venerdì 6 giugno 2014

I quattro colori del minimalismo contemporaneo

Come al solito, occhio alla diagonale che connette quello che vi piace di più con quello che vi piace di meno.

Come dicevo per molti generi "artistici" trovare un colore blu è difficile. Per fortuna c'è Allevi xD.


STEVE REICH               LUDOVICO EINAUDI


GIOVANNI ALLEVI         MORTON FELDMAN

7 commenti:

  1. Volevo mettere Philip Glass come rosa, ma siccome è un compositore molto colto, probabilmente nella sua immensa discografia ci potrebbero essere opere celesti. Per non sbagliare Einaudi.

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  2. Mi ricordo che mia madre mi aveva comprato uno dei primissimi cd di Giovanni Allevi, e feci una fatica immensa ad ascoltarlo, con il risultato che, molto semplicemente, lo misi da parte. Recentemente ho provato a riascoltarlo... fatica immensa uguale. Un pasticcio di virtuosismi inutili e scale alla cacchio di cane.
    Ludovico Einaudi mi piace... ogni tanto, le sue armonie sono dannatamente semplici, ricordo che mi era sceso parecchio quando scoprii che in una delle sue aveva scopiazzato sakamoto.
    Morton Feldman, ascoltato adesso per curiosità, risultato: AAAAAAAAH BASTA.
    Steve Reich invece è nel mio pantheon personale, la prima che sentii fu "music for 18 musicisti" e mi aveva letteralmente succhiato via.

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    1. Ma infatti come dicevo prima è nei generi popolari che si configura in maniera più evidente la differenza (e così rispondo ad una famosa domanda "Perché ti occupi in maniera così abbondante di generi popolari?").

      Il mondo della musica classica, jazz e contemporanea è molto meno eterogeneo. Puoi quasi comprare i dischi a casaccio (io spesso lo facevo). E' solo nelle riviste rock che si vanno a trattare con un tale dettaglio quei 3 o 4 artisti jazz o contemporanei che non sono rosa o celeste.

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    2. Di Glass che mi dici?

      Il posto di "minimalista rosa" era suo di diritto.

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    3. eeehhehe, io sono dell'opinione che qualsiasi cosa venga scritta nelle riviste rock più commerciali, letta al contrario è pura verità.
      Avevo letto di questo musicista, Owen Pallett, che per ironizzare sui recensori rock si è messo a fare recensioni di canzoni pop ("Get Lucky" dei Daft Punk e "Teenage Dream" di Katy Perry) dal punto di vista tecnico spiegando il motivo per cui funzionano.
      Di Glass... a me potrebbe piacere di più se non riutilizzasse allo sfinimento le stesse 4 idee dai secoli dei secoli. Forse delle sue (che ho ascoltato) quella che ha avuto l'effetto più profondo è stata Train da Einstein on the beach, mi aveva lanciato in un sentimento d'estasi allucinante, ma non l'ho mai finita perché alla fine mi ritrovo sempre con la tachicardia. Ah, eppoi c'è kooriainiksqyuazztzzzii, kojanizkattzzii, coglianziskazzzttziziiii, coglioniscalzziii... che è decente, fa il suo lavoro magnificamente nel film. Io penso che ad un certo punto della sua carriera abbia deciso di "rinunciare" in un certo senso, le sue ultime cose non le definirei più strettamente minimaliste. Di Gorecky che ne pensi? L'ho sentito la settimana scorsa e mi era piaciuto abbastanza.

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  3. Più che Feldman (che non è un minimalista, non almeno in senso stretto) avrei messo Andriessen.

    Allevi?!? Ma quello è pop strumentale (vabbé, non che alle mie orecchie ci siano grandi differenze tra minimalismo e pop strumentale)! Piuttosto Nyman.

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    1. Nyman è rosa.

      Andriessen persino celeste.

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