domenica 12 febbraio 2012

Pierrò e la luna

Recupero un post che avevo scritto la settimana scorsa per i ragazzi di Arlequins, forum sulla musica pop progressiva, a riguardo di Arnold Schoenberg.

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E' ovvio che stiamo parlando di uno di quei musicisti di cui non si butta nemmeno una nota della sua carriera probabilmente... dal Verklarte nacht ancora tonale ai vari concerti in cui sperimentava la dodecafonia.
La dodecafonia non vuol dire solo suonare dissonanze, che è un mezzo espressivo gia' in uso nella musica classica tradizionale (persino il cantabilissimo mozart ne usava tante).
Nel sistema dodecafonico per impedire che l'orecchio trovi un centro di attrazione (la tonalità) si rendono democratiche tutte le note obbligando il compositore ad utilizzare tutte le altre 11 note prima di ripeterne un'altra. Ad una scala di 12 suoni cosi' formata si da' il nome di serie. Da cui la i generi di musica successiva alla dodecafonia si chiameranno seriale, seriale integrale, post-seriale.
Tutto questo papiello è inutile perchè il disco che sto ascoltando ora e che vi consiglio all'ascolto non mi sembra dodecafonico ma molto più semplice.

Si tratta del Pierrot lunaire, poema in stile espressionista sull'alienazione umana in cui si utilizzano quintali di dissonanze per comunicare l'inquietudine dell'uomo moderno. Interessante perchè per la prima volta si abbandona il canto lirico per il canto parlato (quello normale insomma).
Voce femminile e piccolo gruppo cameristico.
La leggenda vuole che il pubblico uscisse disgustato e che si fossero proibite le repliche perchè musica inascoltabile, ipertecnica, incomprensibile.
In realtà le varie minacce di censura e le difficoltà nascevano dal fatto che gli spettatori non erano inorriditi ma emotivamente devastati dall'esperienza.
Erano anni che non lo ascoltavo e fra poco spegnerò lo stereo perchè immancabilmente ascoltare questa musica ti terrorizza e ti fa venire l'angoscia (paura della solitudine, della morte... robe cosi').

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