mercoledì 11 giugno 2014

La musica naturale

Da quando ho introdotto la logica dei colori, e la classificazione è diventata molto più semplice, è incominciata a sorgere una idea.

Quale è il colore naturale degli esseri umani?

Intendiamoci da anni si sente parlare del fatto che certe soluzioni (in particolare il linguaggio tonale dell'800) siano innate ed universali.


Ora io non credo che sia proprio così. Analizzando la distribuzione dei colori delle civiltà antiche (il post "Colombina e Pulcinella") e facendo mente locale sui gusti delle persone che conosco appassionate di musica e che hanno seguito il loro istinto, senza forzarsi, il risultato è diverso.

Il colore naturale degli esseri umani, il gusto musicale innato è il rosa.

Una musica basata sull'assolo del solista, su lunghe cavalcate, su scale lunghissime e su una logica "modale" (sviluppo prettamente orizzontale) è il linguaggio naturale dell'uomo esperto (o adulto).

Tutte le civiltà antiche, anche senza essere a contatto fra loro, hanno inventato un sistema che si basava quasi sulle stesse scale (pentatoniche, eptatoniche e i vari modi).

Il rosso alla fine era diffuso solo in società primitive dell'antica Africa e oggi è apprezzato solo da una sparuta minoranza di rock-snob che scrivono su riviste cartacee o online, con uno scarsissimo coefficiente di penetrabilità fra il grande pubblico.

Soprattutto con grandissima difficoltà di trasmissione (insegnamento).

Il blu è quasi (e sottolineo quasi) un'invenzione dell'industria discografica anglosassone perché è un paradosso: l'utilizzo della tecnologia, della teoria musicale per produrre qualcosa che possa piacere al maggior numero di persone possibile, ma non ai musicisti di professione. Anche se questa è una generalizzazione. A Bono Vox la musica che fa piace e ovviamente considera gli Who il massimo gruppo rock di sempre.
Il blu ha la caratteristica di dare il massimo piacere con il minimo della fatica e quindi soddisfa esigenze di marketing. Però richiede il bombardamento mediatico (le heavy rotation delle radio) per poter essere diffuso.
I "tormentoni estivi" non sono naturali, sono appresi.
Anche i "blu" quando incontrano un nuovo musicista devono "impararlo".

Il celeste è anche questo una invenzione. Un costrutto artificiale. Elaborato da civiltà molto progredite nel campo della scienza, della cultura o della matematica (Persia, Giappone, India, Europa del 600). Non conosco la storia del Mali ma in ambito africano è una eccezione anche la musica maliana (celeste).

Inoltre va appreso artificialmente. Ci vuole uno sforzo, una disciplina.

Ricordando gli inizi della mia "carriera" di ascoltatore, ricordo che persino i primi dischi dei Queen che comprai a 13 anni (celesti) hanno richiesto numerosi ascolti per essere "capiti".

Volendo fare un parallelo con il vecchio sistema, i rossi sono quelli che devono fare più fatica per passare al celeste, devono imparare più cose. Quindi al primo livello.

Sia i blu che i rosa hanno imparato a fare una cosa sola delle due necessarie e possiamo definirli al secondo.

Con un distinguo:

1) i rosa hanno imparato un tipo di ascolto che dà molta più soddisfazione e questo paradossalmente crea una barriera al passaggio. Non sono disposti a rinunciare a quello che hanno
2) i blu hanno imparato a fare la cosa più difficile (apprezzare il dialogo fra le voci) ma non quella più facile (osservare il tempo) e quindi devono fare meno fatica per arrivare al celeste.


12 commenti:

  1. Ultimamente sto pensando (meglio, avendo la sensazione) che ci sia qualche punto cieco che ti rende alcuni concetti poco chiari, ovviamente non ti saprei dire esattamente di cosa si tratti.
    Stavo pensando che ciò che limita un tantino questo tuo sistema sia il fatto che sia stato concepito come una scala gerarchica di "qualità", e che questo provenga dal fatto che la tua sensibilità è celeste "acquisita", e che quindi giudichi altre tipologie di ascolto da un punto di vista che è "naturalmente" di parte, giudicando come celesti anche musiche che appartengono a tipologie di ascolto differenti ma che istintivamente "cliccano" con il tuo gusto.
    Quindi stavo pensando: è fattibile che le tipologie di ascolto non siano gerarchiche, ma ognuna è a se stante, ed ognuna può avere bassa o alta qualità/energia richiesta per l'ascolto, e che un brano possa essere basato su diverse tipologie di ascolto contemporaneamente. Volendo potrei farti degli esempi che si stanno formando nella mia mente.
    Sai, penso che tu mi stia spingendo a creare un mio sistema delle quattro tipologie di ascolto. :D

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    1. degli esempi che mi stanno venendo in mente (ovviamente incompleti e probablimente sbagliati in alcuni casi):
      Pierre Chaeffer, Stockhausen (in parte), E. Neubauten: Rossi. Musica basata sulle sensazioni dei suoni nella loro caratteristica più fisica.
      U2, Coldplay (praticamente tutto il pop) e qualche tipo di Jazz: Blu. Musica basata sugli accordi.
      Hard Rock (i "Riff"), musica araba, canto modale (bizantino e gregoriano): Rosa. Musica basata sulla melodia e sulle scale.
      ed il celeste sarebbe una creazione quasi esclusivamente occidentale (forse anche cinese e indiana), che forse si basa sui rapporti tra voci. Quindi ovviamente l'esempio più eclatante è Bach.

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    2. secondo questo modo di pensare la musica di Silvia Colasanti (stavo ascoltando il quartetto della parte due poco fa, quindi a questo mi riferisco) sarebbe contemporaneamente celeste e rossa.

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    3. Si ovviamente esistono musiche che possono soddisfare più tipi di ascoltatori.

      E' il meccanismo delle "porte" di cui parlavo ad inizio anno.
      Ed era anche una delle mie maniere di procedere.

      Cercavo degli uncini, per esempio canzoni dei beatles che conoscevo a memoria ma rifatte da jazzisti, per allenarmi in maniera meno faticosa.

      La "gerarchia" nasce da un dato di fatto: la musica "celeste" è la più potente. Ora lasciando stare gli ABBA xD ascoltare davvero Beethoven e prenderne tutto di quello che dice ne vale la pena.

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    4. La musica cinese la vedo più rosa, affine al blues.

      E' il koto giapponese ad avere una tipica connotazione celeste.

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    5. Mh... non so, sono riluttante ad accettare che la musica "celeste" sia superiore ad altre, un affermazione del genere a parere mio è più che altro una constatazione di preferenza per quel tipo di linguaggio. Ad esempio, io posso dire di amare l'adagietto di Mahler (dovrebbe essere celeste) quasi quanto amo una delle tracce meno considerate di The Downward Spiral dei Nin, che è la traccia omonima (che dovrebbe essere rossa), entrambe mi danno qualcosa che l'altra non è in grado di comunicarmi, e lo fanno a modo loro, con i loro criteri. Entrambe la prima volta che le ho ascoltate mi hanno letteralmente distrutto, e continuano a darmi sensazioni che raramente ottengo da altra musica. Quindi si... sostanzialmente penso che ogni "colore"" musicale abbia un suo valore, una sua efficacia, una sua chiave di lettura, e che a loro volta abbiano delle sub-chiavi di lettura più diverse (sicuramente Stockhausen non usava gli stessi criteri dei Neubauten o di Riojy Ikeda, per dire).

      Per la musica Cinese, dicevo che è celeste perché ho letto dei documenti in cui veniva spiegato che i cinesi hanno dei criteriparticolari per comporre la loro musica e creare melodi, come se creassero dei contrappunti con un linguaggio totalmente differente, oltretutto certa musica cinese che ho ascoltato è quasi impossibile da distinguere da quella occidentale. Ma è impossibile approfondire l'argomento, non sono riuscito a trovare nessun libro che spieghi in dettaglio questi criteri. -.-"

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    6. Guarda il sistema dei colori è talmente predittivo che spaventa persino me :)

      Spiega persino perché Lorenzo (blu) ci ha messo un mese ad ottenere risultati migliori di quelli che Matteo (rosa) ha avuto in un anno. Indipendentemente dal metodo diverso che hanno usato. Anzi è proprio il fatto che Lorenzo sia riuscito ad andare subito sul pesante che è spiegato dal suo colore di partenza.

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    7. Non è bellissimo essere etichettati "rosa", sappilo! ahahahahahhahahahaha XD

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    8. Senti PINK floyd hahahah Poi l'accappatoio rosa che esibirono tutti i membri dei Dream Theater alla fine di Metropolis II Live non lo dimenticherò mai.

      Infine anche per i RED Crayola. Il colore non poteva essere diverso.

      E poi come cantano gli eiffel 65 "I'm BLUE"

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    9. Io non penso di dover imparare ad ascoltare meglio la musica in nessun modo. C'è una differenza nel pensare che esista un solo sistema ed un solo modo di pensare la musica qualitativamente "migliore", e nel pensare che esistano diversi modi diversi per pensare la musica, ognuno dei quali abbia la sua chiave di accesso per essere compresa, che nel caso sembrasse, no: non è una giustificazione per affermare che tutta la musica è "bbona".
      Io non ho nessun problema ad ascoltare musica classica o "celeste" di qualsiasi tipo, Bach, Beethoven, Joe Pass, Charles Mingus, e chi altri, e differentemente da come leggo spesso in questo blog non ho nessun problema di "stanchezza" o "affaticamento" mentre li ascolto (cosa che, ad essere sincero, non ho neanche mai considerato normale tutte le volte che l'ho letta).

      Come apprezzo questi musicisti, ne apprezzo anche altri che fanno roba quasi diametralmente opposta: Einsturzende Neubauten, Ryoji Ikeda, Nick Drake, musica araba, cinese, indiana, chi più ne ha più ne metta, e francamente, ritengo stupido aspettarmi da questi musicissti quello che mi aspetto dai "celesti".
      Spiegato semplicemente con un paragone: non posso andare dal panettiere e lamentarmi del fatto che non ha cacciaviti, non posso pretendere di andare al ristorante di cucina francese e pretendere di avere un kebab, mi sembra alquanto ovvio e semplice.
      Allo stesso modo, non puoi ascoltare i Neubauten con le stesse orecchie che usi per ascoltare Bach, il risultato sarà sempre e unicamente frustrazione.

      E' questo pensiero parziale che rovina l'idea delle diverse tipologie di ascolto, l'unica cosa a cui serve in questo momento è a crearsi un recinto in cui tutti i "celesti" (non saprei in che altro modo definire il concetto) si autodichiarano "i veri e unici possessori della nozione di beltà della musica", denigrando gli altri tipi di percezione e cercando di racattare tutte le persone possibili che abbiano una bassa autostima del loro gusto musicale. La dinamica non è per nulla differente da quella di un adolescente che per farsi accettare dal gruppetto di amici metallari fa di tutto per farsi piacere il genere fino a quando lo apprezza sul serio, ed è finalmente conforme al pensiero di tutti i suoi colleghi di pagnotta.

      Detto in parole povere: la musica è per il 30% oggettiva e per il restante 70% ha un valore unicamente culturale, e perciò opinionabile. A me non interessa affatto se la musica "celeste" coincide con l'estetica musicale occidentale, rimarrà comunque quello che è: un linguaggio, un estetica, non una verità universale.
      Con un altra metafora: potrai dirmi quanto ti pare che non ti piace il cinese, e che l'italiano è la lingua più poetica di tutte, un affermazione del genere, molto semplicemente, non sussiste se si usa un minimo di pensiero critico. E' un pensiero che ha un valore unicamente soggettivo, e come esistono persone che affermano l'esatto contrario, ne esistono anche che apprezzano entrambe.

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    10. Rilassati, non ci sarà il bacchesimo imposto per legge hahahahaha

      Rinunci a Pitchfork e a tutte le tentazioni di Blow up?
      Rinunzio

      Credi in Bach e in tutta la musica Bach compatibile?
      Credo

      ahahahhahaha

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  2. In Africa però spesso la Musica è "rossa" perché per loro la Musica deve far parte di tutta la vita. Insomma, loro l'idea che la Musica possa esser separata da altre attività non ce l'hanno, anzi, spesso il "rosso" in certi riti pagani o nella mistica Islamica è ricercato a fini di trance (tipo i clarinetti doppi Arabi che sono apposta accordati a distanza di semitono per esser dissonanti).

    Quindi si, al solo ascolto è "rossa", però la cosa strana è che in effetti non dovrebbe essere ascoltata a meno di non dover studiare strettamente i riti della zona. Ma il "rosso" vero dovrebbe essere a rigore il solo "indie" e certa Musica sperimentale, forse neanche il punk è davvero "rosso": il "rosso" c'è dove si pensa che quello sia il meglio e basta, se uno lo cerca a fini secondi non so fin dove si possa dir tale.

    PS: oggi ho ascoltato un disco dei Dire Straits; in genere sono davvero "rosa", ma alcune (tunnel of love o skateaway) potrebbero quasi tendere, coi dialoghi di Knopfler tra voce e chitarra o quelli tra registri diversi della chitarra, al celeste. Comunque restano in genere "rosa".

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