mercoledì 20 gennaio 2016

L'angolo di ascolto ed i livelli di percezione

Proust (o Levi Strauss o chi per esso) credeva esistessero infiniti livelli di percezione in musica.

Il mio primo modello cercava una discretizzazione.

Tuttavia si è incorso in un problema:
facevo fatica a contarli e a delimitarli.

5?
6?
12?

Quando ho iniziato a capire che le variabili in gioco sono due, ho inventato il modello dei quattro colori.

Cosa è rimasto del vecchio modello dei livelli di percezione?





In pratica si può tranquillamente dire che il numero dei livelli di percezione nel modello attuale di ascoltaepentiti è DUE.

La musica chiara e scura.

E questa distinzione rappresenta la parte, se si vuole esagerare, oggettiva.

Se un brano musicale stimola l'ascolto polifonico (più linee indipendenti) è chiara. Ovvero se l'ascoltatore ha bisogno di prestare contemporaneamente ad almeno due eventi (linee melodiche, ritmiche, armonie) senza poter rilassare la propria attenzione (saltellando magari ogni decimo di secondo da un suono all'altro) siamo in presenza di musica chiara.

Quando non si stimola l'ascolto polifonico? Quando l'attenzione salta da uno strumento all'altro. Quando c'è una sola linea da seguire (molta musica d'avanguardia è così) ovvero quando molte linee sono semplici pattern ripetuti, come nel minimalismo o nella musica leggera.

Cosa determina se siamo ascoltatori chiari o scuri?

Due variabili:
1) l'esperienza o allenamento
2) lo stato psicofisico

Se siamo ascoltatori non allenati ad ascoltare musica chiara (con la dovuta attenzione) o semplicemente siamo stanchi (stress, sonnolenza), probabilmente non attiveremo le facoltà per apprezzare decentemente la musica chiara.

Chi di voi non si è addormentato cullato da musica ambient o minimalista e poi di giorno è rimasto basito di fronte alla povertà del materiale che la sera prima lo aveva sollazzato?

Secondo la mia esperienza non si può comandare facilmente la potenza di ascolto o il livello che dir si voglia.
Si può con l'allenamento forzare ed imparare ad essere ascoltatori chiari, ma decidere di essere stanchi o distratti al punto giusto è decisamente più difficile da ottenere.

Ci si può re-abituare (avevo creato la pillola rossa e blu, nonché la neutra) ma è leggermente disturbante.
Il movimento verso la musica scura è abbastanza contro-corrente.

Quello che è decisamente soggettivo invece è l'angolo di ascolto. E si può imparare a gestire o cambiare nel tempo con relativamente poca fatica.

Per semplificare ho ridotto a due varianti (rosa e celeste), ma in pratica c'è un vero e proprio continuo di musiche che si spingono più o meno verso il verticale (celeste) o l'orizzontale (rosa).

Prendiamo un genere a chiara vocazione rosa, il blues.

La musica blues più orizzontale che mi viene in mente, pur essendo ancora chiara (e devo dire che spingermi a questo angolo di ascolto richiede una certa elasticità) è la musica dei Led Zeppelin. Così come la suite Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd mi sembra un altro esempio di musica chiara, ma drammaticamente orizzontale.

Immaginate una lancetta che possa scorrere i due quadrati della musica rosa e celeste. Siamo proprio a fondo scala.

La musica di Hendrix, pur essendo decisamente rosa, vira di qualche angolo.
I Cream un pochino di più. Eric Clapton ancora di più.
Il blues classico vira ancora.

Con Buddy Guy e Santana siamo quasi vicini all'equilibrio.

Steve Ray Vaughan sfora addirittura nell'altro quadrante, celeste per poco.

Un blues di Coltrane o Charlie Parker (o perché no? Paul McCartney o Donovan) è invece decisamente celeste.

Per avere musiche ancora più celesti dobbiamo cambiare genere ed andare sulla musica classica propriamente detta (Haydn  per esempio) o il bebop.

Cosa succede quando ascoltiamo musica più rosa di quella del nostro angolo attuale?
Ci sembra stonata, anche se non troppo aliena e disturbante come la rossa o la blu.

Cosa succede quando ascoltiamo musica più celeste del nostro angolo attuale?
Ci sembra pesante e faticosa, anche se comunque affascinante e strutturata.

8 commenti:

  1. Si', questo corrisponde perfettamente con la mia esperienza e quella di tanti altri musicisti.

    Tra parentesi, musicisti sopra un certo livello parlano senza nessun problema di livelli oggettivi nella musica - quando parlano tra di loro. E' solo che non e' politically correct dirlo in pubblico.

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    1. Il problema è che alcuni non osano dirlo neppure quando parlano tra loro...

      Beh, anche non dirlo in pubblico è un problema: io personalmente ormai riesco a "scendere" senza problemi, se la musica è ben scritta che sia Wagner o siano i Queen non mi fanno problemi: se una "canzonetta" è ben scritta non sarà ai livelli del "Ring", ma resta ottima nella sua categoria. Basterebbe mettere in chiaro questo e tutto si metterebbe a posto.

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    2. Quello che voglio arrivare a dire è che una volta acquisita la forma mentis necessaria per ascoltare musica di ottima qualità uno poi può ascoltare di tutto senza farsi troppi problemi, anzi migliora pure come ascoltatore di musica "leggera" e sa distinguere tra quella buona e quella che non lo è.

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    3. I Queen, a parte forse un paio di LP degli 80, hanno fatto musuca chiara.

      Gaijin: per me oramai il passaggio chiaro/scuro è solamente un fatto di ore di sonno. E il test Layla mi indica fedelmente dove sto in quel momento...

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    4. Per variare l'angolo effettivamente ci vuole quel quarto d'ora di tuning.

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    5. (Sui Queen:) Appunto, era quello che volevo dire.

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    6. Per la tua gioia Gaijin:

      ho trovato una variabile quantitativa che può essere strettamente correlata all'angolo di ascolto (o se si preferisce alla difficoltà di ascolto, QUANTO celesti bisogna essere per apprezzare il brano musicale).

      E' interessante perché all'inizio soprattutto associavo l'essenza del celeste ad accordi pieni di note (nona, tredicesima, eccetera). Invece l'accordo complicato garantisce che sia chiara piuttosto che celeste.

      Torniamo a bomba, la variabile quantitativa in questione è il RITMO ARMONICO ovvero quanto rapidamente si cambia accordo.

      Si passa dai raga psichedelici dove si improvvisa su un solo accordo di minore per minuti (l'essenza del rosa) a semplici sonate mozartiane dove, nonostante gli accordi siano molto semplici, a volte si cambia accordo due volte o tre volte in un solo secondo di ascolto.

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    7. Questo spiega anche perché il blues, nonostante apparentemente usa un giro tonale, cambiando accordo molto lentamente finisce per essere una musica principalmente orizzontale, dove il senso è dominato dagli assoli di pentatonica e scale minori (stonate apparentemente).

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