venerdì 28 luglio 2017

Le due variabili del gusto musicale

Sono passati diversi anni da quando ho iniziato a pubblicare i miei appunti sul gusto musicale su questo blog.

Uno dei motivi per cui ho smesso è perché ho trovato una definizione molto precisa e condivisibile di quello che caratterizza le differenze fra le varie tipologie di ascolto (che ho metaforicamente chiamato colori).

Esse sono: la polifonia e il ritmo armonico.

Le preferenze di ascolto (che sono mutevoli nel tempo) dipendono in gran parte dall'abitudine e dall'energia (o se si preferisce dal grado di abilità raggiunto in quel momento).

In base all'educazione, alle abitudini ed all'energia (psicofisica) che abbiamo imparato a gestire siamo sensibili ad un range di complessità polifonica e ritmo armonico.

Semplificando molto questo spazio dimensionale l'ho ridotto a quattro tipologie:

musica rossa: scarsamente polifonica e ritmo armonico lento
musica blu: scarsamente polifonica e ritmo armonico rapido

musica rosa: polifonica e ritmo armonico lento
musica celeste: polifonica e ritmo armonico rapido

Per aumentare le nostre abilità e raggiungere l'abilità di ascolto ottimale bisogna sforzarsi di ascoltare molto spesso musica dal ritmo armonico elevato e dalla maggiore complessità polifonica.

La maggiore ricchezza di linguaggio e di significati che la musica "celeste" possiede vi permetterà di ottenere un'esperienza più gratificante.

Una maniera a buon mercato per conquistare questa abilità è un ascolto del Clavicembalo ben temperato di JS Bach. Una versione che considero molto efficace è quella di Ottavio Dantone per clavicembalo.




3 commenti:

  1. In generale, anche altri parametri possono contribuire alla quantità di informazione. Il concetto è che un ascoltatore celeste è più rapido ad accorgersi di variazioni.

    Per esercizio confrontare le canzoni dei Beatles suonate da Al di Meola agli originali: Al ha deciso per scelta artistica di non cambiare niente a livello armonico e melodico, semplicemente di aggiungere varietà ritmica.

    A lot of jazz guys have done their own covers, but there's usually so much re-harmonizing and altering of the melody that you’d never know it's a Beatles tune. I didn’t want to do that. My intent was to bring in the sophistication through rhythm as opposed to altering of harmony, which would take the prettiness away. I wanted to preserve the beauty of these tunes.

    Quindi il risultato è comunque decisamente celeste lo stesso...

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  2. E Glenn Gould non va più bene?

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