima del baritono: imparare a scrivere
Gerald Joseph Mulligan nasce a New York il 6 aprile 1927. I trasferimenti legati al lavoro del padre segnano l’infanzia e l’adolescenza. Studia pianoforte, poi clarinetto; Sam Correnti lo incoraggia a scrivere arrangiamenti. A Philadelphia, ancora adolescente, propone il proprio lavoro a Johnny Warrington, direttore dell’orchestra radiofonica WCAU-CBS. Seguono Tommy Tucker ed Elliot Lawrence.
Il dato importante non è soltanto la precocità. La scrittura precede la notorietà del solista: Mulligan impara a pensare una musica attraverso le parti, a distribuire un’idea e a costruire un insieme. Questa è la chiave interpretativa dell’articolo. Il baritono diventerà la sua voce più riconoscibile, ma non esaurirà il suo modo di concepire il jazz.
Nel 1946 vengono registrati suoi arrangiamenti con Gene Krupa; nel 1947 lavora con Woody Herman e Claude Thornhill. La sua formazione non avviene fuori dal jazz moderno: la biografia della Library of Congress racconta anche un incontro musicale con Charlie Parker. Swing, bop e scrittura orchestrale sono genealogie intrecciate, non compartimenti separati.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia
Il laboratorio di Birth of the Cool
Nella New York di fine anni Quaranta, l’ambiente di Gil Evans mette in contatto arrangiatori e strumentisti che cercano nuove relazioni fra armonia moderna e sonorità d’insieme. Il nonetto guidato da Miles Davis comprende anche corno e tuba. Mulligan partecipa alle sessioni del 1949–1950 come baritonista e autore: Jeru, Venus de Milo e Rocker sono sue composizioni.
Il progetto non va raccontato come l’invenzione di un solo uomo. Davis organizza e guida il lavoro; Evans, Mulligan e gli altri autori contribuiscono alla sua identità. Il titolo Birth of the Cool si consolida con l’LP del 1957, mentre le registrazioni sono precedenti. La storia delle sessioni e quella della copertina non coincidono.
La lettura proposta qui è che il nonetto renda il colore una relazione: il baritono non è soltanto un solista dal registro grave, ma una voce dentro un impasto. Per capire Mulligan conviene quindi ascoltare anche i dischi che non portano il suo nome in testa. La sua presenza può essere udibile nel suono e nella scrittura, con responsabilità differenti.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia
La California e il quartetto senza pianoforte
Il riferimento documentario più preciso per l’avvio discografico è il 1952: la cronologia della Library of Congress e la sessionografia Pacific Jazz registrano il quartetto con Chet Baker, Bob Whitlock e Chico Hamilton. Bernie’s Tune e Lullaby of the Leaves vengono incisi il 16 agosto. La biografia narrativa della stessa biblioteca anticipa invece la formazione al 1951: le due fonti non sono perfettamente concordi.
La notorietà del gruppo lega Mulligan alla West Coast, ma la sua storia non si lascia chiudere in una geografia. La biografia Universal descrive l’assenza del pianoforte come una soluzione nata anche da circostanze pratiche. Il risultato musicale non è una semplice sottrazione: i fiati possono sostenersi attraverso controlinee, mentre il basso resta un riferimento attivo.
Il quartetto è il centro di una scoperta, non la formula immutabile di tutta la carriera. Nelle formazioni successive entrano Bob Brookmeyer, Zoot Sims, Jon Eardley e Art Farmer. Il confronto fra questi interlocutori permette di ascoltare continuità e differenze senza trasformare ogni disco in un ricordo di Baker.
Fonti: Library of Congress: cronologia · Pacific Jazz: sessioni 1952–1954 · Universal Music: biografia e catalogo
Dal piccolo gruppo al sestetto
Il sestetto con tromba, trombone a pistoni, tenore, baritono, basso e batteria amplia il campo. Presenting the Gerry Mulligan Sextet documenta sessioni del 1955; Mainstream of Jazz prosegue il lavoro nel 1956. La presenza di Brookmeyer al pianoforte in alcune registrazioni ricorda che pianoless non è un divieto estetico assoluto.
Il passaggio importante, nella proposta d’ascolto di questa guida, è mantenere la leggibilità quando aumentano le parti. Non basta riconoscere più timbri: occorre sentire chi prepara un ingresso, chi completa una frase e chi cambia la direzione del movimento. Il sestetto è un ponte fra conversazione e scrittura orchestrale.
Anche The Gerry Mulligan Songbook merita attenzione, ma i crediti vanno rispettati: le composizioni del nucleo originale sono di Mulligan, gli arrangiamenti sono di Bill Holman. Il suono di un disco intitolato a un autore non autorizza ad attribuirgli ogni scelta della partitura.
Fonti: Sestetto: edizioni documentate · Sestetto: fonte con datazione differente · Mainstream of Jazz: organico e repertorio · Songbook: crediti dell’edizione ampliata
Gli incontri: la differenza come risorsa
Mulligan registra con Paul Desmond, Stan Getz, Thelonious Monk, Johnny Hodges e Ben Webster. Questi incontri non sono soltanto una serie commerciale di nomi celebri: offrono contesti diversi, con o senza pianoforte. Mulligan Meets Monk comprende Wilbur Ware e Shadow Wilson; il disco con Webster comprende Jimmy Rowles, Leroy Vinnegar e Mel Lewis.
La mia lettura è che il confronto riveli quanto la sua identità dipenda dall’interlocutore. Con Desmond si può seguire la continuità del dialogo; con Monk, l’effetto di accordi, pause e accenti sulla frase; con Webster, il rapporto fra due materie sonore. Non sono profili universali dei musicisti, ma porte d’ingresso ai dischi selezionati.
Nel disco con Getz i due si scambiano gli strumenti in tre brani: il dettaglio impedisce di riconoscere automaticamente una persona dal registro. Anche il canto entra nel percorso con Annie Ross e Judy Holliday. La linea vocale diventa un’altra possibilità di relazione, non un elemento estraneo al mondo strumentale.
Fonti: Universal Music: biografia e catalogo · Mulligan Meets Monk: crediti e tracce · Meets Ben Webster: edizione del febbraio 1960 · Getz Meets Mulligan: strumenti e sessioni · Annie Ross: sessioni e organici · Library of Congress: biografia
La Concert Jazz Band: una grande formazione che conversa
Nel 1960 nasce la Concert Jazz Band. La cronologia della Library of Congress ne descrive cinque ance, compreso Mulligan, e sei ottoni, con sezione ritmica senza pianoforte. Universal precisa che il pianoforte può comunque comparire in alcuni brani. Il principio del piccolo gruppo viene ampliato, non applicato meccanicamente.
The Concert Jazz Band, il live al Village Vanguard e A Concert in Jazz mostrano repertori e situazioni differenti. Gli arrangiamenti e le composizioni non sono tutti di Mulligan: Brookmeyer, Al Cohn e altri autori partecipano alla costruzione. La leadership consiste anche nel dare forma a un insieme di contributi.
La proposta percettiva è ascoltare la grande orchestra senza ridurla a una massa. Una sezione può comportarsi come una voce; un solista può emergere senza che il resto smetta di agire. Qui V e T si completano: relazioni simultanee e impasto non sono sinonimi, ma possono diventare inseparabili nell’esperienza.
Fonti: Library of Congress: cronologia · Universal Music: biografia e catalogo · The Concert Jazz Band: organico e repertorio · Concert Jazz Band al Village Vanguard · A Concert in Jazz: edizioni e repertorio
Brubeck, il blues e le nuove sezioni ritmiche
Dal 1968 al 1972 Mulligan lavora frequentemente con Dave Brubeck. La formazione con Jack Six e Alan Dawson compare come Dave Brubeck Trio Featuring Gerry Mulligan: il nome non significa che Mulligan sia assente dall’organico stabile. Blues Roots, Compadres e il lavoro con orchestra documentano un ramo importante della carriera.
Il confronto con il quartetto degli anni Cinquanta cambia il problema d’ascolto. Il pianoforte è presente e ha un’identità forte: non conviene cercare la stessa trasparenza del gruppo con Baker. La proposta è seguire come il baritono conserva una linea dentro un sostegno più esplicito e come il blues offra un terreno comune.
The Age of Steam, pubblicato nel 1972, amplia ulteriormente la sezione ritmica e la tavolozza. La passione di Mulligan per i treni è documentata; K-4 Pacific ne è un riferimento. Ma il titolo non basta a spiegare il disco: il lavoro musicale va ascoltato nelle relazioni fra scrittura, ritmo e colori.
Fonti: Library of Congress: biografia · Universal Music: biografia e catalogo · Brubeck con Mulligan: discografia · The Age of Steam: edizione e sessioni
L’Italia, Piazzolla e il ritorno con Baker
Nel 1974 Mulligan registra Summit con Astor Piazzolla a Milano. In quell’occasione incontra Franca Rota, sua futura moglie. Il rapporto con l’Italia attraversa anche concerti, riconoscimenti e attività successive: non è un episodio isolato legato al tango.
Il concerto alla Carnegie Hall del novembre 1974 riunisce Mulligan e Baker in un contesto molto diverso dal quartetto originario. Bob James, John Scofield, Ron Carter, Harvey Mason e Dave Samuels appartengono alla formazione documentata. L’album completo è pubblicato nel 1975. Il ritorno non ripristina semplicemente il 1952.
La proposta d’ascolto è confrontare gli ambienti senza fare una gara di autenticità. Una relazione fra due fiati può restare riconoscibile mentre cambiano il peso del basso, il pianoforte, le percussioni e la chitarra. Summit apre invece il confronto fra baritono e bandoneón: un ramo distinto, non cool jazz con un’etichetta geografica diversa.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia · Carnegie Hall: concerto, organico e pubblicazione
Gli anni maturi: orchestra, canzone e repertorio nuovo
La Concert Jazz Band viene riformata nel 1978. Walk on the Water riceve un Grammy nel 1981; Little Big Horn, con Dave Grusin, esce nel 1983. L’attività non si limita al recupero del passato: la biografia documenta nuove composizioni, progetti per cinema e teatro e collaborazioni con orchestre sinfoniche.
Entente for Baritone Saxophone and Orchestra viene completata nel 1984; Symphonic Dreams esce nel 1987. Lonesome Boulevard, registrato nel 1989 e pubblicato nel 1990 nell’edizione qui documentata, presenta nuove composizioni. La sua funzione nel percorso è mostrare che la continuità melodica può sopravvivere a un cambiamento di ambiente.
La collaborazione con Judy Holliday appartiene anche alla storia della canzone: Holliday with Mulligan viene registrato nel 1961 e pubblicato nel 1980. È importante distinguere le date, perché una copertina tarda può contenere un capitolo molto precedente della biografia.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia · Lonesome Boulevard: edizione del 1990
Rileggere il cool, senza restare prigionieri del nome
Re-Birth of the Cool, pubblicato nel 1992, riprende il repertorio del nonetto con Wallace Roney alla tromba nella registrazione. La formazione da concerto comprende anche altri protagonisti: disco e tournée non vanno fusi in un unico organico. Nel 1993 esce Paraíso con Jane Duboc; nel 1995 Dragonfly coinvolge diversi ospiti e arrangiamenti.
Mulligan muore il 20 gennaio 1996 a Darien, Connecticut. La Library of Congress conserva un archivio che comprende musica, testimonianze e materiali della carriera. La discografia cronologica indicata dal sito ufficiale copre il periodo 1945–2002: include quindi anche pubblicazioni e documentazione posteriori alla sua morte.
La conclusione critica di questo articolo non è che tutto Mulligan sia cool. È che il cool rappresenta uno dei luoghi in cui il suo pensiero diventa più riconoscibile: una musica costruita attraverso le relazioni, capace di cambiare organico senza perdere il senso della linea. La chiarezza non è il contrario della complessità; è uno dei modi per renderla udibile.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia · Discografia completa: descrizione e rinvio all’archivio
Come ascoltare Mulligan
Il baritono non è soltanto una voce grave
La biografia Universal descrive un modo di suonare che alleggerisce la presenza dello strumento. La proposta d’ascolto è distinguere registro, attacco e funzione: un suono grave può guidare, rispondere, sostenere o fondersi. Non basta riconoscere il baritono per averne seguito il ruolo.
Fonti: Universal Music: biografia e catalogo
Una linea e ciò che la rende possibile
Il primo passo è seguire una frase fino alla sua conclusione. Il secondo è sentire come l’altra voce la prepara o la modifica. L non viene abbandonata per passare a V: le due strategie possono collaborare. Il basso è un riferimento prezioso per evitare che la musica venga ridotta a due fiati sopra uno sfondo indistinto.
Il colore non è una decorazione
Nei piccoli gruppi il colore aiuta a distinguere le parti; negli ensemble più ampi può diventare un impasto da ascoltare in sé. T riguarda attacco, durata, grana e profondità; V riguarda le relazioni simultanee. Una registrazione nitida può aiutare, ma non sostituisce questa distinzione.
Swing e memoria
P non significa contare la batteria: significa conservare il movimento mentre la frase si sposta. F non coincide con la durata del brano: significa ricordare proporzioni, ritorni e cambi di funzione. Nella Concert Jazz Band suggerisco di non ripartire da zero a ogni assolo; negli incontri fra solisti, di sentire come lo stesso terreno cambia quando cambia la voce.
P: ciclo e organizzazione ritmica. L: continuità della linea. V: relazioni simultanee. T: timbro e spazio. F: forma ed energia ricordate nel tempo. Le lettere indicate sono i bersagli proposti, non un codice binario completo dell’album. Le strategie non citate non sono assenti. Nei dischi con organici variabili il profilo riguarda l’ingresso suggerito, non tutte le tracce indistintamente.
Glossario minimo
- Arrangiamento
- La disposizione di una composizione per un determinato insieme: parti, registri, entrate e funzioni. Il compositore e l’arrangiatore possono essere persone diverse.
- Pianoless
- Senza pianoforte nell’organico o nel nucleo del progetto. Non significa assenza di armonia né divieto permanente di usare il pianoforte.
- Controlinea
- Una linea che accompagna o risponde a un’altra conservando una propria direzione.
- Sezione
- Un gruppo di strumenti dentro un ensemble più ampio. Può essere ascoltato come una voce collettiva.
- Master e take alternativa
- Il master è la versione scelta per una pubblicazione; una take alternativa documenta un’altra esecuzione. Una raccolta completa non coincide necessariamente con l’album originario.
Discografia ragionata
La selezione segue capitoli musicali e ruoli. Include album, raccolte di sessioni e documenti di scrittura: non è una discografia integrale. Il ruolo di Mulligan è dichiarato perché un disco importante può documentarlo come solista, compositore, arrangiatore o partner, senza attribuirgli l’intera responsabilità musicale.
I. Le origini: scrivere prima di guidare
1. Gene Krupa · How High the Moon / Disc Jockey Jump: incisioni
Sono documenti di formazione, non un album originario di Mulligan. Il riferimento è alle incisioni dell’orchestra di Krupa che la cronologia identifica come primi contributi discografici.
Da seguire: Sentire l’arrangiamento come distribuzione del movimento fra sezioni, non soltanto come accompagnamento del solista.
2. Miles Davis Nonet · Birth of the Cool
Mulligan partecipa al nonetto e firma Jeru, Venus de Milo e Rocker. Il disco va incluso fra le opere decisive della sua storia anche se il leader è Davis.
Da seguire: Partire dalle tre composizioni citate e seguire il baritono dentro l’impasto; poi confrontare il suo ruolo con quello nel quartetto.
3. Gerry Mulligan · Mulligan Plays Mulligan
La cronologia LOC colloca nel 1951 il primo disco da leader e sette originali; altri cataloghi datano edizioni successive al 1956. Qui il riferimento è al capitolo musicale, non a una ristampa particolare.
Da seguire: Ascoltare la continuità delle idee fra il lavoro di arrangiatore e la presentazione di un proprio gruppo.
4. Stan Kenton · New Concepts of Artistry in Rhythm
Young Blood documenta Mulligan autore per un’altra orchestra. Il baritonista accreditato nell’organico è Bob Gioga: non bisogna trasformare un credito di scrittura in una presenza strumentale.
Da seguire: Seguire Young Blood come scrittura per sezioni; non attribuire a Mulligan l’intero album.
II. Quartetto, terzo fiato e sestetto
5. Gerry Mulligan con Chet Baker · Quartetto Pacific Jazz: nucleo delle sessioni
Bernie’s Tune e Lullaby of the Leaves sono incisi il 16 agosto 1952. La raccolta completa può includere organici e sessioni differenti: non ogni traccia è automaticamente il quartetto senza pianoforte.
Da seguire: Partire dai master del quartetto; seguire la voce che non sta prendendo l’assolo.
6. Lee Konitz e Gerry Mulligan · Lee Konitz Plays with the Gerry Mulligan Quartet
Konitz si aggiunge al quartetto con Baker. I brani provengono da studio e Haig; ristampe e bonus non coincidono sempre con il nucleo dell’LP.
Da seguire: In All the Things You Are e Sextet, distinguere il dialogo a tre fiati dall’alternanza di assoli.
7. Gerry Mulligan Sextet · Presenting the Gerry Mulligan Sextet
Jon Eardley, Bob Brookmeyer e Zoot Sims ampliano il fronte dei fiati. In Everything Happens to Me compare il pianoforte di Brookmeyer.
Da seguire: Confrontare Apple Core e Everything Happens to Me: più strumenti non significano sempre più densità.
8. Gerry Mulligan Sextet · Mainstream of Jazz
Il sestetto prosegue con cambi di personale fra le sessioni. Il repertorio comprende Mainstream, Elevation e Blue at the Roots.
Da seguire: Sentire come le risposte dei fiati mantengono la pulsazione e modificano il rilievo del solista.
III. Gli incontri e le differenze
9. Gerry Mulligan e Thelonious Monk · Mulligan Meets Monk
Con Wilbur Ware e Shadow Wilson, il disco include originali di Monk e Decidedly di Mulligan. Il pianoforte è una voce attiva, non un riempimento armonico.
Da seguire: In Rhythm-a-Ning e I Mean You, ascoltare come gli interventi del pianoforte cambiano la percezione della frase del baritono.
10. Gerry Mulligan e Paul Desmond · Blues in Time
È il primo incontro discografico in quartetto senza pianoforte dei due, precedente a Two of a Mind. Il titolo originario compare anche come Gerry Mulligan–Paul Desmond Quartet.
Da seguire: Seguire la continuità di una frase quando passa dal primo piano alla risposta.
11. Stan Getz e Gerry Mulligan · Getz Meets Mulligan in Hi-Fi
Lou Levy, Ray Brown e Stan Levey completano il gruppo. In Let’s Fall in Love, Anything Goes e Too Close for Comfort i due sassofonisti si scambiano tenore e baritono.
Da seguire: Non riconoscere automaticamente il musicista dal registro; confrontare il fraseggio prima e dopo lo scambio.
12. Gerry Mulligan e Chet Baker · Reunion with Chet Baker
Il ritorno discografico con Baker è un nuovo capitolo, non una prosecuzione ininterrotta del gruppo originario. I cataloghi possono indicare l’anno della sessione invece di quello dell’edizione.
Da seguire: Confrontare la relazione fra i fiati con il nucleo Pacific Jazz, senza usare la somiglianza come unico criterio di riuscita.
IV. Canzone, composizione e piccoli ensemble
13. Gerry Mulligan and the Sax Section · The Gerry Mulligan Songbook, Volume 1
Il nucleo di sette brani è arrangiato da Holman. L’edizione ampliata aggiunge sessioni con organico diverso: i bonus non sono automaticamente la stessa Sax Section.
Da seguire: In Venus de Milo e Disc Jockey Jump, sentire la fusione delle ance senza perdere le parti interne.
14. Annie Ross con il quartetto di Mulligan · Sings a Song with Mulligan!
Le sessioni coinvolgono alternativamente Baker e Farmer. L’album riunisce momenti differenti; alcune raccolte aggiungono materiale di Ross senza Mulligan.
Da seguire: In I Feel Pretty e This Time the Dream’s on Me, sentire le risposte dei fiati come parte della pronuncia vocale.
15. Gerry Mulligan Quartet con Art Farmer · What Is There to Say?
Farmer, Bill Crow e Dave Bailey completano il quartetto. Il cambio di trombettista offre una relazione diversa, non una semplice sostituzione di Baker.
Da seguire: Partire da My Funny Valentine e Utter Chaos; seguire il basso insieme ai due fiati.
16. Gerry Mulligan e Ben Webster · Gerry Mulligan Meets Ben Webster
Il pianoforte di Jimmy Rowles è presente. La prima pubblicazione documentata è del febbraio 1960, mentre diversi cataloghi usano il 1959 delle sessioni.
Da seguire: In Chelsea Bridge, distinguere materia sonora e funzione della linea; non ridurre il confronto a due timbri diversi.
V. Orchestra e conversazione
17. Gerry Mulligan · The Concert Jazz Band
La prima registrazione di studio della band comprende Bweebida Bobbida, My Funny Valentine e I’m Gonna Go Fishin’. Il repertorio non è interamente di Mulligan.
Da seguire: Ascoltare una sezione come una voce e il solista come parte di un organismo ancora attivo.
18. Gerry Mulligan and the Concert Jazz Band · At the Village Vanguard
Il live comprende Blueport, Body and Soul e Let My People Be. La presenza del pianoforte in quest’ultimo brano impedisce una definizione assoluta di orchestra pianoless.
Da seguire: In Blueport, conservare il ciclo mentre cambiano solisti e risposte dell’insieme.
19. The Concert Jazz Band · Gerry Mulligan Presents a Concert in Jazz
All About Rosie e Israel appartengono al repertorio documentato. Il titolo non va scambiato con quello del live al Village Vanguard.
Da seguire: Sentire i cambi di assetto e il rapporto fra episodi scritti e spazio del solista, senza ripartire da zero a ogni ingresso.
20. Paul Desmond e Gerry Mulligan · Two of a Mind
Il nucleo originale è un quartetto senza pianoforte. Alcuni bonus aggiungono altri organici, compresa la chitarra di Jim Hall: la ristampa ampliata non è uniforme.
Da seguire: In All the Things You Are e Stardust, seguire le due linee come relazione continua, non soltanto come turni.
21. Gerry Mulligan · Night Lights
Art Farmer, Bob Brookmeyer, Jim Hall, Bill Crow e Dave Bailey formano il sestetto. Mulligan suona il pianoforte nella title track: il brano più noto non è un assolo di baritono.
Da seguire: Confrontare Night Lights, Morning of the Carnival e Prelude in E Minor: il colore cambia il modo in cui una linea viene percepita.
VI. Nuovi ambienti: Brubeck, Piazzolla e il palco
22. Dave Brubeck Trio Featuring Gerry Mulligan · Blues Roots
Brubeck, Jack Six e Alan Dawson accompagnano il baritono. Il catalogo documenta edizioni del 1968 e del 1969; non si usa l’anno di una singola edizione come prova di tutte le pubblicazioni.
Da seguire: In Journey e Blues Roots, sentire la relazione fra frase, pianoforte e fondamento ritmico.
Fonti: Blues Roots: edizioni
23. Gerry Mulligan · The Age of Steam
L’album amplia la sezione ritmica e include legni, ottoni e percussioni. La biografia LOC colloca la registrazione nel 1972; i crediti dell’edizione indicano sessioni del 1971: qui si mantiene la distinzione.
Da seguire: In K-4 Pacific, seguire il rapporto fra moto ritmico e scrittura; non cercare soltanto una rappresentazione di un treno.
24. Gerry Mulligan e Astor Piazzolla · Summit / Reunion Cumbre
La registrazione milanese mette in relazione baritono e mondo di Piazzolla. Il progetto appartiene alla storia di Mulligan, ma non va classificato automaticamente come cool jazz.
Da seguire: Seguire come i due strumenti articolano una linea e come il contesto modifica la loro relazione.
25. Gerry Mulligan e Chet Baker · Carnegie Hall Concert
Pianoforte, chitarra, vibrafono e percussioni cambiano l’ambiente del dialogo. Il doppio album e i volumi separati non devono essere contati come progetti differenti.
Da seguire: Confrontare Line for Lyons e My Funny Valentine con le registrazioni degli anni Cinquanta: riconoscere la relazione senza pretendere lo stesso sfondo.
VII. La maturità oltre il quartetto originario
26. Judy Holliday e Gerry Mulligan · Holliday with Mulligan
La biografia documenta quattro canzoni di Mulligan con testi di Holliday. La data tarda dell’album non colloca le sessioni negli anni Ottanta.
Da seguire: Ascoltare la canzone come un rapporto fra pronuncia vocale e disposizione delle parti, non come una parentesi fuori dal jazz.
27. Gerry Mulligan · Walk on the Water
Il disco appartiene al ritorno dell’attività orchestrale e riceve il premio per la performance jazz strumentale di big band. Premio e pubblicazione sono date diverse.
Da seguire: Confrontare il peso dell’insieme con la Concert Jazz Band degli anni Sessanta: cercare continuità della scrittura, non identità del suono.
28. Gerry Mulligan · Little Big Horn
Il progetto coinvolge Grusin e presenta composizioni di Mulligan per contesti differenti. Non tutto l’album ha lo stesso organico o la stessa funzione percettiva.
Da seguire: Sentire come la linea del baritono conserva identità dentro una produzione e una tavolozza differenti.
29. Gerry Mulligan con orchestra · Symphonic Dreams
La Houston Symphony è diretta da Erich Kunzel. Il repertorio comprende musica di Mulligan e Harry Freedman: non è un album di sole composizioni del solista.
Da seguire: Distinguere il rilievo del baritono dal movimento dell’orchestra; ascoltare i raccordi, non soltanto l’alternanza fra solo e tutti.
30. Gerry Mulligan · Lonesome Boulevard
La biografia descrive un programma di nuove composizioni. La registrazione del 1989 e la pubblicazione del 1990 vanno tenute separate.
Da seguire: In Good Neighbor Thelonious e The Flying Scotsman, seguire l’identità della composizione oltre la riconoscibilità del solista.
VIII. Le ultime aperture
31. Gerry Mulligan Tentet · Re-Birth of the Cool
Wallace Roney occupa la parte di tromba nella registrazione. Le formazioni della tournée non coincidono necessariamente con quella del disco.
Da seguire: Confrontare una stessa composizione con Birth of the Cool: registri, attacchi e bilanciamento possono cambiare senza cambiare il titolo.
32. Jane Duboc e Gerry Mulligan · Paraíso
La biografia documenta sei nuove composizioni di Mulligan con testi di Duboc e Theme for Jobim. È un ramo brasiliano della carriera, non un ritorno al quartetto del 1952.
Da seguire: Sentire il rapporto fra voce, baritono e ritmo senza trattare la cantante come una semplice aggiunta alla linea strumentale.
33. Gerry Mulligan Quartet e ospiti · Dragonfly
Grusin, Scofield, Samuels, Vaché e Grover Washington Jr. partecipano in brani differenti; i crediti includono Slide Hampton. L’album non è un quartetto uniforme.
Da seguire: In Listening to Astor e nella title track, confrontare gli ambienti; non assegnare un solo profilo a tutti gli organici.
Fonti: Dragonfly: crediti e tracce
Quattro percorsi d’ascolto
L’ordine delle schede è storico-editoriale; le rotte seguenti sono proposte pedagogiche. Non sono programmi obbligatori e non misurano il valore dei dischi.
Per entrare senza salti
Night Lights offre un appiglio sonoro; il quartetto con Farmer mette in primo piano la relazione; le sessioni con Baker ne mostrano una radice; Desmond e Webster ampliano il confronto; la Concert Jazz Band allarga il campo.
- Night Lights
- What Is There to Say?
- Quartetto Pacific Jazz: nucleo delle sessioni
- Two of a Mind
- Gerry Mulligan Meets Ben Webster
- The Concert Jazz Band
L’arrangiatore e il compositore
La scrittura viene ascoltata anche quando Mulligan non è il leader o non suona. Songbook è il confronto decisivo fra composizione di Mulligan e arrangiamento di Holman.
- How High the Moon / Disc Jockey Jump: incisioni
- Birth of the Cool
- New Concepts of Artistry in Rhythm
- The Gerry Mulligan Songbook, Volume 1
- The Concert Jazz Band
- Gerry Mulligan Presents a Concert in Jazz
- The Age of Steam
- Symphonic Dreams
La conversazione fra voci
Due fiati, tre fiati, pianoforte attivo e partner differenti: il bersaglio è mantenere la linea senza cancellare l’interlocutore.
- Quartetto Pacific Jazz: nucleo delle sessioni
- Lee Konitz Plays with the Gerry Mulligan Quartet
- Mulligan Meets Monk
- Blues in Time
- Two of a Mind
- Gerry Mulligan Meets Ben Webster
Mulligan oltre il cool
La continuità del musicista viene cercata attraverso ambienti differenti, non attraverso l’applicazione della stessa etichetta a ogni progetto.
Date, ruoli e ristampe
Le prime registrazioni circolano su 78 giri e LP di formati differenti; le raccolte successive possono riunire organici e anni diversi. Per questo le schede distinguono sessione, pubblicazione e corpus. L’anno della ristampa non è l’anno della musica.
- Quartetto originario: la biografia LOC indica 1951; la cronologia e la sessionografia documentano l’avvio discografico nel 1952. Qui si usa 1952 per le incisioni identificate, senza trasformarlo in una soluzione automatica di ogni dettaglio biografico.
- Presenting the Gerry Mulligan Sextet: sessioni 1955; edizioni e recensioni documentate nel 1956, mentre una fonte riporta 1955. Le date restano distinte.
- Songbook: le parti pensate o annotate prima della sessione non dimostrano chi abbia effettivamente suonato. I crediti dell’incisione, non una lista preliminare, sono il riferimento.
- Night Lights: Mulligan suona il pianoforte nella title track. Il bonus del 1965 non appartiene al nucleo originale del 1963.
- Blues Roots: sono documentate edizioni 1968 e 1969. The Age of Steam: i crediti indicano sessioni 1971, la biografia LOC parla di registrazione 1972; la pubblicazione 1972 è concorde.
- Carnegie Hall: concerto 1974, album completo 1975. I volumi separati non sono due nuove sessioni.
- Lonesome Boulevard: registrazione 1989, edizione documentata 1990. Holliday with Mulligan: registrazione 1961, pubblicazione 1980.
Fonti: Library of Congress: biografia · Library of Congress: cronologia · Pacific Jazz: sessioni 1952–1954 · Sestetto: edizioni documentate · Sestetto: fonte con datazione differente · Songbook: crediti dell’edizione ampliata · Night Lights: organico e repertorio · Blues Roots: edizioni · The Age of Steam: edizione e sessioni · Carnegie Hall: concerto, organico e pubblicazione · Lonesome Boulevard: edizione del 1990
Il controllo delle edizioni serve a conservare l’oggetto musicale, non a imporre un remaster. Per cominciare conta riconoscere il nucleo del progetto; take alternative e raccolte complete diventano utili quando si vuole confrontare ciò che cambia fra esecuzioni.
Una voce, molti modi di stare insieme
Mulligan può essere ascoltato come un grande solista, ma la sua discografia diventa più ricca quando il baritono smette di essere l’unico centro. L’arrangiatore prepara relazioni, il compositore costruisce identità, il leader sceglie interlocutori e dimensioni. Queste funzioni possono convivere, oppure essere condivise con altri.
La sua lezione, nella lettura di questo percorso, non è suonare meno. È rendere udibile ciò che ciascuna parte aggiunge alle altre.
Non occorre amare ogni fase allo stesso modo. Il guadagno è distinguere una preferenza da un ascolto troppo ristretto: un quartetto, un’orchestra e una canzone possono chiedere appigli differenti senza appartenere a tre musicisti diversi.
Fonti
Il testo è originale. Le fonti documentano biografia, sessioni, organici, crediti e pubblicazioni; i suggerimenti d’ascolto e i profili sono proposte editoriali. La discografia completa di 718 pagine è un riferimento archivistico segnalato dal sito ufficiale, non una fonte dichiarata integralmente esaminata per questa selezione.
- Library of Congress: biografia
- Library of Congress: cronologia
- Discografia completa: descrizione e rinvio all’archivio
- Universal Music: biografia e catalogo
- Pacific Jazz: sessioni 1952–1954
- Kenton: edizione originale e crediti
- Konitz con Mulligan: sessioni e pubblicazioni
- Sestetto: edizioni documentate
- Sestetto: fonte con datazione differente
- Mainstream of Jazz: organico e repertorio
- Mulligan Meets Monk: crediti e tracce
- Getz Meets Mulligan: strumenti e sessioni
- Songbook: crediti dell’edizione ampliata
- What Is There to Say?: archivio Art Farmer
- Annie Ross: sessioni e organici
- Meets Ben Webster: edizione del febbraio 1960
- The Concert Jazz Band: organico e repertorio
- Concert Jazz Band al Village Vanguard
- A Concert in Jazz: edizioni e repertorio
- Two of a Mind: sessioni e bonus
- Night Lights: organico e repertorio
- Brubeck con Mulligan: discografia
- Blues Roots: edizioni
- The Age of Steam: edizione e sessioni
- Carnegie Hall: concerto, organico e pubblicazione
- Lonesome Boulevard: edizione del 1990
- Dragonfly: crediti e tracce
- AllMusic: catalogo e cronologia discografica
Commenti
Posta un commento