Miles Davis

 

Miles Davis e le cinque strategie di ascolto

Pochi musicisti permettono di osservare le cinque strategie di ascolto con la stessa chiarezza di Miles Davis. In quasi cinquant’anni non si è limitato a cambiare stile: ha spostato più volte il centro della musica e, di conseguenza, il tipo di attenzione richiesto all’ascoltatore.

Nel primo quintetto prevalgono la linea, il fraseggio e l’interazione. Con il secondo quintetto armonia, metro e forma diventano mobili. Nel periodo elettrico acquistano importanza il groove, la stratificazione, il timbro, il montaggio e l’energia collettiva.

La classificazione seguente individua il capolavoro nel quale ciascuna strategia risulta particolarmente evidente. Naturalmente, ogni disco attiva anche le altre quattro.

1. Pulsivo-ciclico

Miles Davis – On the Corner

La scuola del ciclo

On the Corner è il disco nel quale Miles porta più radicalmente in primo piano ciò che ritorna.

Basso elettrico, batterie, tabla, percussioni, chitarre, tastiere e fiati costruiscono figure reiterate che si sovrappongono senza convergere necessariamente verso una melodia principale. Il basso di Michael Henderson funziona spesso come asse percettivo; intorno a esso gli altri strumenti modificano continuamente densità ed equilibrio.

Miles aveva in mente James Brown, Sly Stone, Ornette Coleman, Stockhausen e le idee ritmiche di Paul Buckmaster. Le lunghe sessioni vennero poi tagliate e ricomposte con Teo Macero: la ripetizione eseguita dai musicisti diventò così anche una costruzione fonografica.

L’ascoltatore deve distinguere ciò che rimane stabile da ciò che cambia attraverso ingressi, sottrazioni, accenti, sovrapposizioni e montaggio. La musica non sviluppa il ciclo abbandonandolo, ma lo approfondisce dall’interno.

Brano di attivazione: Black Satin
Domanda: quale figura continua a ritornare e che cosa cambia intorno a essa?
Focus: groove, loop, stratificazione e microvariazioni.

2. Lineare-orizzontale

Miles Davis – Kind of Blue

La scuola della linea

Kind of Blue è il disco più adatto per imparare a seguire una linea e riconoscere l’identità di chi la produce.

Miles riduce la velocità dei cambi armonici e costruisce gran parte dell’album intorno a campi modali relativamente stabili. Il solista dispone così di più tempo per esplorare un intervallo, modificare un attacco, soffermarsi su una nota o lasciare una pausa. L’attenzione si sposta dalla necessità di attraversare molti accordi verso la qualità dell’invenzione melodica.

Miles Davis, John Coltrane e Cannonball Adderley costruiscono la linea in modi chiaramente distinguibili. Miles procede per sottrazione e silenzi; Coltrane tende a espandere e intensificare la frase; Cannonball conserva un rapporto più evidente con il blues.

Miles consegnò ai musicisti soltanto pochi abbozzi prima delle sessioni. La coerenza nacque quindi dall’ascolto reciproco e dalla capacità di costruire collettivamente una forma dentro una cornice essenziale.

Brano di attivazione: So What
Domanda: dove sta andando questa frase e come reagiscono gli altri musicisti?
Focus: melodia, respiro, attacco, silenzio e interazione.

3. Simultaneo-verticale

Miles Davis – Miles Smiles

La scuola dell’armonia mobile

Se Kind of Blue riduce gli accordi per liberare la linea, Miles Smiles rende l’armonia mobile, ambigua e talvolta soltanto implicita.

Il brano fondamentale è Circle , costruito riorganizzando gli accordi di Drad Dog . Ne risulta una successione ricca e circolare, nella quale i centri cambiano senza produrre un percorso tonale facilmente prevedibile.

In Orbits , Dolores e Ginger Bread Boy , Miles chiese inoltre a Herbie Hancock di rinunciare agli accordi della mano sinistra e di suonare soltanto linee con la destra. L’armonia non scompare: deve essere ricostruita attraverso il rapporto fra basso, fiati, pianoforte e memoria della composizione.

Questa è la lezione verticale del disco: un accordo non coincide necessariamente con un blocco suonato dal pianoforte. Può emergere dall’incontro momentaneo fra note distribuite tra strumenti e registri differenti.

Miles Smiles non presenta i cambi armonici più rapidi della discografia di Miles: sotto questo aspetto Four & More è più estremo. Offre però una lezione più completa, alternando accordi complessi, campi modali, centri mobili e armonie implicite.

Brano di attivazione: Circle
Domanda: quali note stanno formando l’armonia, anche quando nessuno suona esplicitamente un accordo?
Focus: armonia implicita, registri, movimento del basso e centri mobili.

4. Timbrico-spaziale

Miles Davis – In a Silent Way

La scuola del suono come ambiente

In a Silent Way è il disco nel quale il suono di Miles diventa più chiaramente uno spazio da abitare.

Tre tastiere elettriche, organo, chitarra, basso, batteria, sax soprano e tromba producono un ambiente nel quale le sorgenti emergono da profondità differenti senza una gerarchia permanente.

In Shhh/Peaceful , basso e charleston sostengono una nube di pianoforti elettrici, organo e chitarra. Alcuni suoni sembrano vicini e definiti, altri remoti o sfocati. Miles entra nel paesaggio senza assumerne necessariamente il centro.

Teo Macero selezionò e ricompose il materiale della sessione, trasformandolo in due grandi facciate. Alcune sezioni ritornano identiche, creando una struttura circolare e modificando la nostra percezione dello spazio appena attraversato.

L’esercizio consiste nel seguire ogni suono dall’attacco alla risonanza e al decadimento, osservando anche il vuoto che lascia dopo la propria scomparsa.

Brano di attivazione: Shhh/Peaceful
Domanda: di quale materia è fatto ogni suono e da quale profondità emerge?
Focus: attacco, grana, distanza, risonanza, decadimento e ambiente.

5. Formale-energetico

Miles Davis – Nefertiti

La scuola della trasformazione

Agharta presenta trasformazioni più estreme, ma Nefertiti mostra con maggiore purezza il principio formale-energetico: ricordare uno stato della musica e confrontarlo con il suo ritorno trasformato.

Nella composizione che dà il titolo all’album, Miles e Wayne Shorter ripetono continuamente una melodia di sedici battute. Sotto di loro, Herbie Hancock, Ron Carter e soprattutto Tony Williams modificano accompagnamento, armonizzazione, accenti, densità e intensità.

La normale gerarchia del jazz viene rovesciata: i fiati rimangono relativamente stabili, mentre la sezione ritmica diventa la principale fonte di trasformazione.

La conclusione del ciclo evita una chiusura netta e conduce nuovamente all’inizio. Ogni fine viene percepita anche come prosecuzione. La struttura rimane la stessa, ma ogni ritorno produce un diverso stato energetico.

Il principio attraversa anche gli altri brani. Madness , inizialmente provata come un valzer lento, venne trasformata in un’esecuzione veloce prevalentemente in quattro quarti. Pinocchio fu sperimentata anche ripetendo il tema sopra una sezione ritmica libera.

Brano di attivazione: Nefertiti
Domanda: che cosa rimane uguale a ogni ciclo e come l’energia ne modifica il significato?
Focus: memoria, ritorno, densità, trasformazione e forma emergente.

Il disco full body

Miles Davis – Bitches Brew

L’integrazione delle cinque strategie

Bitches Brew è il disco nel quale le cinque strategie collaborano nella maniera più completa:

  • batterie, percussioni e bassi costruiscono cicli sovrapposti;
  • tromba, sax, clarinetto basso, chitarra e tastiere producono linee autonome;
  • i numerosi strumenti formano configurazioni verticali dense;
  • strumenti elettrici ed effetti trasformano timbro e spazio;
  • addensamenti, rarefazioni e ingressi solistici producono grandi curve energetiche.

Le esecuzioni registrate nell’agosto 1969 furono tagliate e ricomposte da Teo Macero, rendendo il montaggio parte integrante della composizione.

Nella title track, una base formata prevalentemente da accordi sospesi reiterati sostiene la linea fortemente sincopata della tromba. La complessità nasce dall’incontro fra un campo ciclico relativamente stabile, la mobilità delle linee e la densità collettiva.

Bitches Brew non è il disco più puro in nessuna singola direzione, ma proprio per questo rappresenta l’esercizio finale d’integrazione.

Brano di attivazione: Spanish Key
Domanda: riesco a cambiare strategia senza perdere la continuità dell’insieme?
Focus: coordinamento di ciclo, linea, armonia, spazio e forma.

L’esame avanzato

Miles Davis – Agharta

Agharta porta il formale-energetico al limite.

Registrato dal vivo a Osaka nel 1975, presenta lunghe sequenze nelle quali riff, groove, assoli, fasce rumoristiche, rarefazioni ed esplosioni si trasformano senza seguire una normale narrazione tematica. Miles dirige il gruppo mediante gesti, brevi segnali della tromba e interventi all’organo.

La forma deve essere ricostruita ricordando gli stati energetici precedenti: quale groove è stato abbandonato, quando la densità ha raggiunto il massimo, quale musicista ha modificato la direzione e come il gruppo ha ritrovato un terreno comune.

Nefertiti insegna il principio in modo leggibile. Agharta verifica se sappiamo applicarlo quando i punti di riferimento vengono sommersi dall’energia, dal timbro e dall’improvvisazione.

La routine Miles Davis

  1. Pulsivo-ciclico: On the Corner
    Seguire il basso e riconoscere ciò che ritorna mentre gli strati cambiano.

  2. Lineare-orizzontale: Kind of Blue
    Seguire ogni volta un solista diverso e osservare le risposte del gruppo.

  3. Simultaneo-verticale: Miles Smiles
    Percepire accordi e registri anche quando l’armonia rimane implicita.

  4. Timbrico-spaziale: In a Silent Way
    Seguire attacco, profondità, risonanza e decadimento dei suoni.

  5. Formale-energetico: Nefertiti
    Confrontare i successivi ritorni del ciclo e riconoscere come cambia l’energia.

  6. Integrazione full body: Bitches Brew
    Riascoltare lo stesso frammento cambiando strategia a ogni passaggio.

  7. Esame finale: Agharta
    Ricostruire la forma attraverso densità, soglie d’intensità, disgregazioni e ricomposizioni.

Classificazione sintetica

Prevalentemente pulsivo-ciclici

  • A Tribute to Jack Johnson
  • Live-Evil
  • On the Corner
  • The Man with the Horn
  • We Want Miles
  • Doo-Bop

Prevalentemente lineare-orizzontali

  • Dig
  • Walkin’
  • Bags’ Groove
  • Cookin’
  • Relaxin’
  • Workin’
  • Steamin’
  • ’Round About Midnight
  • Milestones
  • Kind of Blue
  • My Funny Valentine

Prevalentemente simultaneo-verticali

  • Birth of the Cool
  • Miles Ahead
  • Porgy and Bess
  • Sketches of Spain
  • Four & More
  • E.S.P.
  • Miles Smiles
  • Sorcerer

Prevalentemente timbrico-spaziali

  • Ascenseur pour l’échafaud
  • Filles de Kilimanjaro
  • In a Silent Way
  • Big Fun
  • Get Up with It
  • Tutu
  • Aura

Prevalentemente formale-energetici

  • Nefertiti
  • The Complete Live at the Plugged Nickel 1965
  • Black Beauty
  • Miles Davis at Fillmore
  • Dark Magus
  • Agharta
  • Pangaea

Massima integrazione

  • Bitches Brew

Conclusione

Questa routine racconta anche l’evoluzione dell’ascolto richiesta da Miles Davis.

Con Kind of Blue impariamo a seguire una frase. Con Miles Smiles scopriamo che l’armonia può nascere fra le linee. Con Nefertiti confrontiamo i ritorni trasformati. Con In a Silent Way entriamo nel suono come in un ambiente. Con On the Corner ci orientiamo attraverso il ciclo. Con Bitches Brew dobbiamo coordinare tutto. Con Agharta rimangono memoria, energia e capacità di non perdere il centro.

La grandezza pedagogica della discografia di Miles sta nella sua continua instabilità. Ogni volta che impariamo a orientarci, Miles sposta il problema.

Non ci chiede soltanto di comprendere musiche differenti.

Ci costringe a diventare, ogni volta, ascoltatori differenti.

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