Accigliato, cupo, triste, nervoso, incapace di comunicare... Questa è la visione che noi tutti abbiamo di Ludwig van Beethoven, il musicista più intenso e passionale della storia. Il mio preferito insieme a John Coltrane.
Soprattutto negli ultimi anni, quelli della maturità, in cui a causa della sordità si era completamente chiuso in se stesso, capace solo di martoriare il povero nipote, che per la musica non aveva talento e di scarabocchiare commenti sarcastici sui suoi famosi quaderni di conversazione, con i quali si rapportava con il mondo ormai sordo.
E invece se pensiamo alla sua opera musicale più matura ed avanguardistica (a parte la Grosse fuge) cioè le Variazioni Diabelli, scopriamo un Beethoven nascosto. Capace di divertire e divertirsi.
Il tema (un valzer suggerito da Diabelli) non diventa lo spunto di elaborate evoluzioni armoniche come nelle Goldberg di Bach, ... qui invece è la forma che viene variata. Da una marcia solenne ad uno scherzo... a tratti veramente scappa da ridere e ballare!
Incredibile poi come Ludwig riesca a trasformare ritmicamente il pezzo fino a renderlo uguale ad una delle arie più famose del Don Giovanni di Mozart ‘Notte e giorno faticar'.
Arnold Schoenberg sosteneva che le variazioni Diabelli erano l'opera musicalmente più avventurosa e moderna di Beethoven, come composta ieri.
Brendel e Pollini sono alcuni dei pianisti che si sono cimentati nell'interpretare questo capolavoro, che non posso far altro che consigliarvi di ascoltare.
Ora ho sul piatto l'incisione di Brendel...
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