Le cinque strategie allenate con il pop italiano
Dieci dischi italiani per allenare l’ascolto
È possibile costruire una palestra completa dell’ascolto usando soltanto musica italiana: canzone napoletana, cantautorato, jazz, funk, progressive, elettronica e post-rock.
Per ogni strategia ho scelto due dischi:
- uno di massima efficacia pedagogica , nel quale la capacità da sviluppare è relativamente facile da riconoscere;
- uno di massima purezza percettiva , nel quale la stessa strategia diventa dominante e richiede maggiore attenzione.
Naturalmente nessun album attiva una sola modalità di ascolto. La distinzione indica semplicemente quale domanda conviene portare temporaneamente in primo piano.
Lista pedagogica
1. Pulsivo-ciclico
Pino Daniele – Nero a metà
Basso, batteria, chitarra, percussioni e voce costruiscono groove chiari, nei quali blues, funk, jazz e tradizione napoletana convivono con naturalezza. Le parti sono abbastanza distinte da poter essere seguite separatamente, ma acquistano significato soprattutto attraverso il loro incastro.
Esercizio: seguire prima il basso, poi la batteria e infine la chitarra. Individuare il punto in cui il ciclo ricomincia e osservare quali piccoli cambiamenti avvengono a ogni ritorno.
Focus: groove, microvariazioni e relazione fra le parti ritmiche.
2. Lineare-orizzontale
Roberto Murolo – Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea
La voce e la chitarra espongono la melodia con grande chiarezza. Respiro, rubato, inflessioni e ornamentazioni permettono di seguire la linea vocale senza essere distratti da un arrangiamento troppo denso.
L’antologia comprende dodici volumi, pubblicati originariamente fra il 1963 e il 1965. Non occorre affrontarla integralmente: basta scegliere alcune canzoni e tornare più volte sulle stesse interpretazioni.
Esercizio: seguire la voce dall’inizio alla fine, prestando attenzione alla direzione della frase, alle pause e al modo in cui ogni nota viene raggiunta o abbandonata.
Focus: melodia, respiro, rubato e continuità della linea.
3. Simultaneo-verticale
Paolo Conte – Paolo Conte (1984)
La voce e il pianoforte costituiscono il centro dell’ascolto. Gli accordi sono esposti con chiarezza, mentre basso, contrabbasso, batteria, chitarra, tastiere e fiati ne precisano il registro, il peso e il colore senza rendere confuso l’insieme. Voce e pianoforte sono anche i due strumenti fondamentali attraverso i quali si è formato lo stile di Conte, fra chanson, jazz e canzone italiana.
Il disco insegna ad ascoltare ciò che accade nello stesso momento. Non è necessario conoscere il nome degli accordi: basta percepirli come aperti o compatti, stabili o sospesi, luminosi o scuri, osservando come modifichino il significato della linea vocale.
Esercizio: scegliere una frase cantata e riascoltarla concentrandosi prima sulla voce, poi sull’accordo sottostante e infine sul basso. Provare quindi a percepire i tre livelli come un’unica configurazione.
Focus: accordi, disposizione delle note e rapporto fra voce e armonia.
4. Timbrico-spaziale
Lucio Battisti – Anima latina
Percussioni, cori, sintetizzatori, chitarre, voci ed effetti emergono da profondità differenti. Alcuni suoni appaiono vicini e definiti, altri lontani, sfocati o quasi sommersi nel missaggio.
La produzione non riveste semplicemente le canzoni, ma diventa parte della composizione. Il primo piano cambia continuamente e obbliga l’ascoltatore a esplorare lo spazio della registrazione.
Esercizio: ignorare temporaneamente parole e melodie, descrivendo ogni suono come vicino o lontano, netto o diffuso, naturale o trasformato.
Focus: profondità, riverbero, distanza e mobilità del primo piano.
5. Formale-energetico
Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più
Le composizioni si sviluppano attraverso introduzioni, espansioni, ritorni melodici, accumuli e distensioni. Pianoforte, tastiere, chitarre, flauto, basso, batteria e voce entrano ed escono dalla trama modificandone progressivamente densità, colore e intensità.
La forma supera la normale successione di strofe e ritornelli, ma rimane leggibile grazie alla continuità delle linee melodiche. I passaggi non sembrano semplici blocchi accostati: tendono a crescere gli uni dagli altri, formando archi ampi ma ancora facilmente memorizzabili. Il pianismo di Michele Conta e la batteria di Giorgio Gardino contribuiscono in modo particolare a questa sensazione di trasformazione continua.
Esercizio: durante la title track, distinguere preparazione, crescita, apertura, climax e distensione. Negli ascolti successivi osservare quali strumenti modificano l’intensità e quali idee melodiche mantengono unita la composizione.
Focus: sviluppo organico, variazioni di densità, ritorni melodici e memoria della forma.
Lista di purezza percettiva
1. Pulsivo-ciclico
Nu Genea – Nuova Napoli
Il ciclo ritmico diventa il centro della musica. Basso, batteria, percussioni, chitarre e tastiere costruiscono groove prolungati che si trasformano attraverso entrate, sottrazioni e microvariazioni.
Rispetto a Nero a metà , il ciclo è più insistente e l’ascoltatore deve mantenere l’orientamento anche quando l’arrangiamento modifica continuamente il proprio equilibrio.
Esercizio: scegliere una parte ritmica e seguirla senza perderla, osservando che cosa cambia intorno a essa.
Focus: continuità del groove e trasformazione interna della ripetizione.
2. Lineare-orizzontale
Alan Sorrenti – Aria
La voce si estende, devia, improvvisa e abbandona spesso il normale fraseggio della canzone. La linea vocale deve essere seguita anche quando perde una direzione prevedibile e si trasforma in vocalizzo, gesto o materia sonora.
Il passaggio da Murolo a Sorrenti riassume bene il funzionamento del metodo: prima si impara a seguire una melodia esposta con chiarezza, poi si cerca di non perderla quando diventa libera e imprevedibile.
Esercizio: seguire la voce senza concentrarsi sulle parole, osservandone direzione, registro, respirazione e trasformazioni.
Focus: continuità della linea, improvvisazione e vocalità non convenzionale.
3. Simultaneo-verticale
Picchio dal Pozzo – Picchio dal Pozzo
Fiati, tastiere, chitarre, voci e sezione ritmica formano una trama nella quale le funzioni cambiano continuamente. Uno strumento può trovarsi in primo piano, diventare parte dell’armonia e infine scomparire nello sfondo.
Rispetto a Paolo Conte, gli accordi sono meno isolabili e le parti più autonome. Non basta più percepire il sostegno armonico della voce: occorre ricostruire configurazioni dense, mobili e spesso ambigue. Il debutto del gruppo è stato descritto anche come uno dei più validi esempi europei derivati dal Canterbury sound.
Esercizio: dividere mentalmente l’insieme in registro grave, medio e acuto. Individuare gli strumenti presenti e osservare come cambino le gerarchie fra loro.
Focus: densità, registri, sovrapposizione e mobilità del primo piano.
4. Timbrico-spaziale
Franco Battiato – Clic
Elettronica, montaggio, risonanze, strumenti acustici e suoni ambientali diventano direttamente la materia della composizione. Le normali distinzioni fra melodia, accompagnamento, rumore e ambiente perdono importanza.
Rispetto ad Anima latina , il disco offre meno punti d’appoggio nella forma-canzone. L’ascoltatore deve orientarsi attraverso qualità del suono, distanza, durata e trasformazione delle sorgenti.
Esercizio: descrivere i suoni senza cercare immediatamente di identificarne la causa, concentrandosi su grana, attacco, profondità e decadimento.
Focus: materia sonora, montaggio, risonanza e spazio.
5. Formale-energetico
Giardini di Mirò – Rise and Fall of Academic Drifting
La forma nasce da attese, ripetizioni, accumuli, climax e dissoluzioni più che dalla successione di strofe e ritornelli. Volume, densità, timbro e ingresso degli strumenti determinano il percorso delle composizioni.
Rispetto alla Locanda delle Fate, temi e sezioni offrono meno indicazioni esplicite. L’ascoltatore deve costruire la forma nella memoria seguendo soprattutto le variazioni dell’energia.
Esercizio: segnare mentalmente le principali soglie d’intensità e osservare come ogni nuova entrata trasformi la direzione complessiva.
Focus: accumulazione, climax, dissoluzione e memoria della lunga durata.
Le due routine
Massima efficacia pedagogica
- Pulsivo-ciclico: Pino Daniele – Nero a metà
- Lineare-orizzontale: Roberto Murolo – Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea
- Simultaneo-verticale: Paolo Conte – Paolo Conte (1984)
- Timbrico-spaziale: Lucio Battisti – Anima latina
- Formale-energetico: Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più
Massima purezza percettiva
- Pulsivo-ciclico: Nu Genea – Nuova Napoli
- Lineare-orizzontale: Alan Sorrenti – Aria
- Simultaneo-verticale: Picchio dal Pozzo – Picchio dal Pozzo
- Timbrico-spaziale: Franco Battiato – Clic
- Formale-energetico: Giardini di Mirò – Rise and Fall of Academic Drifting
Come usare le due routine
Conviene iniziare dalla lista pedagogica, dedicando alcuni giorni a ogni disco e assegnando all’ascolto una sola domanda:
- Che cosa ritorna?
- Dove va questa linea?
- Come sono organizzati insieme i suoni?
- Di quale materia è fatto il suono e dove si trova?
- Come cambia l’energia?
Quando la strategia diventa riconoscibile, si passa al disco corrispondente della lista di purezza. La domanda rimane la stessa, ma la musica offre meno punti di appoggio.
Non occorre ascoltare ogni volta l’album intero. Bastano pochi minuti al giorno, tornando più volte sullo stesso frammento. La familiarità permette di accorgersi di relazioni che nei primi ascolti rimangono nascoste.
Il passaggio da Paolo Conte a Picchio dal Pozzo chiarisce bene il percorso. Nel primo disco si impara a sentire l’accordo sotto la voce e a distinguere melodia, armonia e basso. Nel secondo bisogna conservare la stessa attenzione quando gli strati diventano numerosi, le funzioni cambiano e la gerarchia fra primo piano e sfondo non è più stabile.
Anche il passaggio dalla Locanda delle Fate ai Giardini di Mirò è particolarmente istruttivo. In Forse le lucciole non si amano più la forma è sostenuta da melodie riconoscibili, ritorni e trasformazioni graduali. In Rise and Fall of Academic Drifting deve essere ricostruita soprattutto attraverso densità, accumulazione, climax e dissoluzione.
La lista pedagogica insegna a riconoscere le cinque strategie. Quella di purezza verifica se abbiamo imparato a utilizzarle autonomamente.
La regola fondamentale di Ascolta e pentiti rimane la stessa: un solo compito per ogni ascolto .
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