Recupero un post che avevo scritto la settimana scorsa per i ragazzi di Arlequins, forum sulla musica pop progressiva, a riguardo di Arnold Schoenberg.
[...]
E' ovvio che stiamo parlando di uno di quei musicisti di cui non si
butta nemmeno una nota della sua carriera probabilmente... dal Verklarte
nacht ancora tonale ai vari concerti in cui sperimentava la
dodecafonia.
La dodecafonia non vuol dire solo suonare dissonanze, che è un mezzo
espressivo gia' in uso nella musica classica tradizionale (persino il
cantabilissimo mozart ne usava tante).
Nel sistema dodecafonico per impedire che l'orecchio trovi un centro
di attrazione (la tonalità) si rendono democratiche tutte le note
obbligando il compositore ad utilizzare tutte le altre 11 note prima di
ripeterne un'altra. Ad una scala di 12 suoni cosi' formata si da' il
nome di serie. Da cui la i generi di musica successiva alla dodecafonia
si chiameranno seriale, seriale integrale, post-seriale.
Tutto questo papiello è inutile perchè il disco che sto ascoltando
ora e che vi consiglio all'ascolto non mi sembra dodecafonico ma molto
più semplice.
Si tratta del Pierrot lunaire, poema in stile
espressionista sull'alienazione umana in cui si utilizzano quintali di
dissonanze per comunicare l'inquietudine dell'uomo moderno. Interessante
perchè per la prima volta si abbandona il canto lirico per il canto
parlato (quello normale insomma).
Voce femminile e piccolo gruppo cameristico.
La leggenda vuole che il pubblico uscisse disgustato e che si
fossero proibite le repliche perchè musica inascoltabile, ipertecnica,
incomprensibile.
In realtà le varie minacce di censura e le difficoltà nascevano dal
fatto che gli spettatori non erano inorriditi ma emotivamente devastati
dall'esperienza.
Erano anni che non lo ascoltavo e fra poco spegnerò lo stereo perchè
immancabilmente ascoltare questa musica ti terrorizza e ti fa venire
l'angoscia (paura della solitudine, della morte... robe cosi').
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