giovedì 25 giugno 2015

La musica atonale nel sistema ascoltaepentiti



Ma esiste davvero la musica atonale?
(thread in un forum americano di musica classica)

Il termine atonale è terrificante
Anton Webern

La nostra musica è solo più complicata di quella di Brahms,
ma non così tanto complicata...
Pierre Boulez

It would be false to suggest that his is purely a cerebral craft.
Glenn Gould parlando di Webern

Se proprio si cercano appellativi, si potrebbe ricorrere a politonale o pantonale
Arnold Schoenberg



Oggi parleremo di cosa può fare una persona per imparare ad ascoltare visceralmente la musica "classica" "contemporanea" "atonale". Le virgolette sono ironiche ;)
Come si può imparare ad emozionarsi con la musica dodecafonica, seriale e varianti?
E il free jazz?

In realtà la soluzione è semplice: farsi il mazzo con la pillola neutra (e che l'ho inventata a fare?).
Clickate sul link alla playlist youtube per ascoltare durante la lettura del post ;)

Però mi interessa spiegare perché è così difficile per molti approcciarsi alla musica "d'arte" del 900 e perché serve proprio la pillola neutra.

Partiamo da una mia considerazione:

alcuni appassionati di rock sono abili ascoltatori rosa,
alcuni appassionati di musica classica e jazz mainstream sono abili ascoltatori celesti.

Quasi nessuno ascolta la musica classica "contemporanea" "atonale", in parte per un cattivo marketing (iniziato proprio da Schoenberg), in parte perché succede questo:

ESSERE BRAVI ASCOLTATORI ROSA O BRAVI ASCOLTATORI CELESTI NON BASTA!

Faccio un esempio se sei un bravo ascoltatore celeste te la puoi cavare con Berg e Schoenberg, se sei un bravo ascoltatore rosa te la puoi cavare con alcune cose di Webern e Messiaen.
Ma per capire ed apprezzare davvero (non solo cavartela) ed avere la certezza di poter affrontare anche autori non pre-digeriti bisogna avere al massimo entrambe le skill.



Ecco a mio avviso perché.


Nella seguente trattazione, indubbiamente piena di inesattezze e di errori xD, utilizzerò la suddivisione canonica fra musica tonale e atonale (e non fra tonale e modale che uso nel resto del sito). La musica tonale in questo contesto è un tipo particolare di musica modale (o viceversa xD). Mentre la cosidetta musica atonale è l'alieno, il Moloch, il mostro nell'armadio di cui abbiamo paura.




Le tecniche formalizzate da Schoenberg re-introducono la centralità del discorso orizzontale. Lo strumento con cui vuole dissolvere la tonalità è quello della serie dodecafonica. Il senso musicale di una serie si compie quando si sono esauriti i dodici suoni e questa logica avviene naturalmente su una linea orizzontale, piuttosto che verticale. L'utilizzo infatti di accordi sempre più dissonanti e di costruzioni armoniche complesse, con modulazioni lontane e frequenti era stato il percorso che lentamente aveva portato la musica europea alle soglie della nuova musica. Era si può dire mainstream. Per fare questo non si era messo in discussione il concetto di scala, anche se non mancavano esotismi in materia: pentatoniche, esatoniche, ottatoniche, cromatiche.

Nel costruire una nuova musica Schoenberg ri-ragiona sul concetto di tonalità implicita in una scala. Fin quando si utilizzeranno le scale tradizionali (o i modi ecclesiastici o varianti) ci sarà sempre una armonia implicita, se si utilizzano successioni di suoni "democratiche" in cui nessun suono prevale sull'altro invece non c'è una tonalità implicita.

Più che una complicazione dell'armonia verticale questo elemento base, questo mattoncino su cui è costruita la nuova musica è una complicazione del concetto di scala o dei modi da cui è nata la musica europea anticamente.

Verrebbe quasi da chiamarla una idea di amodalità piuttosto che di atonalità.

Questi ingredienti, le serie,  sono poi connesse con artifici che ricordano non troppo da lontano le tecniche contrappuntistiche antiche. Come l'inversione, il moto retrogrado eccetera.

Quindi tendenzialmente un ascoltatore, a prima vista, per approcciarsi a questa musica deve fare uno sforzo di concentrazione orientato sull'orizzontale. Non molto diverso da quello che si farebbe ascoltando un mottetto di Palestrina.

Con la singolare caratteristica che gli intervalli sono a volte (non sistematicamente) dissonanti.
Prendete una successione di 12 suoni da una permutazione di una scala cromatica ed analizzate gli intervalli successivi: non sono tutti tritoni (la dissonanza per eccellenza). Vi capiterà di incontrare intervalli di terza maggiore, minore, di quinta eccetera.
Anzi a volte mi stupisco di quanto possa essere a tratti melodica la cosiddetta musica atonale.

La teoria di Schoenberg sembra il progetto di una nuova forma di musica rosa (nel gergo di ascoltaepentiti) estremamente densa e poco riposante (non ti puoi fermare un momento nel seguire il flusso di suoni).

L'errore di marketing che fece Schoenberg fu sostenere il carattere rivoluzionario.
A mio avviso l'unione di questa idea di rottura al fatto che il pubblico celeste avrebbe fatto fatica anche ad ascoltare un concerto di Ockeghem, figuriamoci la sua evoluzione estrema ha portato al luogo comune di musica inascoltabile ed innaturale.


Anton Webern sosteneva, discutendo di come Schoenberg rifiutasse il termine atonalità, che il significato psicologico degli intervalli della sua musica era lo stesso della musica tradizionale. Era semplicemente più complesso, più disorientante, sistematicamente dissonante. Inoltre non nascondeva che pur volendo, sulla carta, impedire all'ascoltatore di trovare una nota centrale in una successione di 12 suoni e nelle sue permutazioni, all'atto pratico, in una vera composizione non è affatto vero che tutte le note hanno la stessa importanza e lo stesso significato. Semplicemente l'ascoltatore deve fare un lavoro di maggiore attenzione per stabilire questi significati.

Ma torniamo a Schoenberg, il pioniere. Diciamo che sulla carta la sua musica nasce come musica rosa molto vitaminizzata e difficile. Nell'implementazione di queste idee, sia nelle sue composizioni, e soprattutto in quelle di Alban Berg il risultato invece è molto più tradizionale di quello che si pensa.

Ovvero predomina la logica verticale, cioè celeste del pezzo. L'ascoltatore deve fare fatica non perché deve seguire "melodie" dense, senza un centro tonale e che dialogano fra di loro in maniera vorticosa, ma perché deve scandagliare bicordi, accordi, tetracordi eccetera sistematicamente dissonanti. Nel caso della musica di Alban Berg nemmeno tanto sistematicamente dissonanti (provate ad ascoltare brani di Alban Berg, Wagner e Mahler e farete fatica a trovare questo abisso che li separa).

Se  a questo unite il fatto che gli stessi Schoenberg e Berg (per non parlare poi degli epigoni) hanno applicato alla lettera il loro sistema una volta sì e cinque no ci accorgiamo che questa frattura è apparente.

Un abile ascoltatore celeste deve fare uno sforzo per approcciarsi alla musica dei due grandi della seconda scuola di Vienna, ma non troppo grande. Deve abituarsi alle dissonanze molto più frequenti, deve rilassarsi meno spesso (perché non può anticipare quello che succede dopo) e deve solo parzialmente affinare le sue abilità di ascolto orizzontale (rosa) parzialmente intorpidite.

Per queste ragioni un abile ascoltatore di musica classico-romantica e jazz mainstream (e un ascoltatore di be-bop duro e puro mangia dissonanze dalla mattina alla sera) può abituarsi alla musica di Berg e Schoenberg... in pochi minuti (facciamo ore va).
Ho detto bravo però ;)

Già un ascoltatore rock si troverebbe più in difficoltà, anche se magari riuscirà a trovare un vago sentore psichedelico nelle ascoltare le melodie (a volte) dissonanti create dalle combinazioni delle serie.

Berg e Schoenberg hanno lavorato nel solco della tradizione, come innovatori dentro il sistema perché il loro gusto personale si era formato nel repertorio tradizionale e a loro contemporaneo. Alcuni dei più grandi miti musicali di Arnold Schoenberg erano Mozart e Mahler.

Con Webern ed alcuni dei protagonisti della cosidetta musica seriale (che è una complicazione del concetto di abolire la ripetizione esteso anche agli altri parametri che non siano il pitch) già il baricentro del discorso musicale si sposta, a volte in maniera più marcata, a volte in maniera più soft verso una logica orizzontale del pezzo.

Si richiede che l'ascoltatore scandagli con attenzione in senso orizzontale, senza perdersi nemmeno una sfumatura, un dettaglio.
Ciò è testimoniato anche dalla grande ammirazione per Webern che aveva Glenn Gould, musicista la cui eccentricità deriva proprio da un gusto "antico" per gli aspetti lineari della musica.
Uno dei leitmotiv del pensiero Gouldiano era che si potesse saltare dal barocco al 900 ignorando completamente il periodo verticale, tonale, common practice, celeste della musica europea.
Anton Webern arrivò a pronunciare il paradosso che la musica di Mozart, Haydn e Beethoven era più primitiva della musica dei Fiamminghi e soprattutto di Bach, di cui ammirava l'arte della fuga.

I grandi compositori della stagione della sperimentazione di Darmstadt e post-Darmstadt erano abilissimi sia nella direzione verticale che orizzontale della composizione. A volte univano, a volte sceglievano. Spesso per motivi di temperie culturale degli anni 60 non erano affatto estranei né al rock psichedelico, né al free jazz, né alla musica extra-europea (indiana in primis).

Quindi avevano una forte sensibilità rosa che derivava dalle tecniche e dalla moda del momento, ed avevano una forte sensibilità celeste che derivava dal sentirsi comunque parte di una tradizione musicale europea accademica.

Un ascoltatore che vuole avvicinarsi ad un brano di musica definita vagamente come atonale deve essere pronto a tutto, deve saper fare tutto. Per questo suggerisco la pillola neutra.

La domanda che si pone spesso: la musica atonale è difficile?

La risposta è sì, la musica atonale è difficile, ma non perché è fuori dal nostro universo, ma perché comprende tutto il nostro universo.

***

Pillola neutra

Madonna - Live to tell
Zucchero & Miles Davis - Dune mosse
Pink Floyd - Dark side of the moon (full album)
Maurice Ravel - Bolero
Miles Davis - Kind of blue (full album)
Ornette Coleman - Skies of America (full album)

22 commenti:

  1. So the style Schoenberg
    and his school are seeking is a new inter-penetration of music's material in the
    horizontal and the vertical: polyphony, which has so far reached its climaxes in
    the Netherlanders and Bach, then later in the classical composers. There's
    this constant effort to derive as much as possible from one principal idea. It
    has to be put like this, for we too are writing in classical forms, which haven't
    vanished. All the ingenious forms discovered by these composers also occur
    in the new music. It's not a matter of reconquering or reawakening the
    Netherlanders, but of re-filling their forms by way of the classical masters, of
    linking these two things. Naturally it isn't purely polyphonic thinking; it's
    both at once.


    Anton Webern -

    RispondiElimina
  2. Salve, interessante: certo hai voluto prendere il toro per le corna! ;-)
    Ma (perdonami) anche qui ci sono esposizioni un po' opache e talvolta contraddittorie...
    Innanzitutto mi sembra ci sia per te un presupposto strano: siamo d'accordo che la musica tonale è tendenzialmente "verticale" e quindi armonica, ma non necessariamente devono essere presenti degli accordi espressi da uno strumento o comunque coagulati da più strumenti che si muovono come siamo abituati ad ascoltare nelle canzoni; infatti
    le armonie (accordi) si possono formare anche attraverso più linee melodiche (polifonia) perciò di matrice orizzontale, ma che nelle loro sovrapposizioni (perciò esito verticale) possono conseguire quelle (ormai per noi super) ortodosse progressioni e cadenze tonali; anzi all'inizio della nostra musica "classica" funzionava solo così...
    Poi ulteriore non chiarezza con il concetto di dissonanza/difficile/atonalità eccetera.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao,

      la lettura del libro ti aiuterà a capire come il concetto di ascoltatore celeste nasce proprio dai processi psicologici necessari per gestire la polifonia.

      Elimina
    2. Bè intanto ho letto l'estratto pubblicato su amazon.it, e francamente i dubbi rimangono, anzi aumentano: per esempio quando affermi da una parte che il predominio della verticalità blu/celeste è episodico e da altre indichi Beatles, Abba, Verdi, Mozart, J. Coltrane, L. Armstrong, M. Jackson ecc. come esponenti di questo tipo di musica!
      Comunque la musica per sua natura è sempre orizzontale perché sempre è in divenire nel tempo, e sempre verticale perché sempre c'è qualche altra cosa che si sovrappone producendo polifonia (fatto salvo il caso di un canto puramente monofonico non accompagnato).
      Dunque i contenuti oggettivi sono a partire da ciò; poi ci sono quelli soggettivi che va da sé che ognuno...
      Io la farei un po' più netta e chiara:
      c'è la musica più difficile, quella con linguaggi differenti dai soliti diatonici-scalari/pentatonici, tempi e ritmi più complicati, armonie più ellittiche e modulanti, e con complessità derivanti anche da quanti e quali tipi di sovrapposizioni si producono (di ogni tipo, anche di natura timbrica), insieme con forme dei brani asimmetriche e più ampie.
      E quella più facile, semplice perché attiene al viceversa di tutto questo.
      Ovviamente ci sono vie di mezzo e sfumature ;-) Ciao

      Elimina
    3. L'estratto di amazon contiene semplicemente gli ultimi post del blog in ordine cronologico.

      Facile/difficile mappa solo parzialmente gli stati mentali che corrispondono ai quattro colori.

      Ripeto: questo sito (ed il libro annesso) sono un esperimento di psicologia, non un trattato di teoria musicale.

      Elimina
    4. Ho scorso parzialmente l'estratto di amazon. I post contenuti rispettano abbastanza fedelmente le mie idee. Anche se ovviamente la seconda parte (cioè il libro vero) è più ordinata.

      Mi dispiace se non ti è utile :)

      Elimina
    5. Non vorrei sembrarti però ostile. La maggior parte delle tue obiezioni si riferiscono a temi non solo già trattati e discussi qua dentro, ma che condivido in gran parte.

      Sui Beatles: dipende da disco a disco e in parte anche da canzone a canzone. Dove predomina la scrittura di Paul siamo in un contesto di musica celeste.

      Mozart: il repertorio fanciullesco e adolescenziale è molto spesso "rosa" cioè predomina il discorso orizzontale.

      Tuttavia il repertorio canonico di Mozart (quello dei dischi e dei concerti, le ultime sinfonie, gli ultimi concerti, le grandi opere italiane, il flauto magico) ti assicuro che nel mio modello sono proprio l'esempio di musica celeste per eccellenza.

      Verdi: nel Falstaff ed in talune opere sacre minori c'è un certo tipo di richiamo alla polifonia, pur sempre in un contesto tonale cioè celeste a mio avviso.

      Va da sè che nel mio modello la distanza psicologica fra l'ascoltatore celeste e quello rosa non è abissale, non per nulla suggerisco e sponsorizzo taluni generi come propedeutici all'ascolto di classica e jazz mainstream.

      Elimina
    6. Abba e Michael jackson fanno parte della pillola blu e non celeste.

      Omofonici a parte qualche eccezione in cui mi sembrano virare su armonie modali/discorso orizzontale.

      Per esempio The winner takes it all e Smooth criminal sono brani atipici che potrebbero piacere anche all'ascoltatore rock (rosso o rosa):

      Elimina
    7. In particolare per quasi un anno l'ascolto quotidiano del concerto 24 per pianoforte di Mozart è stato il principale esercizio degli studenti di Ascolta e pentiti ed è tutt'ora colonna portante della pillola celeste.

      Elimina
    8. Se volessi fare il pedante ti fare un esempio di musica apparentemente monodica celeste (la suite per violoncello di Bach).

      E' vero che il tempo scorre sempre in orizzontale ed è vero che ci sono sovrapposizioni di suoni in verticale sempre in musica. Quello che è importante è dove risiede il contenuto emotivo, ovvero dove l'ascoltatore deve cercare relazioni di significato in maniera principale e dove in maniera subordinata.

      Per questo sostengo che quella voce di Wikipedia è molto ben fatta (sulla musica modale): perché indica bene il concetto di relazioni fra i suoni principali e secondarie.

      Nella musica rosa le relazioni orizzontali sono portanti e quelle verticali secondarie. Nella celeste viceversa.

      In un famoso post (teorema di ascolta e pentiti) avevo fatto la metafora delle palle da basket e dei giocolieri. Orizzontale e verticale sono la direzione in cui i messaggi passano.

      Elimina
  3. Credimi Antonio sono io che non voglio apparirti ostile, ma è solo amore per la musica e del confronto; il mio vuole essere un contributo costruttivo e con simpatia.
    Dall'estratto " Fatto sta che nella storia della musica il predominio della verticalità (o del blu/celeste) sembra davvero essere episodico." Non ho confuso io...
    Comunque non voglio mettere nemmeno in dubbio l'efficacia del tuo metodo, non mi interessa questo, mi interessa che quando si tratta di musica lo si faccia in modo più preciso possibile :-) Le percezioni soggettive, io...
    E va bene che tu dica che tratti di psicologia e non di teoria musicale, ma se alla base dell'esperimento c'è la musica, l'innesco e la prospettiva è essa e anche l'obiettivo finale, e tu per primo immetti informazioni teoriche abbastanza dettagliate, e allora è giusto lo si faccia fino in fondo per bene altrimenti il rischio di confusione, perciò di terapia perfettibile aumenta :-)
    Quest'ultimo post ne è un ulteriore esempio, vai a beccare sul pianeta atonale! ;-)
    Di quella voce di wikipedia sul modale, già detto che è piuttosto confusa già dall'enunciazione... (Ehm, quali sono le relazioni tra suoni principali e secondari che magari fanno la differenza con la musica tonale?)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si confermo, non solo è episodico, ma persino una eccezione.

      Probabilmente il vero istinto musicale umano è rosso o rosa. Sia la musica celeste che blu mi sembrano una costruzione intellettuale.

      Su cinquemila (o 10 mila) anni di musica in cinque continenti, praticamente solo l'accademia (e non di certo il folklore) di una parte di Europa e per circa due secoli hanno stabilito il predominio del "verticale".

      Elimina
    2. Ai due secoli dell'accademia europea aggiungo circa 50 anni dell'industria dell'intrattenimento musicale statunitense. Per cui per default ancora adesso quando si parla di musica "leggera" si intende un certo tipo di standard.

      E ancora oggi certi prodotti con uno spiccato target commerciale usano quel linguaggio.

      Elimina
    3. Un esempio singolare di folklore europeo sul blu/celeste è la canzone napoletana.

      Altro caso atipico è il blues standard in 12 battute che in teoria usa un giro tipico della musica blu, ma l'implementazione è spesso ibrida con una prevalenza del solista. Quindi stimola i sensi dell'ascoltatore rosa.

      Elimina
  4. Ma no antonio, quale episodico ed eccezione...
    Certo che il nostro istinto primigenio musicale è quello più semplice e orizzontale, siamo dotati di uno strumento, la voce, che è monofonico!
    E fino a quando non abbiamo costruito strumenti polifonici siamo in sostanza rimasti appunto all'infanzia musicale.
    Ma dopo, appena inventati e usati, siamo cresciuti, e non episodio ed eccezione e solo accademia: sempre, seppur semplice, c'è stata musica verticalizzata; da quella folclorica dei trovatori, ai madrigali, agli stornellatori, agli Abba e Jackson, Claudio Villa e ai cento altri esempi che tu stesso citi: ribadisco che a rigore oggigiorno la musica, di là delle tue convenzioni di colori, sempre è verticale.
    La musica la puoi suddividere tra quella più semplice e quella meno (su ho scritto in una riga cosa rende semplice o difficile una musica), al limite tra quella più modale e quella più tonale e ciò non coincide sempre con semplice e difficile, anzi: per esempio il jazz-rock, che è sostanzialmente modale, di solito è molto complesso e complicato, stratificato, verticale, con forme non banali e ha un linguaggio non comune.
    E appunto la riprova l'hai con il blues che come dici stimola l'ascoltatore rosa:ciò accade perché è un genere di musica che più semplice non ce ne è e sotto tutti i punti di vista seppur verticale (come lo intendi tu, BLU!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prima versione della teoria dei gusti musicali utilizzava una sola scala ed era la complessità. Tuttavia le eccezioni erano troppe.

      In particolare il paradosso che le persone che più seguivano alla lettera gli esercizi più diventavano sensibili proprio ad una serie di artisti "commerciali". Da qui, molto lentamente e molto maldestramente, ho abbandonato l'idea di livello di complessità. O meglio ho diviso la complessità in due tipi (rosa e celeste) e la semplicità in altri due tipi. C'è chi ha una forte tensione per la complessità (ascolta cercando più linee indipendenti) e quindi apprezza sia il rosa che il bianco che il celeste.

      C'è chi ama invece mettere una linea come principale ed il resto sullo sfondo (ed è sensibile sia al rosso che al blu).

      Molto più frequente (e molto più facilmente replicabile) è lo stato mentale in cui una persona è sensibile a celeste e blu contemporaneamente provando forte fastidio per la rossa e leggera noia per la rosa.

      Viceversa è altresì replicabile e facile da trovare l'ascoltatore che ama la musica rossa e/o rosa e considera la celeste accettabile anche se noiosa e la blu banalissima.

      Elimina
    2. Una cosa su cui forse sono stato poco chiaro è che i quattro colori non sono attributi della musica ma dell'ascoltatore.

      Per questo forse alcuni musicisti fanno fatica a comprendere la filosofia del sistema.
      Quando parlo di musica rossa intendo "Musica che piace a chi ha la tecnica di ascolto rossa" dove rosso = monotasking * orizzontale
      blu = monotasking * verticale
      e così via celeste = multitasking * verticale
      rosa = multitasking * orizzontale

      neutro = mi adatto all'istante a fare ognuna delle 4 cose

      Elimina
    3. Poi se vuoi ho una metafora chimica.

      Immagina le note come atomi e le scale ed accordi come molecole o lunghe proteine.

      Nella musica rosa le scale sono tenute insieme da legami covalenti e l'armonia da legami deboli, forze di dispersione tipo van der Waals o legame ionico. Come lunghe catene proteiche (le linee melodiche) che sono debolmente attaccate fra loro in verticale.

      Invece nella musica celeste ci sono legami covalenti in verticale, come tante piccole molecole... che però orizzontalmente sono tenute legate da forze deboli.

      Elimina
    4. La musica "TOTALE" come il jazz modale o l'impressionismo francese o certo barocco (Bach, Vivaldi) è una specie di solido cristallino: i legami forti ci sono in tutte le direzioni.

      Elimina
    5. Se leggi quel bellissimo compendio di epistole di Webern ti rendi conto che la sua teorizzazione di unità in musica, in cui prendeva come modello proprio la fuga Bachiana si riferisce proprio a legami solidi sia in verticale che in orizzontale. Musica totale appunto.

      Elimina
  5. Mmm... vedo arrampicamenti su specchi :-)
    Peraltro se prendo per buona quella specie di equazione (quando parli di musica colorata lo fai intendendo la capacità percettiva dell'ascoltatore), sarebbe TUTTO ancor più confuso e scorretto!
    Non pago di questo però nello stesso post caro Antonio continui ancora a parlare di musica attribuendole costituenti ben precisi (note formanti scale/accordi/melodie/legami ecc.). Mmm così non se ne esce. Ciao.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nessun arrampicamento.

      E' da un anno che questo blog è dormiente proprio perché non c'è rimasto più niente da dire, a parte qualche baco classificatorio qua e la'. Ma si tratta in genere di ibridi.

      Elimina