Le cinque strategie di ascolto: dalla più istintiva alla più difficile
Ascoltare musica non è una sola capacità. Possiamo concentrarci sul ritmo, seguire una melodia, percepire gli accordi, esplorare il suono oppure ricostruire la forma complessiva.
Ascolta e pentiti distingue cinque strategie. Tutte sono presenti, in proporzioni diverse, in quasi ogni musica. L’ordine seguente indica quanto sia generalmente facile attivarle per un ascoltatore medio, non il loro valore.
1. Pulsivo-ciclica: sentire ciò che ritorna
Domanda: Che cosa si ripete e che cosa cambia a ogni ritorno?
È l’ascolto della pulsazione, del groove, dei riff e delle figure ripetute. È centrale nel funk, nell’afrobeat, nel reggae, nella dance, nella techno, nell’hip-hop e nel rock basato sui riff.
È normalmente la strategia più facile perché si appoggia al corpo. Possiamo battere il piede, muoverci e prevedere il ritorno del ritmo senza conoscere la teoria musicale.
Diventa più impegnativa quando si incontrano poliritmie, accenti irregolari o cicli sovrapposti, come nel progressive rock, nel minimalismo e nel metal più complesso.
Difficoltà iniziale: bassa.
2. Lineare-orizzontale: seguire ciò che avanza
Domanda: Dove sta andando questa linea?
Consiste nel seguire nel tempo una voce, una melodia o una parte strumentale. È fondamentale nella canzone, nell’opera, nel jazz solistico, nel raga indiano e nella polifonia.
Anche questa strategia è abbastanza naturale. La mente tende a scegliere una figura riconoscibile e a seguirla: nella popular music è solitamente la voce; nel jazz può essere il solista.
La difficoltà aumenta quando le linee diventano numerose e indipendenti. In Bach, Josquin o nel progressive rock più elaborato bisogna seguire una voce senza perdere completamente le altre.
Difficoltà iniziale: medio-bassa.
3. Timbrico-spaziale: esplorare il suono
Domanda: Com’è fatto il suono e da dove sembra provenire?
Questa strategia riguarda il colore, la grana, l’attacco, la distorsione, la risonanza, la distanza e la profondità. È particolarmente importante nella psichedelia, nell’ambient, nel dub, nell’elettronica, nello shoegaze e nella musica elettroacustica.
È abbastanza facile distinguere un suono limpido da uno distorto, vicino da uno lontano, naturale da uno elettronico. Più difficile è ascoltarne attentamente la nascita, la trasformazione e la scomparsa.
La padronanza avanzata richiede di orientarsi attraverso il timbro e lo spazio anche quando ritmo e melodia non offrono più riferimenti evidenti.
Difficoltà iniziale: media.
4. Formale-energetica: ricordare il percorso
Domanda: Come sta cambiando la musica?
Questa strategia segue preparazioni, crescite, sospensioni, ritorni, climax e dissoluzioni. È importante nelle sinfonie, nelle suite progressive, nei concept album, nel post-rock, nel minimalismo e nelle lunghe improvvisazioni.
Riconoscere un crescendo o un’esplosione è abbastanza semplice. La difficoltà nasce quando la musica è lunga e cambia lentamente.
La forma, infatti, non può essere ascoltata tutta nello stesso momento. Dobbiamo ricordare ciò che è accaduto e confrontarlo con ciò che sta accadendo ora. Nelle opere più estese bisogna conservare nella memoria eventi ascoltati molti minuti prima.
Per questo non è la strategia più difficile da attivare, ma può diventare la più difficile da sostenere su lunga durata .
Difficoltà iniziale: medio-alta.
Difficoltà avanzata: molto alta.
5. Simultaneo-verticale: ascoltare ciò che accade insieme
Domanda: Come sono organizzati i suoni presenti nello stesso momento?
Questa strategia riguarda accordi, basso, voci interne, registri, densità e rapporti fra primo piano e sfondo. È molto importante nella musica corale e orchestrale, nel jazz armonicamente sofisticato, nel fusion, nel progressive rock e nella musica contemporanea.
È probabilmente la strategia più difficile da imparare consapevolmente. L’ascoltatore medio tende infatti a seguire la voce o la melodia, lasciando tutto il resto sullo sfondo.
L’ascolto verticale richiede invece due operazioni:
- distinguere gli elementi presenti contemporaneamente;
- sentirli anche come una configurazione unitaria.
Bisogna, in altre parole, separare senza dividere e riunire senza confondere . È più difficile che seguire un ritmo o una melodia perché l’attenzione deve distribuirsi fra diverse sorgenti nello stesso momento.
Difficoltà iniziale: alta.
L’ordine generale di difficoltà
Per un ascoltatore medio, l’ordine indicativo dalla strategia più facile alla più difficile da attivare è:
- pulsivo-ciclica ;
- lineare-orizzontale ;
- timbrico-spaziale ;
- formale-energetica ;
- simultaneo-verticale .
Questo ordine non è assoluto. Seguire i cicli dei Meshuggah può essere più difficile che riconoscere un crescendo in una canzone. La classifica riguarda il punto di partenza: il ritmo dispone del corpo, la melodia della voce, mentre la verticale richiede una distribuzione dell’attenzione meno abituale.
Perché alcuni appassionati di classica e jazz diventano snob
Amare la musica classica o il jazz non significa essere snob. Questi repertori possono però favorire una particolare forma di snobismo quando l’ascoltatore identifica la qualità musicale con ciò che ha imparato a riconoscere meglio.
Lo snobismo nasce quindi non dalla competenza verticale, ma dal suo uso come unico criterio di valore .
La musica classica occidentale ha attribuito grande importanza a:
- armonia;
- contrappunto;
- sviluppo tematico;
- orchestrazione;
- separazione delle parti;
- grandi forme.
Una parte del jazz ha aggiunto:
- accordi estesi;
- sostituzioni armoniche;
- modulazioni;
- improvvisazione sugli accordi;
- interazione fra musicisti.
Chi frequenta a lungo questi repertori può diventare molto sensibile alla ricchezza armonica, alle voci interne e alle relazioni simultanee. Il problema nasce quando conclude che una musica con pochi accordi sia necessariamente povera.
Quando la popular music sembra rumore
Molta popular music concentra la propria complessità in aspetti diversi dall’armonia. Può essere semplice verticalmente e molto complessa dal punto di vista ritmico, timbrico, produttivo o formale.
- Nel funk e nell’afrobeat conta soprattutto l’incastro fra le parti ritmiche.
- Nel rock e nel metal basso, batteria e chitarra possono fondersi nel peso del riff.
- Nello shoegaze voce, armonia, chitarre e distorsione formano una superficie sonora.
- Nella techno la forma nasce da ripetizioni e microvariazioni.
- Nel dub eco, profondità e sottrazione diventano elementi compositivi.
- Nel punk l’attacco collettivo e l’energia possono essere più importanti della varietà armonica.
- Nel post-rock volume e densità costruiscono grandi percorsi energetici.
Un ascoltatore rigidamente verticale cerca di separare le parti proprio quando la musica chiede di percepirne la fusione. Cerca molti accordi quando dovrebbe seguire il groove; cerca linee indipendenti quando dovrebbe ascoltare la materia sonora; cerca lo sviluppo armonico quando la trasformazione avviene nel ritmo o nella produzione.
Per questo la popular music può sembrargli un blocco confuso, povero o addirittura rumoroso. Non perché sia priva di organizzazione, ma perché è organizzata secondo strategie che l’ascoltatore considera secondarie.
Le vere radici dello snobismo
Lo snobismo musicale nasce spesso da tre equivoci.
1. Confondere la complessità armonica con la complessità musicale
Una musica con molti accordi non è automaticamente più complessa in ogni dimensione. Una composizione basata su un solo accordo può presentare grande ricchezza ritmica, timbrica e formale.
2. Confondere la propria competenza con un criterio universale
Tendiamo a considerare importanti gli aspetti che sappiamo riconoscere. Chi possiede un ascolto verticale sviluppato può credere che armonia e contrappunto siano il centro di tutta la musica.
3. Confondere ciò che non comprendiamo con ciò che non esiste
Se non percepiamo le microvariazioni di un groove, possiamo definirlo monotono. Se non sappiamo ascoltare la distorsione come materia sonora, possiamo chiamarla rumore. Se non riconosciamo la forma prodotta dall’energia, possiamo giudicare il brano ripetitivo.
Lo snobismo comincia quando un limite momentaneo del nostro ascolto viene trasformato in un giudizio assoluto sulla musica.
La conclusione
La strategia simultaneo-verticale è probabilmente la più difficile da attivare e acquisire, perché richiede di percepire più elementi e le loro relazioni nello stesso momento.
La formale-energetica può diventare la più difficile da padroneggiare ai livelli avanzati, perché richiede memoria e attenzione su durate molto lunghe.
Ma la capacità più importante non consiste nel portare una singola strategia al massimo. Consiste nel capire quale strategia richiede la musica che stiamo ascoltando .
L’ascoltatore completo non giudica il funk come se fosse una fuga, la techno come se fosse una sinfonia o lo shoegaze come se fosse jazz armonico. Impara invece a cambiare domanda:
- Che cosa ritorna?
- Dove va la linea?
- Come convivono i suoni?
- Com’è fatto lo spazio sonoro?
- Come cambia l’energia?
La competenza senza flessibilità può produrre snobismo. La competenza accompagnata dalla curiosità permette invece di riconoscere organizzazione e qualità anche dove inizialmente sentivamo soltanto semplicità, ripetizione o rumore.
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