sabato 11 maggio 2013

Leonard Bernstein ed Arrigo Polillo

Ieri a teatro spiegavo il fenomeno della percezione che avanza con l'età e l'esperienza.

E a meno che uno non sia obbligato da studi particolari normalmente si diventa 2.5 a 40 anni e 3.0 a 50.

E mi è venuto in mente il fatto che appunto questo è uno dei motivi per cui ai concerti di sinfonica quelli che si "eccitano" di più sembrano certi vecchietti che si abbonano fissi e commentano con veemenza le loro impressioni al bar, mentre i ragazzi spesso si fanno delle simpatiche pennichelle di fronte ad un pezzo meno famoso.

E ovviamente la domanda è stata "Quando ci sei arrivato al terzo livello?"

Io ho risposto "La prima volta a 22 anni" al che segue "E come mai?".
Semplice ho seguito consigli di persone molto più anziane di me e guru del settore.

Tutto nasce da un fenomeno. Durante l'università per una serie di circostanze ho fatto amicizia con il gestore della biblioteca di dischi degli studenti, il quale mi ha dato free-access allo scaffale.

In più sia online che dal vivo ho frequentato collezionisti di rock progressivo ed alternativo. Il che mi ha portato a conoscere robe abbastanza di nicchia.  Tutto ciò è stato abbastanza divertente ma mi ha fatto anche sentire uno stupidino.



"Cioè ho ascoltato 3 cd della Locanda delle fate e conosco il progetto dei Low+Dirty three non ho niente di Mozart?"

Ovviamente ho deciso di farmi una cultura ed ho iniziato leggendo le riviste in edicola.
In più ho iniziato a parlare sia online che dal vivo con esperti di classica.

Nel frattempo ho scoperto che esisteva una cosa chiamata jazz rock (il  Miles Davis elettrico) e ho preso in edicola una rivista "Musica Jazz" in cui si parlava dell'ex direttore, Arrigo Polillo.

In più avevo sentito parlare dell'opera divulgativa del compositore/direttore Leonard Bernstein. Quindi ho raccolto materiale di entrambi per capire come la pensavano.

E' stato molto interessante, anche perchè entrambi conoscevano il rock e ne parlavano.

E tutti gli appassionati di rock sotto sotto amano avere l'approvazione di quelli che ne "capiscono di musica" e sapere cosa ne pensano del loro gruppo preferito.
In quel periodo raccolsi materiale di Bernstein e Polillo, articoli, interviste, saggi.

Prima vorrei parlare di Bernstein e di quello che "scoprii".
Lui era famoso per il fatto che parlava spesso dei gruppi rock inglesi, diceva bene dei Beatles e questo mi confortava perchè proprio in quel periodo di transizione in cui avevo smesso di "capire" alcuni musicisti di rock progressivo ed hard rock avevo bisogno di nuovi riferimenti e li avevo trovati nel rock classico.
Aveva mosso diverse perplessità nei confronti della mucca dei Floyd e questo anche mi tornava abbastanza con i recenti cambiamenti di gusto.

Diceva inoltre di avere una grande ammirazione per il grande compositore popolare Gershwin.
E questa era la sua facciata esteriore.

Lessi invece degli articoli più tecnici in cui si rivolgeva non al grande pubblico ma ai suoi colleghi.

Con una certa ironia raccontava come amava la musica di Gershwin e lo trascinava nonostante le sue opere "a malapena si potessero considerare composizioni per la mancanza di legami coerenti fra le parti" e ne spiegava tutti i limiti (ma anche i punti di forza).
Poi rivelava il fatto che non era un granchè sensibile alla musica pop/rock di cui parlava spesso e che il suo obiettivo era semplicemente modificare la sua carriera di compositore allo scopo di raggiungere le grandi masse e fare soldi.
Quindi il suo scopo era diventare la nuova stella del musical unendo quello che "funzionava" nelle canzoni di successo dei Gershwin e nei musicisti rock più popolari. Raccontava poi di come tutti i suoi tentativi di comporre qualcosa di semplice ma fatto bene, o di totalmente stupido purchè venda, siano falliti perchè non riusciva ad immedesimarsi nelle percezioni di una persona normale.
"Io non saprò mai quello che prova una persona normale ascoltando le hit di successo".


Passiamo a Polillo.

La sua storia del jazz mi era piaciuta tanto.
Mi avevano perplesso due cose.
La prima è che parlava del rock come "banalizzazione e commercializzazione della musica nera per il pubblico bianco e giovanile". La seconda  è che aveva stroncato la svolta elettrica di Miles Davis e solo con molta fatica e molto tardi aveva deciso di rivalutare quei dischi.
Ci rimasi strano perchè all'inizio In a silent way e simili erano gli unici che mi piacevano, o erano quelli che mi piacevano di più.

Poi venni a sapere che aveva avuto una fortuna colossale, era stato invitato ad un grande festival in America, a NewPort credo in cui per alcuni giorni suonavano delle band fantastiche. I Tull, the Mothers of invention, i gruppi blues/rock inglesi, e la formazione elettrica di Miles Davis.
Mi procurai la recensione che ora è addirittura on line.

Ci rimasi malissimo, in pratica di fronte a tutto questo ben di Dio il signor Polillo pare si fece "due palle grosse così" e lanciò invettive al vetriolo. Mi colpirono due frasi. La prima è qualcosa come "c'era questo ragazzo italo americano, Frank Zappa, con i baffi ed i capelli lunghi che sembrava aver ascoltato a lungo Stockhausen e Stravinskij senza averci capito un granchè".
La seconda è "Se questo è il famoso rock evoluto e progressivo che dovrebbe educare i giovani stiamo freschi"

Ci rimasi molto male ed avevo di fronte a me due possibilità. La prima è ignorare e far finta che fossero degli imbecilli, la seconda è crede che effettivamente sia Bernstein che Polillo avessero detto quello che provavano e pensavano veramente e che forse il mondo era molto più vario e complicato di come me l'ero immaginato.

Quindi da lì decisi di approfondire ed ascoltare più attentamente i musicisti, soprattutto quelli più ostici che piacevano soprattutto agli "intenditori" di classica e jazz, ma vendevano meno perchè oramai la correlazione inversa fra "essere intenditori di musica seria" ed "essere intenditori di musica rock" mi sembrava evidente.

E non era un semplice fatto di ignoranza reciproca dei rispettivi mondi sonori ed universi artistici.
C'era qualcosa di "strutturale" che creava questo fenomeno.

4 commenti:

  1. Maestro ottimo articolo come sempre ormai, sa dove poter leggere l'articolo di Polillo?

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    1. http://centrostudi.sienajazz.it/libroSJCap24.asp?lang=ita

      lo sto rileggendo ora.
      Era proprio incazzato :)

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    2. "perché il pubblico non mollava la presa: voleva sentire e risentire, e risentire, e risentire lo stesso riff, fino a ubriacarsi, fino a imbufalirsi."

      "sarà perché Sun Ra ha deciso di accalappiare il pubblico dei gonzi"

      "Anderson e solo un pagliaccio che mette malinconia, non tanta però quanta ne mette Roland Kirk, che sembra uno sguaiato clown che non si ricorda quasi mai del buon jazz"

      "Poi sono ricominciati i blues, coi Led Zeppelin, ma io sono fuggito, al pari di tanti altri"

      "Una cosa non avrei mai immaginato: che il Miles Davis «elettrico», che esordiva allora, sarebbe di lì a poco degenerato per divenire un idolo dei giovani, di là e di qua dell'oceano: Avevo sopravvalutato, evidentemente, il pubblico europeo, oltre che Miles."

      Che articolo! In molti punti fa quasi ridere, si percepisce l'estremo fastidio che prova, ed è molto sincero nello scrivere quello che pensa; molte affermazioni però fanno anche molto pensare su come sia cambiato il gusto(come l'ultima su Miles Davis, o quelle su Sun Ra e Roland Kirk), ormai diventati(almeno in alcuni ambienti) i punti di riferimento del jazz quando qui sono trattati come poveri incapaci.

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    3. La cosa davvero buffa è che sia Polillo che Fayenz si fanno sponsor del concetto di ascoltatore totale.

      Anzi credo che Polillo lo abbia inventato. Vado a memoria:"Auspico un ascoltatore totale, libero da qualunque pregiudizio e barriera culturale, capace di afferrare e godere il contenuto di qualunque musica."

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