martedì 23 febbraio 2016

Una definizione precisa

I quattro colori hanno ora una definizione precisa.

Se il chiaro e lo scuro sono caratterizzati dal tipo di polifonia (sensibile o meno all'indipendenza delle linee), il corallo e l'azzurro sono caratterizzati dal tipo di ritmo armonico.

Quindi:

celeste = ascoltatore molto sensibile alla polifonia  ed abituato ad  un ritmo armonico veloce

rosa = ascoltatore molto sensibile alla polifonia  ed abituato ad un ritmo armonico lento

blu = ascoltatore poco sensibile alla polifonia ed abituato ad  un ritmo armonico veloce

rosso = ascoltatore poco sensibile alla polifonia ed abituato ad  un ritmo armonico lento.



Per quanto riguarda la definizione di ritmo armonico mi riconosco molto in quella di Walter Piston che rimarca l'importanza del tempo reale (quindi della velocità di esecuzione del brano) che ha l'ascoltatore per percepire l'armonia.
Inoltre parla anche di accordi melodici che non innalzano il ritmo (e questo per esempio è il caso di certo progressive rock o fusion che considero rosa).
Mentre altri parlano di ritmo relativo (in riferimento al numero di battute), che però spesso coincide con il ritmo psicologico.

Per chi vuole approfondire in rete si trova un simpatico articolo:
http://webensino.unicamp.br/disciplinas/MU146-287977/apoio/1/ritharmon.pdf

Dimensions of harmonic rythm di Joseph Swain.

Un giochino che ho provato per sperimentare questa definizione è stato quello di sfruttare il player di youtube per ascoltare una versione accelerata di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin.

Per quanto ridicola (effetto Benny Hill) a 2x risulta molto meno fastidiosa, ad un orecchio celeste, che a velocità normale.

In particolare nel caso di musica chiara si possono distinguere

ritmo armonico statico/molto lento (rosa)
ritmo armonico lento (ibridi)
ritmo armonico veloce (celeste).

E questa definizione mi sembra molto più parlante di quella modale vs tonale, perché tiene conto anche di musiche non ascrivibili a questa distinzione (le atonali) o paradossi (blues celesti o brani tonali rosa).

Singolare è il caso di Stevie Ray Vaughan che è celeste a differenza di Hendrix (anche se si somigliano molto) anche per la velocità di esecuzione (oltre a piccole differenze nella linea di basso).

Così come alcuni brani classici molto lenti (l'Ouverture del Coriolano di Beethoven o il preludio in Do maggiore del primo libro del WTK di Bach o l'adagietto della quinta di Mahler) potrebbero anche definirsi ibridi quasi rosa.

Nella seconda scuola di Vienna, diversi brani di Webern (che ho inserito nei classici rosa) hanno un ritmo armonico decisamente più lento di quelli del maestro Schoenberg, che secondo alcuni analisti è il compositore con il più elevato ritmo armonico della storia.

2 commenti:

  1. Ma in brani atonali come si fa a distinguere il ritmo "armonico"? Ci si regola sulla base del mutamento nei conglomerati di suoni?

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    1. Se leggi gli articoli o i capitoli dei testi di teoria in materia (anche il Piston) ti renderai conto che la definizione tratta gli intervalli, indipendentemente dal contesto (modale, tonale, atonale). Anche se il focus è sull'armonia tonale.

      Sul fatto che Webern ha il ritmo lento e Schoenberg forsennato l'ho letto su analisi, non è una mia invenzione.

      A questo punto invece è abbastanza improprio l'uso che faccio del termine polifonia, che comprende anche musica omofonica con linea di basso elaborata.

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