domenica 7 aprile 2013

Direzionalità





Parto come spunto da un commento di GalenM che copio in riferimento all'esercizio più pesante che ho ideato, http://ascoltaepentiti.blogspot.it/2012/03/la-bachificazione.html :





"Cmq riflettevo che
quello che dici sui secondi di ascolto attivo
alla fine è solo capacità di concentrazione come nella meditazione,
ovvero gradualmente aumenti il tempo in cui riesci a stare concentrato
su una cosa
sia essa il respiro, la musica, i suoni, le sensazioni corporee, le
cosce di pamela prati quando era al bagaglino, ...

Più o meno ogni sessione di ascolto o meditazione è fatta così:
Nella fase iniziale (che però si accorcia con il procedere delle
sessioni) sempre devi vincere una specie di resistenza interna, come
se ci fosse un attrito.
(Per un principiante in base a quanto tempo ci spende la sessione
potrebbe concludersi sempre in questa fase per un po')
Poi da quel punto lì la situazione migliora, ti devi sforzare sempre
meno e tutto fila sempre più liscio come se il cervello capisse che
non ci sono
seghe e deve fare quello.
Penso che il programma 3 giorni per 12 ore al giorno (moooooolto
tagliato con l'accetta) possa funzionare su tutto, compresa
meditazione, ma comunque non è per tutti,

C'è da considerare che (e qui credito a tony robbins) che esiste una
sorta di gravità, per tutto. Ovvero il mantenimento deve essere cmq
allenante sennò perdi la condizione e questo vale per tutto (palestra,
meditazione,...). Ovvero supponendo che te raggiungi un picco di
livello 10 in una determinata skill, poi dopo l'overshoot ti assesti a
livello 8...per mantenere quell'8 devi comunque per tutta la vita fare
una sorta di allenamento.
Vero è che, molto probabilmente una volta che per il mancato
mantenimento scendi a tipo a 6, da lì per tornare a 4 il decadimento è
talmente lento che magari muori prima che avvenga.
Fatto sta che la legge use it or lose valga perennemente quando
parliamo di umani."


Oltre alla replicabilità vale il principio di direzionalità cioè secondo me è più facile "salire di livello" che scendere. Cioè una persona può imparare ad avere un orecchio di un livello superiore e cambiare in quel senso (e quindi accedere a tutto un universo nuovo di musiche da godere) e molto difficilmente può scendere.

Questo può succedere per due motivi, il primo perchè magari è impossibile dimenticare una certa abilità una volta che si è acquisita, secondo quanto dice GalenM.
Il secondo motivo è perchè magari non si vuole tornare indietro. Quindi a causa di una scelta razionale.

Io ho congetturato che una persona una volta arrivato al 3.0 se proprio si vuole trascurare massimo arriverà al 2.0+ mentre per riacquistare sensibilità verso le musiche 2.0 e 1.5 deve ricorrere a trucchi come distrazione estrema (ascoltare mentre si legge un libro in greco antico), privazione di sonno o alcool.

Per questo ho stabilito come priorità la divulgazione delle musiche ad alto livello. Mentre oggi c'è molta pressione nei mezzi di comunicazione per divulgare la 1.0 e la 1.5. Infatti nei miei primi appunti parlavo di musica definitiva, prima di apprendere dei livelli di percezione da Levi Strauss (il crudo ed il cotto).

   3.0 Musica seria ostica
   2.5 Musica seria accessibile
   *
   2.0+ Musica semileggera con alcuni punti di contatto con la musica seria (estensiva?)
   ***
   2.0 Musica semi-leggera
   **
   1.5 Musica alternativa
   *
   1.0 Musica leggera

Ho anche congetturato che le musiche con l'uno davanti si ascoltano con un focus di circa 3 secondi, la 2 con un focus di circa 6 secondi e le altre ascoltando "l'insieme". Gli asterischi indicano una "barriera" da superare, e il loro numero indica l'energia  che è necessaria per superarla.
Immaginatevi una freccia rivolta verso l'alto ... questo è il cammino più naturale per un ascoltatore che acquista esperienza.

Questo mese ho acquistato in edicola una rivista che mi ha colpito per il titolo. Si chiama Classic Rock Lifestyle ed è la versione italiana di un giornale inglese. Il titolo, l'impostazione e l'età dei redattori sembrano indicare il punto di vista di persone di una certa esperienza.
E' probabile, anzi ne sono certo, che nessuno di loro ha raggiunto il 3.0, altrimenti non farebbero quello per mestiere, ma ho notato leggendo il giornale e facendo mente locale allo spazio che viene dato ai vari tipi di artisti che la linea editoriale è 2.0/2.0+ con in generale gli artisti 1.0 stroncati e quelli 1.5 citati vagamente. La parola prog è sinonimo di qualità e non di spazzatura come nelle altre riviste rock italiane.

L'apertura (Bonamassa), la copertina (Queen) e l'articolo più importante (Eric Clapton + Bluesbreakers) tradiscono inoltre un bias verso il 2.0+.

Quindi può darsi che persino chi non si è mai esposto alle musiche serie, con il tempo e l'esperienza risponde emotivamente maggiormente al subset delle musiche leggere con più relazioni temporali fra i vari punti del pezzo. Quindi ha un orecchio che si è evoluto in una certa direzione.

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