martedì 14 gennaio 2014

Chi sono

Ciao,

benvenuto nel sito ascoltaepentiti. Mi occupo di psicologia dell'ascolto musicale e di divulgazione porta a porta dal 2002, da circa 12 anni ora che scrivo queste righe.

Nato a Salerno nel 1980, sin da bambino ho avuto una notevole fascinazione per la musica.
Ricordo la prima letterina a babbo Natale in cui chiesi un radioregistratore portatile Walkman Sony.
Iniziai ad ascoltare musica per gran parte della giornata però solo più tardi, intorno ai 13 anni quando arrivò il primo stereo compatto con lettore cd ed i primi sudati dischi.

La vasta cultura discografica si è creata però molto più tardi fra il 1998 ed il 2003, quando ebbi la fortuna di frequentare la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove a tempo perso mi sono laureato in fisica teorica (tesi di stato solido).
In realtà fui attratto quando mi iscrissi al concorso dal fatto che nel collegio era presente una biblioteca di circa 5000 fra cd e vinili di tutti i generi.

In quei 5 anni di ascolti matti e disperatissimi (e di colloqui privati con collezionisti, critici musicali, musicisti - ricordo ancora Jean Luc Ponty che via mail mi chiese come comprare una copia di Aria di Alan Sorrenti, ho scoperto che ancora non l'ha trovata... ma non esiste amazon in Francia?) ho iniziato ad interrogarmi su alcuni fenomeni:

1) perché non esiste una lista dei dischi più belli?

2) perché le persone litigano fra di loro parlando di musica?

3) perché i gusti cambiano?

e soprattutto:

PERCHE' NON TUTTI PROVIAMO LE STESSE SENSAZIONI DI FRONTE AD UN BRANO MUSICALE?

Nel 2003 spinto da queste considerazioni e dal fatto che avevo repentinamente cambiato gusti (il 21 o 22 luglio 2002, era lunedì credo) raggiungendo uno spiccato orecchio "celeste" come lo definirei ora ho iniziato a studiare storie della musica di vario tipo ed i testi di filosofia di Theodor Adorno.

Creai quindi una prima teoria che chiamai Ascoltaepentiti. Era basata su una idea di scala unidimensionale della complessità tratta da Levi-Strauss (anche se poi ho scoperto recentemente che la versione originale era di Marcel Proust).

L'obiettivo di questa teoria era stabilire una prassi (un metodo) per ottenere questa sensibilità avanzata verso alcuni tipi di musica (musica classico/romantica, be-bop, serialismo e dodecafonia).
Questa teoria era rimasta su un quaderno, ma di tanto in tanto suggerivo playlist di ascolti agli amici.

Nel 2012, spinto da alcuni amici e colleghi che hanno voluto che gli spiegassi queste vecchie idee ho ripreso in mano gli appunti. Ho scritto delle lunghe mail dove per spiegare l'idea della complessità utilizzavo i tre livelli di percezione.

Fra il 2012 ed il 2013 ho testato il metodo ed ho insegnato ad ascoltare (con gradimento viscerale) musica classica e jazz a dozzine e dozzine di lettori, alcuni dei quali hanno contribuito con feedback precisi allo sviluppo del metodo.

Recentemente dopo aver raccolto i dati sperimentali e aver cambiato i gusti di decine di persone (ed i miei tante volte
avanti ed indietro) mi sono reso conto che la scala lineare (e potenzialmente infinitamente divisibile) non era sufficiente a spiegare i fenomeni legati alla percezione ed al gusto musicale.

Inoltre discutendo con alcuni musicisti, man mano che pulivo le liste e le categorie rendendole più omogenee, mi sono reso conto che esisteva quasi una corrispondenza uno ad uno fra le mie liste ed alcune tecniche a cui loro davano un nome ben preciso.

All'inizio questo mi aveva portato a rendere innumerevoli i parametri da tenere in gioco, poi mi sono reso conto che si poteva semplificare molto.
A fine maggio 2014 avevo già avevo stabilito che esistevano due parametri ortogonali ed indipendenti che stabilivano il gusto. Due parametri combinati fra di loro fanno quattro possibilità e li ho chiamati colori: blu, rosso, celeste, rosa perché ho associato ad un parametro le qualità di chiaro e scuro e all'altro la tinta (azzurro o corallo).
 Fino al punto che fra il maggio ed il giugno del 2014 ho deciso di studiare i rudimenti di teoria musicale e trovare una ratio precisa. 
In particolare il gusto musicale è determinato in maniera preponderante dal tipo di tessitura (texture) utilizzato dal musicista. Al tipo di texture corrisponde la strategia mentale di ascolto e il tipo di attività che la nostra coscienza attua.

Possiamo usare il monotasking (rosso e blu) o il multitasking (celeste e rosa). Oppure possiamo essere più attenti verso lo sviluppo orizzontale della musica (rosso e rosa) o sviluppo verticale (blu e celeste).
In pratica monofonia e semplice eterofonia (e parte del minimalismo) oppure semplice melodia ed accordi in un contesto modale sono ROSSI.
Semplice omofonia (melodia e semplici accordi in un contesto tonale) è BLU.
Polifonia con contrappunto modale, serialismo monofonico* o certo free jazz "molto liquido" è ROSA.
Armonia  tonale (omofonia complessa), jazz classico, dodecafonia, forma sonata classica, opera italiana è CELESTE.


*La monofonia spesso è apparente più che sostanziale come per esempio in alcune sequenze di Berio o brani di John Cage o le suites per violoncello di Bach. In questi casi in cui comunque bisogna prestare attenzione a più eventi contemporaneamente (per esempio i vari parametri, altezza, timbro, dinamica, ritmo della serializzazione) la musica è ROSA o CELESTE.

Il 900 ci ha poi regalato musicisti e stili che sono contemporaneamente ROSA e CELESTI, esempi di vera musica totale. Possiamo citare il jazz modale di Miles Davis, la fusion di John Mclaughing e Santana, il rock progressivo di alcuni artisti come Zappa,  Beatles, Wyatt, Gentle Giant, Yes molta musica classica del 900 da Stravinskij, Bartok e Ravel a Ligeti, Stockhausen e Berio, il free jazz di Eric Dolphy, Ornette Coleman, John Coltrane, Cecil Taylor.
Un esempio ante litteram di musica totale è il barocco (Haendel,Bach,Vivaldi, Scarlatti...) perché si era già scoperta l'armonia moderna e si dava grande importanza al contrappunto ereditato dalla musica antica e trasformato in contrappunto tonale.
Con questo non voglio dire che nella musica "celeste" come il classicismo viennese o il romanticismo o il jazz di Armstrong, Parker ed Ellington il contrappunto tonale sia assente, ma l'ascolto attivo richiede una maggiore attenzione alle relazioni verticali. Paradossale è il caso della 12-tone music di Schoenberg che nasce come tecnica contrappuntistica e viene implementata sia dall'autore che da Berg in maniera molto verticale.
Quindi in generale l'ascolto ROSA è una skill di sensibilità al contrappunto (paragonabile alla vista  a tunnel), l'ascolto CELESTE è una skill di sensibilità a consonanze e dissonanze, all'armonia (paragonabile ad una vista periferica).


Ho quindi raffinato il metodo e creato dei sistemi (le pillole) capaci di potenziare la sensibilità verso tutti i generi musicali.

Il blog siccome racconta la storia dell'evoluzione del metodo e dei vari esperimenti contiene qua e là imprecisioni (più si va indietro nel tempo maggiore è la probabilità di incappare in bad advices).
In particolar modo all'inizio sconsigliavo l'ascolto di tutte le forme di musica pop/rock. Adesso è del tutto indifferente, anzi considero molto istruttivo ascoltare musica rock cum grano salis.

Suggerisco a chiunque voglia avere una infarinatura di queste cose in maniera corretta e precisa la lettura del testo 
How to listen to music di Aaron Copland tradotto in italiano con il titolo di Come ascoltare la musica.
Purtroppo ho scoperto questo libro quando già avevo sistemato il tutto, ma forse il bello è proprio questo.


In particolar modo la mia specialità è creare percorsi di ascolto personalizzati guidati (playlist) potenzianti e gratificanti. Anche se sono ben confidente che le varie pillole sono sufficienti per cambiare i vostri gusti in breve tempo e farvi provare nuove esperienze estetiche e percettive!

Milano, 23 settembre 2014

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