lunedì 13 febbraio 2012

Musica seria e musica seriale...

Schoenberg est mort!
Pierre Boulez
  
"All music is good and all music is a challenge. All music has its own message. Music is like just people and places and things. Everything has a message for someone. And I'm in no position to criticize anything."

"So many people are not interested in music but in the person. They only talk about the person. Take Beethoven. He was supposed to be a terrible man an the writers of its time only talked about that. But he created something and what he created was beauty, and it's still alive today"

"There's so much good music that isn't being heard. Schonberg and Berg and Bartok and Webern, they're just beginning to be heard. And so many other things that haven't been heard at all"

Eric Dolphy


Ricordo che non sono un tecnico, per cui l'errore in quello che scrivo è in agguato :D
Partiamo dalle basi: la musica dà emozioni, come una forma di telepatia, tramite il suono.
E' quindi uno scambio fra il musicista e l'ascoltatore. A volte avviene, a volte no. E questo dipende dall'affinità culturale fra ideatore della musica ed ascoltatore. Per cui si può parlare di educazione all'ascolto come il processo con cui si apprende il linguaggio.
Imparando un nuovo linguaggio musicale, si perde una cosa: l'ignoranza. E l'ignoranza permette a persone che sono ignoranti nella stessa maniera di comunicare tramite un linguaggio, un dialetto sgrammaticato. Per cui i soliti discorsi sulle sottoculture, il relativismo, eccetera. E comunque resta valido che il primo passo verso la musica contemporanea è smettere di ascoltare la musica popolare, ma questo lo sapete già.

Come sapete già che chiunque vi propone un gruppo di ragazzini analfabeti (spesso che conosce sul iss) con una chitarra in mano come grande musica del 900, vi sta prendendo per i fondelli, senza saperlo.
Un po' come il gatto e la volpe che vi promette il Paese dei balocchi, o il campo dei miracoli, l'emozione trasmessa con il cuore e due note due, che arriva dritta alla gente. Per capire la musica bisogna farsi un mazzo a tarallo: pratica, pratica, pratica. Disciplina, disciplina, disciplina. Allenamento, allenamento, allenamento. Non ci sono scorciatoie. O meglio una scorciatoia la conosco, vi ritirate per un mese in un paese del Cilento senza distrazioni e vi sparate tutto quello che trovate di JS Bach, Charlie Parker e Anton Webern, dalla mattina alla sera.

Quando tramite le nostre capacità cognitive riusciamo ad interpretare il suono, proviamo l'emozione. Avviene la famosa telepatia, il  celebre coniglio con il numero 8 dipinto sulla schiena, descritto da Stephen King nel suo capolavoro On writing appare nella nostra mente.

Maggiore è la quantità di informazione che riusciamo ad interpretare e maggiore e più dettagliata è il contenuto dell'emozione trasmessa.
Attenzione non maggiore la quantità di informazione, maggiore la quantità che capiamo.
Io personalmente ho più simpatia per chi ascolta i Beatles e apprezza davvero le 3 note 3 a cui riesce a dare un significato (anche perchè in passato sono stato uno di loro e so che significa) che chi fa finta di ascoltare un pezzo di Boulez, senza capirci una mazza.
Ciò non toglie che un appassionato di musica ha il dovere di provarci.

Ora dicevo la quantità di informazione è minore se il musicista ripete... e infatti una musica più è ripetitiva, più è facile da capire.

L'idea che muove la musica moderna è quella di minimizzare quanto più possibile la ripetizione. Quindi creare la maggiore densità di contenuto possibile. A causa della densità del linguaggio un effetto collaterale è stato che molta musica contemporanea è monofonica, cioè esiste la possibilità per un singolo strumento di comunicare tanto. Ricordo per esempio delle incisioni mozzafiato di musica moderna di Severino Gazzelloni, l'uomo dal flauto d'oro, a cui è stata dedicata la sequenza per flauto di Berio e tra l'altro era anche maestro a Darmstadt di Eric Dolphy, il genio del free jazz.

Abbiamo nominato la città di Darmstadt, ricordiamo questo nome, perchè è lì che la musica più figa della storia dell'umanità viene insegnata e studiata in seminari estivi in cui i maggiori compositori europei si scambiano idee sul progresso della musica.

<Cavani ha segnato e sono contento 2-0>

Dicevo, minimizzare la ripetizione, allo scopo di massimizzare il contenuto: il primo passo fu con la dodecafonia, di Schoenberg e del suo allievo Berg. L'idea della dodecafonia  è questa: quante sono le note ? Nel sistema occidentale 12, delle quali di solito un gruppo (5,6,7,8) venivano scelte per creare delle scale.
L'intuizione della scuola di Vienna è "Non si può usare una nota di nuovo fin quando non si sono usate anche le altre 11". Da qui nascono tutta una serie di tecniche e trucchi per combinare queste 12 note in scale che vengono chiamate serie.



<E vai! ha segnato pure Calaiò, recuperiamo tre punti sulla Roma>

Anton Webern, forse il più importante musicista del 900, insieme a Charlie Parker, IMHO, ha esteso l'idea di Schoenberg, a TUTTI i parametri del suono. Cioè si è detto, ok, non ripetiamo la stessa nota, ma se ripetiamo la durata delle note? E' loffio. E quindi facciamo così non possiamo usare la stessa durata due volte, se prima non abbiamo provato tutte le lunghezze del set  che abbiamo scelto. E facilmente il gioco si può fare anche con la dinamica della nota (volume), l'attacco, il timbro! eccetera... Quindi ogni suono è diverso dal precedente in tutte le sue caratteristiche! Una figata pazzesca, se mi permettete il dotto termine musicologico.

La novità venne fortemente sponsorizzata da Pierre Boulez, direttore d'orchestra e astro nascente della musica moderna, che per indicare la superiorità dell'estensione disse la famosa frase "Schoeberg est mort!".

E' chiaro che l'applicazione acritica di queste idee e delle regole matematiche che ne conseguono può creare l'effetto gatto che cammina sul pianoforte e far sembrare il pezzo musicale una ridicola successione di scorregge a caso. Quando il gioco funziona, si crea la musica più straordinaria mai concepita.
Ci sono pezzi di Webern che durano 50 secondi e hanno lo stesso contenuto di una sinfonia di Beethoven.
Boulez che li ha incisi tutti per la Sony, ha raccolto l'opera integrale di Anton Webern in 3 cd!!

Per cui nun facite i fessi e ascoltate la musica europea degli ultimi 50 anni che è robba bbona.


E intanto mentre il Napoli vince, mi sono allecriato con le altre Sequenze di Berio.

2 commenti:

  1. Complimenti per il sito, e non dia ascolto a taluni commenti. Trattasi, secondo il mio modestissimo parere, di invidia, suscitata dalla sua fuori dalla norma capacità di analisi e di ascolto in campo musicale. Grazie per tutta la buona musica che mi ha fatto ascoltare!!

    RispondiElimina
  2. Per il jazz lascia perdere il blog e vai sul serio.
    Leggiti i libri di Arrigo Polillo e Stefano Zenni :)

    Buoni ascolti e a presto!

    RispondiElimina