venerdì 12 aprile 2013

nuovo riassunto teorico



La complessità è solo un parametro, la vera discriminante è la distanza nel tempo fra le idee del musicista.
Quindi più che dilatare i sensi si tratta di dilatare la memoria a breve termine e sgombrare i pensieri, come quando si medita.

Secono le mie "congetture" esistono tre macro-maniere per ascoltare musica. La prima è fermarsi all'istante, la seconda è ascoltare frammenti di pochissimi secondi, la terza è ascoltare l'insieme usando molto la memoria.
Questo rende impossibile fare una scala "lineare" però io l'ho fatto lo stesso.

La prima maniera è tipica dei gusti che vanno dall'1.0 al 1.5.
La seconda è tipica di proghettari, metallari ed altre cose di crossover.
La terza è tipica di chi riesce a capire solo musicisti di formazione accademica.

Ci ho lavorato tantissimo dall'anno scorso, anche grazie ad una decina di persone che si sono sottoposte agli esperimenti e mi hanno dato feedback. La cosa più importante di questo feedback è stato revisionare il modello ed isolare un sottoinsieme di musiche pop/rock che si ascoltano con un orecchio molto simile a quello della musica classica più pesante.


Sempre tenendo conto che è un modello, non matematica. Non siamo tutti uguali.

Come dicevo l'insieme non è ordinabile, si vede meglio su un piano.



Immagine inserita


Sull'ordinata abbiamo un tipo di complessità, sull'ascissa un altro tipo di complessità.

Quella in verticale è data dalla simmetria, l'ordine e il dialogo fra le voci (condotta delle parti).
Quella in orizzontale dall'entropia, il disordine, la mancanza di struttura (o come dicono gli americani - texture - detto anche da alcuni in italiano tessitura).

Questo spiega perchè molti proghettari e metallari (2.0) abbandonano la loro musica vuoi per la musica sperimentale o indipendente (si convertono allo scaruffismo o allo zornismo o al cageismo/romitellismo) oppure vanno verso il rock classico (individuato dallo 2.0+).
A volte si fermano su quella gobba ed oscillano fra avanguardie incredibilmente destrutturate (1.5) e strutturate (2.5/3.0), prima di trovare una "pace".

Perchè sia in un senso o nell'altro c'è più complessità.

La complessità della 1.5 è la stessa complessità del gamelan o delle musiche africane tradizionali. O per esempio della musica cinese.

Anche se io ho congetturato che per i miei obiettivi è più facile trasformare un proghettaro (che ascolta per frammenti di secondi) in un 3.0 che un indie (che ascolta sempre e solo nell'istante).

Per farvi capire cosa sono di preciso i livelli, ho creato una matrice di benchmark mettendo un classico, un vocale, un "musica nera" ed un "musica sperimentale".


3.0 - Brahms, Puccini, Sonny Rollins, Alban Berg
2.5 - Mozart, Donizetti, Louis Armstrong, Ligeti
2.0+ - Beatles, Roberto Murolo , Eric Clapton, The mothers of invention
2.0 - Pink Floyd, Banco del mutuo soccorso, Led Zeppelin, Van der graaf generator
1.5 - Velvet underground, Tim Buckley, John Zorn, Sonic Youth
1.0 - Madonna, Celine Dion, Michael Jackson, Brian Eno

Il vostro livello è definito dalla riga con cui andate meglio in "risonanza".

Secondo quello che abbiamo concordato io e le mie cavie, pardon studenti, una volta che si è raggiunto il terzo livello della percezione, anche quando ci si lascia andare, è molto più facile capire musiche incredibilmente triviali ma ordinate (come la 1.0 con tutte le sfumature di 1.0+ fino a salire).
Ed eliminando quindi gradualmente le righe grassettate dai propri ascolti.






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