Non ho grande stima per i secchioni stupidi, anche se apprezzo il loro tentativo di imparare e soprattutto perchè anche ragionando su luoghi comuni, si avvicina prima ad un punto di vista esperto di chi deve reinventarsi la ruota da capo come ho fatto ... e ci ho messo 10 anni circa, dal 1993 da quando comprai lo stereo al luglio del 2002 quando iniziai a "capire la grande musica".
Se mi fossi comportato da secchione stupido forse avrei fatto più fatica ad accettare il jazz nei miei ascolti, ma avrei sicuramente perso meno tempo e soldi. E sicuramente non avrei corso il rischio di smarrirmi per la strada.
A volte i luoghi comuni fanno ottenere risultati migliori :)
Il secchione stupido lo riconosci perchè ragiona in termini astratti di "cultura" o "importanza storica" ed è incapace di dire quello che pensa davvero.
Solo dicendo quello che si pensa davvero avviene lo scambio di idee.
E solo essendo sinceri con se stessi lo si diventa.
Anche se quello che suggerisco di fare al lettore e che io stesso faccio è una operazione radicale di scelta di campo, che prevede anche una vera e propria forma di "lavaggio del cervello" (astinenza rigorosa dalla musica inferiore e studio disperatissimo della musica migliore), nasce da concretissimi e comprensibilissimi criteri di ficaggine e divertimento.
Per questo, io che tra parentesi considero il dialetto una lingua straniera che ho imparato per poter comunicare con i miei coetanei, amo in questo sito parlare in termini napoletani.
Essendo partito, come il buon Frank Zappa, dalle peggio cose... Uan nascion uan stascion... non avevo davvero idea che certi personaggi fossero dei totem culturali e non capivo perchè si distinguesse fra cultura popolare e cultura accademica nè perchè alcuni personaggi (Schoenberg, Zappa, Ellington, Coltrane) pur essendo privi di cultura accademica formale, fossero stati accolti o addirittura acclamati dalla cultura accademica.
Fin quando un giorno tutta la musica che agli ascoltatori più snob non piaceva ha smesso di funzionare e mi so accorto che alcuni di loro avevano ragione.
Quando ascoltai Bitches Brew e il Koln mi annoiai a morte perchè sentivo sempre "le stesse note". Così quando provai ad ascoltare i miei dischi preferiti rock mi sembrava "rumore".
Lo sapevo da quando ero un bambino che i grandi pianisti, i direttori di orchestra, Mingus, Monk consideravano la musica rock "rumore", ma me ne ero sempre sbattuto... cioè funzionava per me, quindi chissenefrega di quello che dice Karajan.
Poi un giorno mi so svegliato e ho detto "Ma che so sti trapani da muratore e sti suoni sbagliati?"
Paradossalmente proprio quel giorno ho iniziato a capire davvero la grande musica... oddio non sono superman, e penso che i gradi studiosi, che scrivono libri, giornali, ne sanno 10 mila volte più di me.
E soprattutto ci sono tantissimi che ancora creano musica stupenda... e questi signori per definizione sono tutti più esperti e competenti di me.
Mi è capitato di parlare con edicolanti che siccome da 20 anni ascoltano i resi di amadeus hanno una competenza sulla musica dell'800 che ti possono consigliare certe chicche ...
E' pieno. Ovviamente solo quando ammetterete di avere torto, vi accorgerete che il mondo è pieno di persone competenti. Ma qui veramente ci vorrebbe uno psicoterapeuta. Vi hanno fatto il lavaggio del cervello da quando siete nati dicendovi che chi ascoltava la musica colta e non capiva la musica popolare era un cretino snob. No, semplicemente aveva un orecchio più fine ed esigente del vostro per la musica e aveva il coraggio di ammettere che il re è nudo. Ovvero che i capolavori del pop avevano una struttura che non poteva comunicare un'emotività troppo diversa da quella delle opere che Mozart componeva a 8 anni e che nessuno considera niente di speciale.
Così come è ovvio che molto pubblico del jazz non ha grande cultura musicale e si entusiasma per robe che non sono niente di che. Alcuni musicisti jazz famosi, soprattutto degli ultimi anni. sono veramente noiosi. Lascio come esercizio per il lettore scoprire quali, perchè se dico chi sono il blog mi si riempie di fan che contestano ;)
Certe volte ho bisogno di ripetuti ascolti, ma non è che devo leggere un libro per capire che la tal sinfonia è piu' stupida di un'altra... è ovvio.
Oppure non è che stai li' a leggere sul libretto come un fesso "Notasi la cadenza di inganno al minuto 4' e 33''" (un vero lapsus ... mi sono accorto ora di aver scritto 4 e 33, come la pernacchia di Cage).
Quando lo senti quel brano, ti accorgi che il compositore sembra che vuole fare una cosa e invece ne fa un'altra e ci rimani stranito... ma quale leggere il libretto?
Metti il cd di bach, cammini per la stanza e non puoi far altro che muovere i piedi... senza sapere il nome del pezzo. Poi prendi il lettore (io a volte ascolto in modalita' shuffle sull'ipod) e scopri che quel pezzo che ti costringe a muovere i piedi si chiama "Giga" o "Gavotta"... e grazie al caxxo... era musica da ballo :)
Oppure inizi a ridere ascoltando un pezzo di Ligeti o le Diabelli, poi prendi il libretto e ci leggi "Musica comica".
Oppure ascolti Beethoven e pensi "Bisogna aiutare gli altri e volersi bene" e inizi a sentire questo amore dentro di te, proprio quando vuoi bene alla mamma.
Leggi sul libretto "La musica dell'inno alla gioia" è l'espressione dell'amore per l'umanità. Non è qualcosa di astratto... è concreto!!!
A love supreme di Coltrane è una preghiera! Non c'è bisogno del titolo o di un libro di 300 pagine che te lo dice! Ti fa provare le stesse emozioni che provi il giorno della cresima e ti fa pensare che Dio esiste. Anzi ricordo bene che quando capii per la prima volta davvero quel disco ebbi la sensazione che più di una divinità esistesse nell'universo. Leggendo la biografia si scopre che Coltrane era panteista. LA GRANDE MUSICA TRASMETTE I PENSIERI CON IL SOLO SUONO. Niente libri, niente titoli, niente parole, niente spiegazioni.
Ci sono momenti in cui ascoltando i migliori concerti di Jarrett mi rendo conto che il musicista sta pensando a cosa mangiare il giorno dopo. E' come un flash, è indescrivibile.
Il pierrot lunaire di Schoenberg non è una suite astratta sul tema dell'alienazione. TRASFORMA L'ASCOLTATORE CAPACE DI CAPIRE LA MUSICA IN UN ALIENATO PER TUTTA LA DURATA DEL PEZZO.
Lo ripeto ancora una volta, la grande musica è ovvio che funziona, perchè quando la capisci davvero la tua mente si svuota e vivi i pensieri di un altro. E quando funziona DICE SEMPRE LE STESSE COSE A TUTTI. Per questo è eterna ed universale.
Luciano Berio la chiamava "la musica esatta".
Così come è ovvio perchè certi musicisti hanno 30 pagine sull'enciclopedia ed altri un rigo e mezzo. Sono quelli che sanno creare in musica le emozioni più strane e creative.
E' talmente ovvio che proprio da quel giorno ho smesso di parlare di musica con tutti e di consigliare dischi alla gente. Mentre prima ero il promoter del rock di qualità, ora che finalmente avevo iniziato a capirci qualcosa mi sono stato zitto.
Ho pensato... beh in fondo lo dicono tutti i libri che ti fanno leggere da quando sei nato che questa è la musica migliore, ci sono degli operai con la quinta elementare che se ne sono accorti subito, basta ascoltarla con attenzione e prima o poi questi signori che sanno leggere perchè hanno una laurea oppure addirittura studiano in conservatorio ci arrivano da soli.
Sono passati 10 anni e non ci sono arrivati... stanno ancora lì ad elemosinare a qualche semianalfabeta un mezzo giro di accordi su una chitarra sgangherata. E mi dispiace per loro, perchè ci sono quintali di capolavori che hanno sotto il naso e non mi aiutano a scoprirli :)
E ho iniziato a capire perchè... o meglio l'avevo capito il giorno in cui, usandolo come fresbee, distrussi la copia di Rock Bottom ...come gesto iconoclasta e come rito di passaggio: le nostre orecchie si possono nutrire o di silenzio o di buona musica. La cattiva musica è tossica. Per questo i bambini ed i contadini asiatici possono godere della migliore musica europea e il laureato medio italiano no. Perchè il bambino ed il contadino cinese non passa l'intera giornata ad ascoltare cattiva musica passatagli dal dj o dall'esperto di turno.
Non passate la giornata ad ascoltare tossicodipendenti che vomitano pentatoniche a caso da chitarre scordate. E' come mangiare dal mcdonald dalla mattina alla sera.
Ascolta e pentiti --- e se hai tempo vergognati!
Best post evah
RispondiEliminaComplimenti davvero per questo post e per il tuo blog in generale. L'ho scoperto casualmente ieri (ci sono arrivato via Facebook tramite la pagina dell'Orchestra Verdi di Milano). Il tuo punto di vista è assai stimolante e mi ha dato parecchi spunti di riflessione personale sulla mia esperienza di ascoltatore, sulla mia percezione della musica in generale, su cosa mi accorgo di cogliere (o di non saper cogliere) quando ascolto. La tua attitudine nei riguardi della musica è una delle migliori che si possano trovare. Ancora non so in quale posizione sono rispetto al tuo test della percezione: credo di essere un 2.5 che tende al 3.0 ma assai più spesso "scivola" nel 2.0 :)
RispondiEliminaLa mia storia ed esperienza di ascoltatore è abbastanza peculiare: la mia passione nasce grazie alla musica per film (passione che continuo a coltivare), dopo la visione di Guerre Stellari. Le musiche di quel film (e successivamente di film come Indiana Jones, Superman, E.T.) hanno accompagnato la mia infanzia e i miei sogni di bambino stregato dal cinema. Quando ho visto che in tutti i casi il nome del compositore era sempre il medesimo (John Williams) ho realizzato che doveva esserci qualcosa di speciale. E infatti ho capito più tardi che già allora avevo cominciato il mio percorso di "studio" ed analisi della musica di questo autore, che tuttora rimane uno dei miei eroi musicali.
RispondiEliminaL'ascolto delle colonne sonore di Williams (e poi quelle di Jerry Goldsmith, Ennio Morricone, Bernard Herrmann, Erich Wolfgang Korngold, Franz Waxman, Alfred Newman, Miklos Rozsa) mi hanno portato a conoscere il meraviglioso mondo della musica sinfonica, dei suoni dell'orchestra, della musica "senza le parole". La musica di questi autori poi contiene in sé rifermenti, richiami e moduli che non di rado troviamo ed ascoltiamo nella musica orchestrale, non solo in quella più ovvia, ma anche in opere contemporanee.
Avendo un fratello pianista ed appassionato di classica, potei capire che tutti questi musicisti si sedevano a loro volta sulle spalle di svariati giganti. E allora mio fratello cominciò a dirmi "Ascolta questo, dovrebbe piacerti" e mi passò la "Sheherazade" di Rimsky-Korsakov (una magnifica edizione RCA diretta da Fritz Reiner con la Chicago Symphony). Rimasi stregato, of course. In quel CD c'era accoppiato anche "La mèr" di Debussy e fu un'altra folgorazione. Poi scoprii "I Pianeti" di Holst e, visto che ero cresciuto a pane e Guerre Stellari, fu amore immediato. Qualche anno dopo feci la scoperta del canale radio della Filodiffusione RAI (santo e benedetto ancora oggi, forse l'unica radio che vale la pena ascoltare) e ricordo che fu un susseguirsi di scoperte: la "Sagra" di Stravinski, la Rapsodia in Blu di Gershwin, la Sinfonia n°9 di Dvòrak, "Cenerentola" di Prokofiev, "Rodeo" di Aaron Copland, le sinfonie di Sibelius, i poemi sinfonici di Tchaikovsky e quelli di Rachmaninov... un sacco di roba, insomma. Mi capitò anche di ascoltare cose di Schoenberg, Berg e Webern e, visto l'allenamento con la musica per film, trovai cose a cui aggrapparmi (anche se con fatica). Nel giro di qualche tempo cominciai a raccogliere una discreta conoscenza del repertorio sinfonico di fine '800 e primo '900 (guardacaso quello più attinente alla musica dei film americani). Poi ci fu l'innamoramento con le sinfonie di Beethoven (il ciclo diretto da Bernstein a Vienna). Avevo 13-14 anni e dunque la musica era per me un affare tremendamente serio.
Approdato alle superiori ebbi un periodo di sbandamento con Ligabue (mi sembrava che "parlasse" anche di me e della mia vita di adolescente con qualche sfiga sentimentale e le birre con gli amici), più che altro perchè avevo bisogno di qualcosa che non mi facesse sentire troppo "alieno" ai miei coetanei (ai quali nascondevo le mie vere passioni musicali, quasi con vergogna). Non ascoltavo gli U2, Vasco Rossi mi è sempre andato di traverso, detestavo la dance anni '90, gli Oasis mi facevano pietà. Non avevo neanche la fregola a scoprire i cantautori italiani, che mi sembravano tutti uguali e tremendamente noiosi (ho poi imparato ad amare De André e ad apprezzare alcune cose di Guccini). In questi anni però ebbi un altro mentore musicale, un compagno di classe che mi fece avvicinare al rock anni '60 e '70, che conoscevo solo di striscio: Stones, Deep Purple, Led Zeppelin, Velvet Underground, ovviamente i Pink Floyd. Ma mi faceva ascoltare anche John Cale, Patti Smith e David Byrne. Un altro dei miei fratelli aveva pacchi di LP di tutti questi personaggi e dunque avevo un'altra autostrada spianata.
RispondiEliminaNegli anni successivi diventai abbastanza onnivoro, sebbene ciò a cui tornavo più spesso erano sempre la musica per film e la classica. In questo ambito ho fatto passi avanti e sono arrivato ad avere una curiosità al limite dell'ingordigia, che porta ad interessarmi a quasi tutti i repertori e i periodi storici (in tal senso internet mi ha dato e mi dà tuttora un grande aiuto per la scoperta di autori e musiche). Da un po' di anni a questa parte cerco di ascoltare tutto quello che posso, sebbene la predilezione rimanga ancora alla musica sinfonica di fine '800 e inizio '900: ho una totale venerazione per i compositori russi e quelli inglesi (Vaughan Williams, Walton, Delius, Butterworth, Bliss, Bax, Bantock, Rawsthorne, Arnold... tutti insomma), ma anche i francesi mi fanno andare fuori di melone (Faurè e Debussy ovviamente, ma anche Poulenc, Milhaud, Ibert, Honegger, ho scoperto da poco Dutilleux). Conosco ancora poco il jazz, mi fermo a cose "facili" come Dave Brubeck, Stan Kenton. Mi spingo ogni tanto a qualcosa di Duke Ellington, ho provato John Coltrane ma devo impegnarmi di più.
E con la contemporanea? Tendenzialmente mal sopporto i minimalisti, ma le cose più recenti di Philip Glass (tipo la Sinfonia n°8 o il concerto per timpani) mi hanno lasciato di stucco. Mi piace moltissimo John Adams, adoro Rautavaara. Ultimamente ho scoperto la musica corale di Eric Whitacre e, seppur assai semplice e quasi conservatrice, la trovo ricca di spunti. Trovo affascinante ciò che fa Osvaldo Golijov e da pochissimo ho scoperto il giovanissimo Mason Bates.
Continuo ad ascoltare musica per film e seguo le sue evoluzioni odierne. Williams è ancora per me il numero 1 (anche la sua musica da concerto mertia molto, imho), gente come Hans Zimmer non fa per me, mi piacciono molto però Marianelli, Desplat, Danny Elfman, James Newton Howard (quando non imita troppo Zimmer). Ma anche in questo caso mi accorgo che vale assai più la pena andare a riscoprire e riascoltare soprattutto le opere più vecchie di compositori come Herrmann, Korngold, Rozsa, Friedhofer (un genio, lo conoscono in pochi), David Raksin (idem come prima), Goldsmith, Lalo Schifrin, John Barry e ovviamente il nostro Morricone.
Ho pressoché abbandonato del tutto il pop (anche se forse non l'ho mai ascoltato se non per sbaglio) e il rock, perché ho capito che non ho tempo e mi interessano meno. Mi concedo ogni tanto qualche parentesi con i Beatles, i Led Zeppelin, i Floyd, Elton John degli anni '70, i Cream e tanti altri classiconi rassicuranti.
Più passa il tempo e più scopro cose che vale la pena scoprire ed ascoltare. Insomma, il mio mantra è la citazione di Rachmaninov che dice "La musica riempie una vita, ma non basta una vita intera per tutta la musica".
'mazza quanto ho scritto, mi son lasciato prendere un po' troppo la mano... sorry!
Complimenti per l'incredibile percorso e per aver iniziato così presto.
EliminaIo ho avuto (e ho tutt'ora) un percorso molto più "proletario" perchè per molta parte della mia vita la musica leggera è stata il baricentro dei miei ascolti.
Mi sorprende che non hai citato Nino Rota e Lalo Schifrin fra gli autori di musica da film.
Per la musica nera, puoi usare due strade.
La prima, che è quella che hai già iniziato, è quella della third stream alla schuller, ovvero i musicisti (in genere bianchi) che cercavano di conciliare il gusto classico con il jazz.
La seconda è quella di immergerti completamente nella cultura nera e quindi studiarti un paio di classici (per esempio Armstrong, Parker, Rollins, Ellington).
Ricordati che questo è un sito amatoriale, per materiale più serio ti consiglio di rivolgerti alle ottime pubblicazioni che si trovano sia in libreria che in edicola.
A presto :)
Grazie Tony :) Forse da quel che ho scritto (e da come l'ho scritto) ho dato l'impressione di aver avuto un'infanzia e una gioventù privilegiata, circondato solo da persone con gusti musicali sopraffini. In realtà in casa eravamo 7 figli, ognuno praticamente con le sue fisse: mia sorella ascoltava Duran Duran, Spandau e Depeche Mode a manetta e qualcosa ho assorbito anch'io. Un altro dei miei fratelli era tutto per U2, Simple Minds, Vasco e Zucchero. Mia madre ascoltava radio maria, ma lì son rimasto sano :) Non esisteva ancora l'iPod e dunque ogni volta che qualcuno di noi ascoltava qualcosa era in diffusione per quasi tutta la casa, con infinita pazienza dei miei. Il mio è stato comunque un percorso atipico, questo è certo :)
RispondiEliminaConcordo con te su Rota e Schifrin, mi sono soltanto sfuggiti nella pletora di nomi.
Grazie mille per le tue dritte sulla musica nera. Rimango un convinto sostenitore della grande utilità dell'approccio "amatoriale", a volte assai più stimolante di quello di solòni della critica togata :)
A presto!
Il problema della critica è che può capitare che il critico sia più fesso di te e farti perdere tempo. Quest'anno sto lavorando a definire un livello intermedio fra il 2.5 e il 2.0 e sto ascoltando molto rock, fusion e minimal ma non troppo
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