Perché persone diverse hanno gusti musicali diversi
Il gusto musicale non dipende soltanto dai generi conosciuti, dalla cultura o dai ricordi personali. Dipende anche da quale strategia di ascolto ciascuno utilizza più spontaneamente .
Quando ascoltiamo musica possiamo concentrarci su ciò che ritorna, sulle linee che avanzano, sugli accordi presenti in ogni istante, sulla materia del suono oppure sulla forma che si sviluppa nel tempo. Queste cinque strategie sono disponibili a tutti, ma non sono necessariamente allenate nello stesso modo.
Cinque modi di trovare senso nella musica
Pulsivo-ciclico
Chi privilegia questa strategia cerca pulsazione, groove, riff, ostinati e figure ricorrenti. La musica acquista senso attraverso la partecipazione corporea e il riconoscimento di ciò che ritorna.
Questo ascoltatore può essere attratto da funk, afrobeat, dance, hip-hop, techno e certo rock basato sui riff. Può invece percepire come dispersiva una musica priva di pulsazione riconoscibile.
Lineare-orizzontale
Qui l’attenzione segue una melodia, una voce o una parte strumentale nel tempo. Il piacere nasce dalla direzione della frase, dal respiro, dal racconto e dalla trasformazione delle linee.
Chi ascolta prevalentemente in questo modo può amare la canzone, il melodramma, il jazz solistico, la polifonia o le grandi interpretazioni vocali. Può trovare poco coinvolgente una musica nella quale la melodia è debole, frammentaria o subordinata al suono.
Simultaneo-verticale
Questa strategia porta in primo piano accordi, armonie, registri, densità e rapporti fra gli elementi presenti nello stesso momento.
Un ascoltatore verticale può essere affascinato da armonie sofisticate, arrangiamenti ricchi, cori, jazz pianistico e musica polifonica. Può giudicare povera una musica costruita su pochi accordi, anche quando la sua ricchezza si trova nel ritmo, nel timbro o nella forma.
Timbrico-spaziale
Qui contano la grana del suono, l’attacco, la risonanza, la distorsione, la profondità e la posizione delle sorgenti nello spazio.
Chi privilegia questa strategia può amare elettronica, ambient, psichedelia, dub, shoegaze, produzioni sperimentali o interpretazioni caratterizzate da un timbro riconoscibile. Può essere attratto da un brano anche senza ricordarne la melodia, perché ne conserva l’ambiente e la materia sonora.
Formale-energetico
Questa strategia segue accumuli, sospensioni, ritorni, climax, dissoluzioni e trasformazioni di lunga durata. Il piacere nasce dal percepire dove si trova la musica all’interno del proprio percorso.
Chi ascolta così può preferire suite progressive, sinfonie, concept album, post-rock, lunghe improvvisazioni e composizioni costruite come processi. Può invece trovare prevedibili le canzoni troppo brevi o rigidamente organizzate in strofe e ritornelli.
Perché lo stesso disco può dividere gli ascoltatori
Due persone possono ascoltare la stessa opera e, in un certo senso, sentire due musiche differenti .
Di fronte a un disco molto ripetitivo:
- l’ascoltatore pulsivo può percepire groove e microvariazioni;
- quello lineare può lamentare l’assenza di una melodia sviluppata;
- quello verticale può concentrarsi sulle variazioni armoniche;
- quello timbrico può seguire i cambiamenti della superficie sonora;
- quello formale può domandarsi se la ripetizione conduca realmente da qualche parte.
Il disaccordo estetico nasce spesso da qui. Ciò che per una persona è immobilità, per un’altra è trasformazione graduale. Ciò che appare caotico a chi cerca una melodia può risultare perfettamente organizzato a chi segue densità ed energia. Ciò che sembra armonicamente elementare può essere ritmicamente o timbricamente complesso.
Il gusto come incontro fra abitudine e musica
Tendiamo ad apprezzare le opere che rendono evidente la strategia nella quale siamo già competenti. Se siamo abituati a seguire la voce, entriamo facilmente nella canzone; se sentiamo spontaneamente il groove, comprendiamo subito il funk; se ricordiamo grandi archi temporali, una lunga suite non ci spaventa.
Al contrario, rifiutiamo spesso la musica che richiede una strategia poco allenata. Possiamo definirla monotona, confusa, fredda, rumorosa o inutilmente complessa, quando forse stiamo semplicemente cercando al suo interno qualcosa che non costituisce il suo principale criterio organizzativo.
Il gusto nasce quindi dall’incontro fra tre elementi:
- la strategia richiesta dalla musica;
- le strategie già sviluppate dall’ascoltatore;
- la disponibilità dell’ascoltatore a cambiare domanda.
Il gusto non è un errore
Le cinque strategie non servono a dimostrare che alcuni gusti siano superiori ad altri. Una preferenza autentica non deve essere corretta, e l’allenamento non obbliga ad amare tutto.
Il metodo permette però di distinguere due affermazioni molto diverse:
- “Comprendo ciò che questa musica sta facendo, ma non mi coinvolge”;
- “Non trovo nella musica ciò che sono abituato a cercare, quindi la considero priva di valore”.
Nel primo caso esprimiamo un gusto consapevole. Nel secondo rischiamo di trasformare un limite momentaneo del nostro ascolto in un giudizio assoluto sull’opera.
Anche la biografia conta
Le strategie non spiegano tutto. Il gusto dipende anche da familiarità culturale, lingua, ambiente, età, ricordi, identità, contesto sociale e associazioni personali. Una canzone può diventare importante non per la sua struttura, ma perché è legata a un momento della vita.
Le cinque strategie spiegano però come organizziamo musicalmente ciò che sentiamo . La biografia determina spesso perché un suono ci riguarda; le strategie determinano che cosa riusciamo a riconoscere e seguire al suo interno.
Allenare l’ascolto non significa uniformare i gusti
Un ascoltatore allenato non è una persona alla quale piace qualsiasi musica. È una persona capace di capire più chiaramente perché qualcosa le piace o non le piace.
Sviluppando le cinque strategie, il gusto non scompare: diventa più articolato. Alcune opere inizialmente incomprensibili diventano leggibili; altre rimangono lontane, ma non vengono più liquidate come prive di senso. Si impara a riconoscere la qualità anche dove non nasce un’affinità personale.
L’obiettivo di Ascolta e pentiti non è quindi creare ascoltatori con gli stessi gusti. È ampliare il numero delle musiche davanti alle quali possiamo formulare la domanda giusta.
Perché, prima di stabilire se una musica ci piace, vale sempre la pena chiedersi:
Non mi piace davvero, oppure non sto ancora ascoltando ciò che la organizza?
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